Post

"Il corpo della parola" - metamorfosi linguistica e nichilismo terapeutico nell’autoantologia di Gio Ferri "Poesie Scelte" (1964-2014) (Anterem, 2024) - nota critica di Sergio Daniele Donati

Immagine
L’autoantologia Poesie scelte (1964-2014) di Gio Ferri , pubblicata da Anterem nel 2024 come ventisettesimo volume della collana Itinera, non costituisce una mera retrospettiva cronologica, bensì la rappresentazione di un unico organismo linguistico in metamorfosi continua: dalla parola militante come strumento di riscatto sociale alla contrazione nichilista del corpo poetico protesico, passando per la putrefazione solipsistica e la fecondazione cosmica. Tale traiettoria rivela Ferri come uno degli eredi più radicali dell’avanguardia italiana, capace di spingere oltre i limiti formali del Gruppo 63 una ricerca biologica e cosmologica della lingua, in cui metrica, lessico e sonorità non fungono da ornamenti stilistici ma da dispositivi epistemologici di rivolta contro la mercificazione del linguaggio e contro la morte della poesia stessa. La coerenza di questo percorso non è data da una progressione lineare, bensì da una dialettica interna che trasforma ogni fase in nutrimento della s...

(Redazione) - Anfratti - 15 - Accartocciato

Immagine
A cura di Alessandra Brisotto Il sole si sparpaglia sulla superficie del fiume, come il sale nel mare, si mescola ad esso ma non ne modifica il sapore, come fa il sale nel mare, rimbalza dalla superficie frizzante di barche e canoe e mi raggiunge sulla panchina. Accartocciato. È una fresca giornata di marzo, dopo la neve, la pioggia nuvolosa e le nuvole piovose, dopo il grigiore dell’inverno, che è ancora inverno, ma travestito da ometto ridanciano e giocherellone, da stagione buffa che pizzica la pelle con i raggi-stufetta elettrica e le ombre-termosifoni freddi, in bilico tra la gioia spaventosa e la tristezza solenne che si addice alle temperature rigide. Accartocciato. Alla mia destra una coppia estrae da un cartoccio due panini lussuriosi. Lei indossa calze a pois, una minigonna e un giacchino. Tutto è nero. Lei no. È bionda e molto truccata. Il rossetto è rosso bacino bacetto. Mi domando a come riuscirà a ingoiare un tale panino senza sbavarlo o sporcare la minigonna di maionese ...

"Un corpo mitico da abitare" - a proposito di "Gli Atleti" (Interno Libri, 2024) di Vanni Schiavoni - nota critica di Sergio Daniele Donati

Immagine
  ph. di Daniele Ferroni Gli Atleti , Interno Libri 2024 (prefazione di Valerio Grutt) di Vanni Schiavoni, chiude con potenza la Trilogia delle radici (2006-2024): dal territorio salentino di Salentitudine , al sangue familiare di Guscio di noce . Il tema centrale in questa raccolta non è più indagine privata: è immersione corale nel mito che diventa carne, bronzo, spada. Grutt lo definisce «libro bianco, di marmo e di sale», mediterraneo, antico e futuro, scritto con «intimo furore epico e abilità metrica». Ogni verso è, infatti, scolpito, monumentale eppure in movimento perpetuo, come onde che riportano a galla tesori sommersi. La struttura è una quadriga perfetta: Prologo (primavera 1999, tra regnanti spodestati e orizzonti provvisori), quattro ritratti poetici – L’atleta di Lussino (Apoxyómenos di Lisippo), Il fabbricante di Sicione (Lisippo stesso), Il prodigio di Pella (Alessandro Magno), Il campione di Taranto – e Commiato . Non una raccolta, quindi, ma un’unica navigaz...

(Redazione) - "Bub von Knabensdorf - Nullus" - 03 - a cura di Alessandra Brisotto

Immagine
  A cura di Alessandra Brisotto Bub von Knabensdorf  nasce nel secolo scorso, la data esatta risulta incerta, in una cittadina della Turingia da una nobile famiglia tedesca decaduta.  In seguito al suo atteggiamento scontroso, diretto e non raramente offensivo, perde un posto di lavoro dopo l’altro, cade in disgrazia e si ritrova a vivere sulla strada.  Le avventure di  Nullus , appellativo che gli viene attribuito fin dalla nascita, le scrive egli stesso in un  taccuino  alquanto consunto che reca sempre con sé. “Il mio tesoro inestimabile”, lo definisce.  Alcuni capitoli, tradotti dal tedesco all’italiano ne narrano le vicende in ordine sparso, non cronologico.  Il signor von Knabensdorf vive a Francoforte sul Meno, ora qui ora là, a seconda delle stagioni.  Il più delle volte si può incontrare nel quartiere di Sachsenhausen. (la curatrice - Alessandra Brisotto) CAPITOLO III La villa Villa “von Knabensdorf” (1822), Eisenach – Architett...

(Redazione) - Le quattro stagioni di Jonathan Rizzo - PRIMAVERA

Immagine
  Jonathan Rizzo ritratto da Dino Ignani __________ I - E LA PRIMAVERA TRIONFAVA Le persone corrono, le stagioni passeggiano. Azzoppati a guardarsi piedi infagottati negli specchi vitrei occhi d'uomini in frantumi. Fermi per un turno a tirare i dadi in prigione contro il muro. Giocatore raro, non perde mai una mano. La tartaruga più antica del mondo fresca come il segreto del tempo si rigenera in fiore nel farsi seme giallo sul terreno smosso e senza chiedere il permesso al parassita intossicato, pedone dal sole a scacchi, ad ogni batter di ciglia rende il mondo un piccolo vicolo ad imbuto nel giallo che si fa intenso schizzo per i matti. Solo l'iettatori prìncipi sugli scudi di quei giorni scuri privi di princìpi di cui discuti se te ne curi, nei loro occhiali neri rimanevano immuni alla primavera che trionfava col fare dei puri nei suoi sorrisi leggeri, nei suoi profumi sicuri. Non è chiesto al mondo di essere dei duri, indi per cui sorridi sciocco che...

Mio figlio è diverso

Immagine
  Mio figlio è diverso — diverso da sé — e dai suoi occhi cola una certezza liquida  che a me manca. È figlio del cielo e della roccia; io della sabbia e del muschio. Ci guardiamo timidi, a volte, con l'infinita carezza della distanza.

(Redazione) - Attorno a Henri Michaux: note a margine (sui contorni di un'epoca) - di Sergio Daniele Donati

Immagine
Introduzione. Per una fenomenologia dell’oltre: poesia, visione, corpo Nel corso del Novecento europeo, la poesia e le arti visive hanno progressivamente abbandonato la funzione rappresentativa per assumere un ruolo epistemico: non più strumenti per descrivere il mondo, ma dispositivi per attraversarlo, deformarlo, superarlo. Tale mutamento non riguarda soltanto le forme, ma investe la concezione stessa dell’opera, che cessa di essere un oggetto e diventa un’esperienza, un processo, un campo di forze. In questa prospettiva, le poetiche di René Daumal, Tristan Tzara, Paul Klee, Oskar Kokoschka e Henri Michaux (poeta, scrittore, pittore fondamentale per la comprensione della sua eopoca) delineano una costellazione coerente, benché non dichiarata, che lega la parola al gesto, il segno alla percezione, il corpo alla visione. Ciò che accomuna questi autori non è assolutamente un manifesto comune, né un programma estetico unitario, ma una tensione verso l’invisibile, verso ciò che eccede la ...