(Redazione) - Parole per prendersi cura - "Lettura introspettiva e poesia" di Stefania Calesini
Inizio oggi - un po’ emozionata - con questo articolo la mia collaborazione a Le Parole di Fedro, lieta della fiducia datami dal Grande Capo Redattore e felice di entrare nella variegata famiglia di questo blog.
Parole
per prendersi cura
è il titolo che ho dato agli articoli che scriverò a spot, e che
avranno a che fare con la parola,
quando
la parola è un atto connesso col prendersi
cura,
prendersi cura di sé, di una parte di sé, dell’altro. La radice
etimologica della parola cura (ku, kau. Kav) cura riporta al
significato di osservare, guardare. È un atto di attenzione
consapevolei.
E
la parola, letta, scritta, detta, taciuta, è stata ed è una delle
sfide della mia vita. Sono ora, anche, un’Autriceii,
veste che comunque non può essere distinta da tutto il resto, da
quello che è il mio sentire e pensare quotidiano, da quello che mi
ha portato ad essere autrice e da cosa è accompagnato.
Prima
di essere autrice sono stata, sin da molto piccola, lettrice, e la
lettura (e il modo in cui leggevo/leggo) è un ingrediente
fondamentale di chi sono ora.
Cosa
che, sono sicura, vale per tanti, per chi scrive su questo blog, per
chi lo legge.
Leggere
mi ha insegnato tanto e tanto mi ha fatto conoscere dell’essere
umano, attraverso la Grande
Letteratura con
la L maiuscola, attraverso le fiabe classiche che divoravo,
attraverso il mito conosciuto a scuola, meglio di testi di
psicologia. Ma anche la letteratura meno grande ha da insegnare.
Penso, per esempio, ad Agatha Christie, una lettura direi leggera,
piacevolmente ironica e non impegnativa; ma se guardo bene i suoi
personaggi, essi rappresentano stereotipi di personalità, maschere
archetipiche: l’autoritario, l’ingenuo, il manipolatore, il
pauroso, il timido….
Certo la Christie non è paragonabile a
Manzoni, ma il messaggio arriva.
In
seguito l’essere autrice e lettrice si è felicemente integrato con
la mia formazione in counselingiii.
Descrivo
brevemente cosa sia il counseling, visto che spesso non si sa cosa
sia.
Il
counseling è una professione della cosiddetta “relazione d’aiuto”
- dove la parola conta tanto - che si pone al di fuori dell’ambito
clinico. Ha (dovrebbe avere) un approccio di carattere maieutico che
insieme all’approccio verbale contempla l’uso di tecniche altre
(creative, artistiche, immaginative, teatrali, archetipiche,
meditative, di movimento, corporee, secondo l’orientamento della
Scuola di Formazione). Questo fa sì che le persone possano agire
all’interno di una dimensione, sia di espressione che di ricezione,
intuitiva/corporea, tale che bypassi la possibile censura/resistenza
della parte razionale, o delle convinzioni incollatesi addosso.
Quindi
non solo pensare, ma anche, e molto, sentire. Quel sentire (emozioni)
che spesso è catalogato come sciocchezza, non adatto a sostenere la
concreta e dura realtà in cui noi terrestri viviamo.
Niente
di più falso. Emozioni e lucidità mentale quando lavorano insieme
possono fare
miracoli.
Ci sono situazioni in cui è assolutamente necessario essere lucidi,
agire in maniera razionale, concreta, ma ciò non è in
contraddizione col mio sentire, del quale è necessario che sia
consapevole.
Fra
le tecniche con cui
mi piace lavorare, specialmente in gruppi, c’è appunto la proposta
della Lettura Introspettiva.
Cos’è
la lettura introspettiva? (etimologicamnte la parola deriva da intro
- che significa “dentro” - e dal verbo spécere
- che significa guardare).
Parlo
di lettura introspettiva quando la lettura mi risveglia risonanze con
la mia vita, con i miei pensieri, con le mie esperienze, con il mio
mondo interiore, con i miei conflitti, con le mie emozioni. Quando mi
risveglia, che me accorga o no, anche parti di inconscio.
La
lettura diventa una dichiarata occasione per esplorarsi, per
riflettere, per comprendere sé stessi; può essere uno strumento di
crescita personale e di consapevolezza ed evoluzione, diventare uno
strumento creativo con intento maieutico. Creatività qui ha a che
fare con un atto personale in cui co-struisco,
com-pongo, metto insieme
dentro di me qualcosa che mi appartiene. La sfumatura di significato
delle singole parole e del costrutto sintattico colpisce
l’immaginario di chi legge in maniera creativa e soggettiva.
Spesso
la mia proposta di lettura introspettiva avviene attraverso la
poesia, sia per il suo carattere intimo, suggestivo ed evocativo, sia
per le caratteristiche proprie del linguaggio poetico, un linguaggio
proprio di quella parte del nostro cervello che chiamiamo, per
semplicità e comodità, emisfero
destroiv.
