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A proposito di Giorgio Simonotti Manacorda - di Raffaele Floris

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  Raffaele Floris Giorgio Simonotti Manacorda , (1915-1971), è uno dei tanti poeti ingiustamente dimenticati del ‘900 italiano. Figlio del forse più noto Oreste (il Sire di Villabella, luogo tuttavia inapprezzabile come la ventilazione di Sandro Ciotti), ingegnere, Grand’Ufficiale e presidente del Casale Calcio, nonché, per un biennio, dell’Ambrosiana Inter, di Giorgio non si avrebbero molte notizie né su Wikipedia né su Wikipoesia, almeno sino al 2020, anno in cui chi scrive propose questo articolo all’ International Web Post (che sentitamente ringraziamo per la gentile concessione), ora rieditato per Le Parole di Fedro . Giorgio Simonotti Manacorda Ci soccorse e continua a soccorrerci, per nostra fortuna, la meritoria tesi di laurea di Chiara Olivero, (Casale M.to, 1980) che ringraziamo. Giorgio Simonotti Manacorda nacque a Milano nel 1915, trascorse un’infanzia dorata nella splendida villa di famiglia, viaggiando anche all’estero in compagnia del padre. La madre Vittoria fu una ...

Arco

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  Avevo fatto voto al bisbiglio,   al sussurro che incurva   il legno scuro del suono   sulla corda tesa del senso.   Ma ho smarrito   la punta d’ambra della freccia; un fossile di memoria   non può che restare al buio,   nella faretra del falso oblio. ______ Testo - inedito 2025 - di Sergio Daniele Donati

"L'immanenza del gesto poetico" - a proposito de "La gioia elementare" (Luigi Pellegrini Editore, 2025) di Ivan Fedeli - nota di lettura di Sergio Daniele Donati

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La raccolta La gioia elementare di Ivan Fedeli (Luigi Pellegrini Editore, 2025) si configura, ad avviso di chi qui vi scrive, come un’opera di lirica-pensante , dove appunto il poeta, in un quotidiano che si situa tra il simbolico ed il reale, riesce  a descrivere un proprio spazio interiore quasi-ontologico.  In evidente, anche se sotteso, costante dialogo con autori anche storicizzati della poesia italiana ed europea del Novecento, Fedeli costruisce qui una poetica dell’essenziale, fondata sulla minuziosità del gesto e su una certa salita verticale del linguaggio adottato e degli artifici retorico-ritmici eletti.  È parso a chi vi scrive di sentire, leggendo le raccolta, riecheggiare voci del Novecento storicizzato, in un confronto morbido e dialettico con autori come Caproni, Sereni, Loi,  Rilke e, sicuramente, molti altri. Ogni componimento della raccolta è, infatti,  un’entità autonoma di senso, formalmente e interiormente compatta, in un richiamo costa...

Passeggiando alla Chiesa Rossa

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A Camillo Sbarbaro Potrei sedermi su quella panchina a sentire il tepore di voci bambine e di giochi adolescenti, sull'erba. Potrei dirmi che per riempire il vaso bisogna lasciare che si colmi, e tracimino memorie torbide, e di ghiaccio, dal fondo. Potrei riempirmi i midolli del tocco gentile degli insetti su una mela marcia, a terra. Ma ci sono sempre voci di cristallo che, dal basso, trasformano ogni mia esperienza in impellenza di narrazione. Non resisto più e torno alla penna, mentre ne bestemmio l'esistenza. ______ Testo — inedito 2025 — e foto di Sergio Daniele Donati 

(Redazione) - Visioni contemporanee - 01 - A proposito di Valerio Scarapazzi

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  di Emanuela Maggini (Melita Ruiz) VALERIO SCARAPAZZI : pittore e disegnatore. Nasce a Roma nel 1978; compie i suoi studi presso il Primo Liceo Artistico di Roma in via di Ripetta, dove si diploma brillantemente seguendo soprattutto gli insegnamenti dei docenti Renzogallo e Bruno Conte. Viene scelto per illustrare album musicali di produzione privata spaziando dal bianco e nero al colore e unendo il tratto grafico ad un tocco sensibilmente interpretativo. Espone dal 2002 passando per via Margutta; vince numerosi premi, tra cui Premio Italia per Le Arti Visive (Firenze), Mostra Mercato a Budapest, partecipazioni al Premio Terna a Roma, ed altri numerosi eventi in cui dipinge dal vivo. Utilizza varie tecniche come acquerello, collage, acrilico, pastelli, matite, inchiostri, olio, e diversi supporti tra cui carta, multistrati cartacei, tela. Dalla fine del 2024 si dedica anche alla pittura enoica. Vive e lavora a Roma. Via d’uscita o d’entrata Quanto c’è di surrealista, romantico...

A proposito di "Il mondo come un clamoroso errore" (Pietre Vive Editore, 2017-2024) di Paolo Polvani - nota di lettura di Carlo Di Legge

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  Quando il piccolo volume di poesia di Paolo Polvani compare alla vista, lo fa senza dare nell’occhio; poi invece sùbito s’impone con una sua eleganza, emerge quasi come un retrogusto, con pregi dati anche dalla semplicità. Però già il titolo dichiara tutt’altre intenzioni, si potrebbe tentare di parafrasarlo con un altro titolo comunque noto, Il mondo alla rovescia . Ma sarebbe troppo breve, forse non un titolo abbastanza espressivo, esplicito, alla Polvani: l’errore, che il mondo è, dev’essere clamoroso . Infatti c lamoroso errore è espressione d’uso comune, ma con accentuazione più che lieve, che tien fede al linguaggio e al senso che l’autore ha confermato per tutte le sue pagine folte, generose di versi (5-40). Egli dichiara quindi, immediatamente, le proprie intenzioni: afferma come valori l’amicizia disinteressata, l’amore, la vita; compatisce il dolore dell’umanità e fa guerra al senso comune, quello cattivo perché la sua azione poetica, pur calcando a volte su certe par...

(Redazione) - Estratto da "Prima dell’estate e del tuono" di Luca Pizzolitto (peQuod, 2025 – con prefazione di Gianfranco Lauretano) - con nota di lettura di Sergio Daniele Donati

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Leggendo la magnifica ultima raccolta di  Luca Pizzolitto dal titolo " Prima dell’estate e del tuono " (peQuod, 2025 – si segnala a rafforzarne la bellezza la stupenda prefazione di Gianfranco Lauretano), si ha la netta impressione che essa rappresenti un punto di non ritorno nella poesia del poeta, in cui sacro, silenzio e mistero della parola divengono gli assi centrali di un particolare movimento a spirale (verso il centro) che si può percepire leggendo l'intera opera.  Il titolo stesso evoca un senso di profonda  sospensione,  di attesa di una qualche rivelazione, descritta a tratti coi suoi effetti esplosivi, e altrove con una delicatezza che commuove. Quella di Pizzolitto  è qui una poesia da un lato sobria e poco enfatica, che non cade mai nei tranelli di una lirica meramente autocelebrativa, e dall'altro fatta anche di ritmi apparentemente sincopati , in cui pause e ripetizioni, accentuate da una netta carenza di interpunzione, hanno un ruolo centrale...