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Due poeti allo specchio (Ilaria Palomba e Sergio Daniele Donati) - "Dialogo dell'Abbandono"

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  L’ABBANDONO L’abbandono, messa bianca, una stella nella forza minima dei giardini al mattino, il canto di due colombi nel crocicchio antistante il primo bar. Di noi cosa diranno? Di te, resta l’incanto, le labbra stanche di un mucchio di fotografie lasciate cadere ai bordi di una stanza senza occhi. (Ilaria Palomba) Ogni atto di scrittura crea parole orfane; lemmi non eletti al rango di diamante del foglio bianco. Pelli di biscia, come sempre, concimano il muschio e il passo cauto dello sciamano scivola nel silenzio. (Sergio Daniele Donati) Sembrava un luogo comune, che i morti avessero nove vite ulteriori erano, tutti quanti, sulle scale corrusche della discesa infera venivano a sedurci gli altipiani dove gli spiriti migrano e sanno di non poterci più stringere in carne, eravamo sbiaditi con le ombre. (Ilaria Palomba) Comune ad ogni luogo è la scansione goccia a goccia dei tempi dell’evanescenza. Conosco i tuoi timbri e i tuoi cembali e ne resto incantato. (Sergio Daniele Dona...

(Redazione) - Voci dall'Umanesimo-Rinascimento - 10 - De Sanctis, Poliziano e la Fabula di Orfeo (prima parte)

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  Di Gianni Antonio Palumbo La Storia della letteratura italiana di Francesco De Sanctis (1870) rappresenta senz’altro un punto di riferimento imprescindibile per gli studi di critica applicati alle nostre lettere. Essa rappresenta, come scrisse Croce, “ un geniale e possente schizzo di storia politica, intellettuale e morale del popolo italiano ”, ma anche – secondo le puntualizzazioni di Sapegno “ prima di tutto storia delle vicende letterarie, e dei rimanenti aspetti solo attraverso la prospettiva della letteratura, perché dovunque riassorbe in un sentimento concreto e individualizzante dei valori poetici l’indagine genetica del complesso e multiforme contenuto che in quei valori si configura come in nuovi organismi, e mentre li determina, ne è a sua volta determinato nel suo progredire ”. Eppure uno dei punti di debolezza di questo “ possente schizzo ” risiede proprio nella valutazione e valorizzazione del nostro Rinascimento – Risorgimento, come lo denominava allora il critic...

I Nefilim (giganti) nel Midrash - Metafore Poetiche della Caduta e un confronto con l’Hybris Greca (di Sergio Daniele Donati)

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  Al cuore dell’enigma biblico che circonda i Nefilim ( נְפִילִים - giganti ) di cui a Genesi 6:4, si staglia anche una dimensione poetica che non è mera ornamentazione stilistica, bensì il veicolo stesso attraverso cui la tradizione ebraica trasforma un frammento mitico in un monito etico universale. Il medium poetico, come cercheremo di dimostrare, poi, assume un questo un ruolo centrale. Il verso biblico in questione, nella sua concisione lapidaria, si presenta come un relitto di epica primordiale, eppure la Torah lo inserisce in un contesto che ne sovverte il potenziale politeistico, orientandolo verso una riflessione sulla caduta morale dell’umanità. È qui che l’ermeneutica dei  midrashim (da midrash, מִדְרָשׁ )¹ interviene, non tanto come commento pedante, ma come prosecuzione creativa di quel linguaggio poetico, espandendo le metafore della “caduta” in un tessuto narrativo e simbolico che riecheggia, pur distinguendosi nettamente, dalle forme dell’hybris (ὕβρις)² greca...

"Nel Nome del Padre" - un racconto di Giada Giordano

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  Di mio padre persi traccia nell'estate 1915. La guerra proliferava in Europa e il germe della morte continuava a mietere le sue vittime in un clima di oscurantismo e aberrazione. Mentre l’Italia aveva da poco firmato la sua condanna ultima, definitiva, negli occhi di mia madre leggevo tutta la rabbia e l’angoscia che segretamente affratellavano un intero popolo. Avevo undici anni. Ricordo l'espressione di mio nonno seduto a capotavola con lo sguardo stravolto e mia nonna piangere sommessamente dall'altra parte del tavolo, ripiegata su quel suo scialle di seta scadente acquistata per due soldi ai soliti mercati rionali, che puntualmente puntavano al ribasso vista la crisi. Stavamo mangiando un piatto di legumi e lo accompagnavamo con un mozzicone di pane nero. Ricordo mia madre entrare in cucina con una lettera, tremare come un pulcino bagnato ed ingoiare le lacrime: lacrime di rabbia e di disperazione, a pensarci con il senno di poi. Mi guardò a lungo fisso, come si fissa...