(Redazione ) - Sei inediti di Alba Toni - con nota critica di Sergio Daniele Donati


I sei inediti di Alba Toni che oggi vi offriamo presentano una scrittura di grande maturità, capace di intrecciare corpo, memoria, temporalità e perdita in una tessitura poetica di notevole densità simbolica. Già dal primo testo il corpo diviene luogo di oscillazione e metamorfosi, mentre elementi anatomici e biologici vengono trasformati in immagini conoscitive e visionarie.
La seconda poesia sviluppa il tema della relazione perduta e del mancato accompagnamento nel tempo della crescita. Il dolore individuale si apre progressivamente a una riflessione più ampia sull’umanità e sulla fragilità dei legami.
In MAYBE emerge una meditazione sul tempo che dissolve i confini tra passato, presente e futuro. 
Le immagini della provincia, dei vecchi osservatori e dei bambini che raccolgono ciliegie costruiscono un paesaggio sospeso fra memoria e visione.
Il quarto testo propone un autoritratto frammentato e drammatico. 
Pietra, arma, ferita e volo convivono in una stessa dinamica simbolica. L’immagine dell’oliva assume valore allegorico e diviene emblema di una identità che muta senza perdere il proprio nucleo profondo.
La quinta poesia costituisce il centro simbolico della serie. 
La donna anziana, mai nominata direttamente, trascende la dimensione anagrafica e si fa figura archetipica della continuità della vita attraverso il tempo.
L’ultima poesia raccoglie l’intero percorso nel segno del congedo e della memoria. 
Gli oggetti ricordati e il canto del bengalino diventano tracce persistenti di una presenza che continua a risuonare oltre l’assenza.

Nel complesso la poesia di Alba Toni si distingue per la capacità di trasformare il vissuto in interrogazione ontologica. 
Corpo, lutto, memoria e tempo vengono affrontati attraverso immagini concrete che aprono costantemente verso una dimensione ulteriore, offrendo al lettore un’esperienza di alta intensità lirica e riflessiva.

Per la Redazione de Le parole di Fedro
Il caporedattore - Sergio Daniele Donati

I TESTI

1
Non ho più pensieri
ho solo oscillazioni
emoglobina ne ho da vendere il rosso non precipita
solo parete e sterno
hanno un tremito leggero che tradisce
e lombi
fino a scendere giù
a ridosso della corteccia.
E questo metallico che sono diventata
forza mi dà forza me ne toglie
dalla bocca appare e ricompare.
Non saprei dargli un nome ma viaggia
senza tempo nelle vene
si deposita forma l'acido lo struttura
lo crea e lo abita
gli appartiene.
A me non appartiene al vento sì.
Lì sta il punto del fortino
sta la radice malata che non trovi più
sta la sua realtà immateriale.

2
SANG ET EAU

Che dolore mi dà il pensiero
che tu non mi abbia visto crescere
hai speso le tue parole per me
nel mese di febbraio
poi quel freddo in mezzo
i corpi fluttuanti e tutto il resto.
In primavera non ho avuto il coraggio di vedere
mi sono voltata
sono sparita.
Non sei più tornato.
Désolé désolé mon amour per la tristezza che ci ha colpito ieri
per l’umanità perduta.
E oggi e domani senza te
cosa faremo
dove andremo?

3
MAYBE

A cosa serve la firma
a cosa serve scrivere la data se è domani
o guardare i pioppi dove la pioggia fa rumore
e nessuno a ripararsi.
Ieri è oggi e oggi è anche i giorni che verranno.
Maybe.
Moriremo anche noi col giovane ragazzo? Con lui sempre giovane
e lo vedi non cambia
vicino a lui vecchi seduti che scrutano
chi c’è e chi non c’è più intorno
il fischio d’improvviso sul futuro
la fenditura sulla notte
una qualsiasi città di provincia
e i bimbi sulla statale a cogliere ciliegie
che cadono dal cielo.
C’è ancora un viaggio sotto i portici
un cinema stretto e tutte le parole
tutti gli avverbi
tutti i segni dentro.

4
La mia vita è un’altra
un sasso un macigno un pistolero
un piccolo foro temporale
alla mandibola
un’arma
puntata alla schiena.
Eppure un volo diventerà
sulle altezze prime e ultime
uno scontro
tutto dirò nei cieli persi
un vuoto di memoria tagliente.
Tu non arrossire sei dimezzata
ma in fondo non sei più tanto piccola
minuscola eri
non perderti ora fatti squarciare
e prega di non finire in un frantoio in fondo al mare.
Oliva che non va in condensazione
non suda
che rotola sfugge che cambia molecola eppure a guardarla si deforma
ma non modifica il suo stato
non cresce negli anni
come ci si aspetterebbe da lei.
Ancora di tempo ce n’è.


5
Lei non viene mai nominata frontalmente
lei è riconoscibile perché regge il mondo
anche dopo la scomparsa
sono io che parlo e lei ascolta
non perché io parli di lei
ma perché parlo di chi ha visto prima di noi
la donna piegata
la vecchia
quella che a guardarla sembra un’alterazione della visione
oculare periferica
quella stessa vecchia deformata
che sembra una sconfitta
invece è giovane è elastica è per sempre oggi
è per sempre ieri
è l’unica prova della forza che la attraversa.

6
E così l’ultima parola di quella notte.
Un addio che sembrava un saluto a mezzogiorno.
Mi ricorderò ti ricorderai
un mazzo di fiori
un bengalino dal becco rosso
il suo canto estremo
che non ci lascia.

NOTIZIE BIOBIBLIOGRAFICHE
Alba Toni nasce a Roma, città dove attualmente vive.
Poetessa dalla solida formazione culturale si dedica alla scrittura con continuità, esplorando una ricerca espressiva che trova spazio su diverse riviste, blog letterari e antologie.
Il suo percorso creativo ha finora ottenuto vari riconoscimenti: nel febbraio 2024 si classifica in seconda posizione alla prima edizione del Premio letterario “Nina Maroccolo” (sezione poesia). Nel luglio del 2025, la sua opera viene valorizzata nella sezione poeti contemporanei del sito culturale Musa diffusa, a cura di Teodoro Musacchio, con la pubblicazione dell’eBook “50 poesie all’Alba”.











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