È
un linguaggio che non arriva da processi analitici, logici,
razionali, strutturati, ordinati (tipici dell’attività prevalente
dell’emisfero sinistro), ma da processi di sintesi, analogici,
associativi, intuitivi, di immagine, come avviene anche nel
linguaggio delle fiabe, dei miti, delle narrazioni a carattere
archetipico.
In
questo caso, come scritto sopra, non si parla di valore letterario,
non si ha a che fare con la critica letteraria, con la forma, con
l’uso di figure retoriche, eccetera. Non interessa neanche chi sia
l’autore. Le persone sono invitate a leggere un testo, e quel testo
può risvegliare qualunque associazione o collegamento, del tutto
personale, che riguarda chi legge. Ciò che si coglie, per attinenza
o per contrasto, riguarda il lettore/lettrice, e non c’è bisogno
di essere esperti in letteratura. Ciò che si legge fa da cassa di
risonanza/specchio, in ogni caso, del mondo mentale ed emotivo di chi
legge.
Facciamo
un esempio?
La
poesia che propongo qui è di Emily Dickinson. L’ho inviata ad
alcune persone amiche, chiedendo loro di leggerla in questo modo.
Come si può notare, la lettura ha mosso cose molto diverse. In un
contesto di counseling, quella risposta mi dice qualcosa di quella
persona. Ma anche al di fuori della relazione d’aiuto, quella
persona può accorgersi di quanto è emerso e avviare un suo processo
di riflessione.
(n.
332 – traduzione mia)
There
are two Ripenings — one — of sight —
Whose
forces Spheric wind
Until
the Velvet product
Drop
spicy to the ground —
A
homelier maturing —
A
process in the Bur —
That
teeth of Frosts alone disclose
In
far October Air.
(Ci
sono due Maturazioni - una – che si vede -
Dove
l’energia prende forma e si fa Sfera
Fino
a che il frutto di Velluto
Saporito
cade al suolo -
Una
maturazione più nascosta -
Come
castagna che cresce nel suo Riccio -
Che
solo i denti del Gelo dischiudono
In
una lontana Aria d'Ottobre.)
Queste
le risposte.
Risposta
1
Il
frutto mi simboleggia la femminilità calda e solare. Ma ci sono
maturazioni in tempi diversi, frutti che si nascondono agli occhi
altrui. Solo ormai tardi in un tempo freddo si aprono. Troppo tardi?
Sono stata anche io un frutto tardo. Forse ero un caco morbido e
sfacciato. Ma fu bellissimo.
Risposta
2
Alla
prima lettura vedo la prima maturazione come quella del corpo, e la
seconda dello spirito.
Risposta
3
È
la seconda parte di questa poesia che immediatamente mi risuona
molto, quella che parla della maturazione della castagna dentro al
suo riccio. Il riccio, con le sue spine, resta chiuso a lungo, e si
apre quando è freddo (i denti del gelo). Stare chiusi dentro ad un
riccio è una cosa che ho fatto a lungo: non riuscire a parlare di
cose che per me erano importanti, chiedere, esprimere quella che sono
ma che non sapevo di essere. E avevo un riccio fuori con molte spine,
per evitare che qualcuno lo potesse prendere e aprirlo. Il riccio era
la mia armatura. Ero spinosa senza accorgermene (lo sono anche ora un
po’ spinosa, ma in tutt’altro modo, le spine pungono ma non fanno
male, e non mi servono per difendermi). Nel riccio mi ero chiusa in
difesa, ma stavo male lì dentro. Nello stesso tempo sono “maturata”,
finché non sono stata pronta ad uscire. I denti del gelo che alla
fine fanno dischiudere il riccio, sono le difficoltà, la fatica, le
condizioni dolorose, avverse che ho avuto intorno, e che nello stesso
tempo hanno allenato la mia personale crescita, e che poi hanno
potuto, proprio per la difficoltà di stare in tale situazione,
spingermi ad uscire da quel riccio e a essere quella che avrei dovuto
essere.
Rileggendo
poi la poesia con più respiro, mi rispecchio anche in altro: che
quello che gli altri vedono da fuori, non è corrispondente a quello
che c’è dentro a me; che la maturazione dei primi versi sia come
la prima parte della vita, mi faccio Sfera crescendo, diventando
adulta, finché lo sono, finché cado al suolo e posso diventare seme
per altra vita, prima che inizi la maturazione interna dentro al
riccio spinoso.
Risposta
4
Per
me significa che c'è una maturità subito evidente che traspare in
gesti ed azioni anche banali e quotidiane e una che si manifesta
laddove la vita ci mette a dura prova.
