Vertebre spezzate

Cercava di torcerla,
di piegarla
a un filo di rame,
di spezzarla
quasi non fosse molecola
e non conoscesse l'infinità
di un'infinitesima piccolezza.
Fu chiaro a tutti
sin dall'inizio
chi alla fine chinò il capo;
si spezzò la vertebra il poeta
mentre rideva in silenzio
quell'afona parola.
di piegarla
a un filo di rame,
di spezzarla
quasi non fosse molecola
e non conoscesse l'infinità
di un'infinitesima piccolezza.
Fu chiaro a tutti
sin dall'inizio
chi alla fine chinò il capo;
si spezzò la vertebra il poeta
mentre rideva in silenzio
quell'afona parola.
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Testo - inedito 2026 -
di Sergio Daniele Donati
Non si lasciò spezzare, preferì chinare il capo
RispondiEliminaVersi da sentire, più che da comprendere. Poichè il mistero che occhieggia dai versi sembra sottendere la disfatta del poeta di fronte alla irraggiungibilità della parola afona che sorridendo si cela. Ammiro la visione multidimensionale, cosmica, dell'eterno incontro tra infinito e finito, ombra e luce di senso, che resta inafferrabile. Annamaria Ferramosca
RispondiEliminaSotteso ai versi è il filo sapienziale dell’Essere: l’urgenza di riconoscere la proprietà ontologica della parola, l’adesione iniziatica al “pensiero del cuore” che consente la visione, la frequenza alta dell’immaginazione creativa per la quale il contenuto è sostenuto dalla forma vigilata da Armonia, testimoniano la strada di una poesia sopraelevata rispetto al canone in uso.
RispondiEliminaAdriana Gloria Marigo