La Dea che ride
Finzioni di senso,
costellazioni e sinapsi,
un passo lento
verso la sordità;
e poi stasi e stupore
e quel fremito d'ansia
per l’inciampo ripetuto
dell’attesa parola
che si vorrebbe sacra
e si presenta
al campo giochi
della scrittura corsiva
con le ginocchia sbucciate
e un sorriso ancora sdentato.
La pensiamo vestita
di lini bianchi la Dea
ma lei ride
e parla la lingua
di una bimba
con le gote sporche
di terra e cioccolato.
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Testo, inedito 2026,
di Sergio Daniele Donati

Grazie
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