Risposta
5
Quale
maturazione mi corrisponde? non è sempre la stessa nel tempo, a
volte è più evidente altre volte nascosta.
Risposta
6
Mi
fa pensare ad una cosa che dico sempre in riferimento a me stessa,
ossia che a volte evolvo in background, un po' come un aggiornamento
software. In ogni caso questa poesia mi dà energia.
È
ariosa e prospettica, mi fa pensare anche a tutto ciò che è vero e
sacro, mi sembra quasi una poesia che parla di ogni forma di vita e
della vita stessa, ed è come se tutto fosse connesso da un segreto.
Non l'avevo mai letta, bellissima, mi ha messo di buon umore e mi ha
caricato! Mi fa pensare anche a ciò che perdiamo nel tempo e ciò
che invece non perderemo mai, e questo va bene, va bene perdere
qualcosa, anzi è doveroso. Molte cose invece restano e sono
protette. Molte cose forse non giungono nemmeno ad una maturazione
completa, eppure è tutto così perfetto.
Risposta
7
In
me sento come due anime, ognuna con la propria coscienza; due cuori,
ognuno con il proprio passo. Un'anima si espone e vive appieno la sua
età. Ha coraggio e guarda il tempo dritto negli occhi. Ha un passo
spedito questo cuore.
L'altra
anima, schiva e riflessiva, indugia. Come sentisse una musica
diversa, tutta sua, e danza con un altro ritmo nella sala della vita.
Batte forte e adagio questo cuore.
Risposta
8
Ognuna
risponde alla propria essenza alla propria "ghianda". Siamo
noi capaci di passare da una natura all'altra senza perderci?
(Stefania Calesini)
____
NOTE
i
Consultare al riguardo www.etimo.it
e www.etimoitaliano.it
ii
La parola autore deriva dalla
parola latina auctor, dal verbo augére, che significa accrescere,
rafforzare, sviluppare. Autore è colui che accresce, fa crescere,
ha un connotato creativo, “poetico”, è una sorta di “genitore”
della propria creatura e come genitore è un individuo separato, con
già negli occhi il traguardo dell’autonomia della propria
creatura (da Unaparolaalgiorno.it).
iii
Nella fattispecie, sono
formata in counseling ad orientamento transpersonale. Orientamento
che -in breve- considera fra le esigenze dell’essere umano anche
l’esigenza spirituale, l’esigenza della ricerca di un senso al
di là (trans) dell’autorealizzazione personale, ma senza negare
quest’ultima. L’orientamento transpersonale non è una fede, non
è un pensiero
positivo da new age;
non nega né toglie importanza ai problemi e ai conflitti
quotidiani, non nega il ruolo fondamentale della mente
e della ragione.
Si arriva (per chi ne sente l’intima esigenza) al transpersonale
attraversando (trans) e integrando la dimensione personale,
lavorando attraverso di essa. Questo lavoro
comprende l’allenamento alla presenza e all’osservazione di sé,
attraverso la pratica mindfulness (piena attenzione, pienezza della
mente, mente lucida).
iv
A livello generale e
semplificativo, l’emisfero sinistro del cervello è quello
qualificato nella percezione analitica della realtà che ci
circonda, è logico/matematico/deduttivo. È specializzato nei
processi linguistici, comanda in quelli sequenziali e nella
percezione/gestione del susseguirsi lineare del tempo e delle
azioni, come ad esempio la concatenazione logica del pensiero. Tra
le sue capacità l’organizzazione della mano dominante destra ed i
processi relativi alla motilità volontaria.
L’emisfero destro è
specializzato nella percezione globale e complessiva degli stimoli
che riceve, nell’elaborazione visiva, nella percezione musicale,
nella percezione delle immagini, nella loro organizzazione spaziale
e nell’interpretazione emotiva: è il cervello creativo. Tra le
capacità propriamente caratteristiche dell’emisfero destro ci
sono quelle artistiche, la capacità di immaginazione e di
intuizione ed anche le emozioni. È legato alla nostra parte
inconscia.
Nella realtà neurobiologica,
i due emisferi hanno un dialogo continuo e agiscono insieme, con
prevalenza dell’uno o dell’altro secondo i casi, e secondo altre
caratteristiche della singola persona (per esempio pare che nelle
persone mancine ci sia una distribuzione leggermente diversa delle
caratteristiche analitiche e sintetiche).
Per quanto riguarda la
scrittura poetica, è chiaro che l’emisfero sinistro interviene:
dovrò conoscere la grammatica e la sintassi, scegliere le parole
giuste… ma avviene come per un musicista: per tanto tempo dovrà
allenarsi per padroneggiare la tecnica, saper trasformare simboli
scritti sul pentagramma in pensiero e trasferirli alle mani, ma una
volta superato questo allenamento, tutto il sapere tecnico diventerà
uno strumento naturale.

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