"Poesia come vita, morte, metamorfosi" - a proposito di "Un astro piccolo piccolo" di Cinzia Coppola (Delta ed., 2025) - nota critica di Sergio Daniele Donati
Con Un astro piccolo piccolo (Delta ed., 2025), Cinzia Coppola ci consegna una poetica fondata su un’idea dinamica, un territorio in cui vita e morte non si oppongono ma si compenetrano, generando un campo di tensione che, a ben vedere, attraversa l’intera raccolta.
La
vita, non solo poetica, è presentata nella raccolta, difatti, come
un processo di trasformazione continua, un movimento che non procede
per linearità ma per scarti, deviazioni, ritorni inattesi.
L’identità non è mai per al poeta, dunque, un blocco compatto: si
espande, si restringe, si dissolve e si ricompone, come se la
soggettività fosse costantemente esposta a un flusso che la supera e
la ridisegna.
La
morte, in questo quadro, non può essere solo un evento conclusivo,
ma diviene una condizione che accompagna l’esistenza fin dal suo
inizio, un’ombra che non paralizza ma rende più acuto il gesto del
vivere.
La
metamorfosi diventa così il dispositivo centrale della raccolta: il
soggetto si identifica con elementi naturali, si fa erba, radice,
vento, assumendo forme che non sono semplici analogie ma veri
passaggi ontologici. È una poesia che non descrive la
trasformazione: la compie, e nel compierla rivela la fragilità e la
potenza dell’essere umano.
La
natura, nella scrittura di Coppola, non è mai un semplice sfondo o
un repertorio di immagini suggestive. È un organismo dotato di
intenzione, un sistema di segni che interpreta il mondo e lo
restituisce in forma simbolica. Gli elementi naturali agiscono,
osservano, intervengono: il vento diventa un codice che racconta, la
sorte un giocatore che manipola i desideri, il cielo un interlocutore
che tocca e modifica.
Questa
animazione del paesaggio non ha nulla di ingenuo: è un modo per
attribuire al mondo una dimensione ermeneutica, in cui ogni fenomeno
diventa un’occasione di conoscenza. La poetessa dialoga così con
una tradizione che vede nella natura un archivio di significati, un
luogo in cui il minimo — un fiore, un’ape, una foglia — può
aprire varchi verso l’invisibile.
È
una prospettiva che richiama la capacità di Vittorio Bodini, citato nella raccolta, di far
emergere il simbolico dal quotidiano, ma con una tonalità più
intima, più raccolta, più orientata alla metamorfosi interiore.
Il
tempo, nella raccolta, non scorre in modo uniforme. È un organismo
irregolare, fatto di addensamenti, sospensioni, accelerazioni
improvvise. La poetessa ne indaga la natura ingannevole e insieme
rivelatrice, mostrando come ogni esperienza sia attraversata da un
senso di precarietà che non paralizza, ma invita alla cura.
La
quotidianità assume un valore rituale: i gesti minimi, ripetuti,
come piegare, sistemare, stendere, diventano strumenti di resistenza
contro la dispersione.
Attraverso
questi atti, la soggettività tenta di dare forma al caos, di
trattenere ciò che altrimenti sfuggirebbe.
La ritualità domestica
non è mai chiusura, ma apertura: è un modo per radicare il
presente, per renderlo abitabile, per trasformarlo in un luogo di
fondazione identitaria.
Il tempo, così, non è solo ciò che passa:
è ciò che si costruisce, ciò che si custodisce, ciò che si
rigenera.
La
raccolta è sostenuta da un uso complesso e consapevole delle figure
retoriche, che non svolgono una funzione ornamentale ma conoscitiva.
Le
metafore sono generative: non descrivono un passaggio, lo compiono,
trasformando il soggetto in altro da sé.
Le
sinestesie di Cinzia Coppola amplificano la percezione, rendendo la
realtà più densa, più tattile, più abitabile.
Le
anafore e le iterazioni costruiscono un ritmo che accompagna il
lettore dentro l’immagine, come in una liturgia laica che scandisce
il tempo del pensiero.
Gli
ossimori rendono visibile la tensione interna dell’esperienza, la
coesistenza di immobilità e movimento, desiderio e perdita.
A
ciò si aggiunge un repertorio simbolico che attinge a un immaginario
arcaico: alberi, radici, foglie, lune, temporali. Questi elementi non
sono semplici decorazioni, ma strutture profonde che organizzano il
senso e lo orientano. La poesia di Coppola non usa le figure
retoriche: le abita.
Il
dialogo più evidente, pur nella distanza di epoca e sensibilità e
scelte stilistiche, è a nostro avviso con Rainer Maria Rilke. Come nelle Elegie
duinesi, anche in Coppola la vita viene percepita come un movimento
che si apre verso l’invisibile, e la natura diventa un tramite per
accedere a una dimensione ulteriore.
Entrambi
gli autori condividono una fiducia nella metamorfosi come forma di
conoscenza: l’essere umano non si comprende restando identico a sé
stesso, ma attraversando forme, immagini, stati dell’essere.
Tuttavia,
mentre Rilke tende a un sublime verticale, a un’ascesa verso
l’oltre, Cinzia Coppola mantiene una fedeltà alla materia, alla
terra, al quotidiano.
La
sua trascendenza è orizzontale, diffusa, incarnata.
È
una spiritualità che nasce dal gesto minimo, non dall’epifania
grandiosa. In questo senso, la poetessa si colloca in una linea
contemporanea che riconosce nella fragilità un luogo di rivelazione
e nella cura un atto conoscitivo.
Il
tema dell’amore, poi, è trattato con una maturità che evita ogni
idealizzazione.
L’amore
è mancanza, promessa, resistenza, corpo che si appoggia e si ritrae,
spazio che si apre e si richiude.
Non
è un luogo di fusione, ma di tensione, di distanza, di tentativi. La
poetessa non cerca di definire l’amore: lo osserva nei suoi
movimenti, nelle sue incrinature, nei suoi ritorni.
La
memoria familiare, soprattutto nella figura del padre, introduce una
tonalità elegiaca che non scivola mai nel sentimentalismo. La voce
paterna diventa un punto di orientamento, una presenza che resiste al
tempo e alla perdita, un luogo di fondazione identitaria che continua
a operare anche nell’assenza. La memoria non è un deposito di
immagini: è un organismo vivo, che si rigenera, che ritorna, che
guida.
Un
astro piccolo piccolo, per
concludere, si configura come un’opera che interroga la
fragilità senza cedere alla disperazione, che cerca la luce senza
negare l’ombra. La poesia di Cinzia Coppola è una pratica di
attenzione radicale: un modo di abitare il mondo attraverso lo
sguardo, la cura, la metamorfosi. Ogni immagine è un gesto di
resistenza, ogni verso un tentativo di attraversare il reale senza
semplificarlo.
La
raccolta apre così a futuri sviluppi che potranno approfondire
ulteriormente il rapporto tra corpo e cosmo, tra memoria e presente,
tra il minimo e l’immenso, delineando un campo di ricerca poetica
che appare ancora in piena espansione. È una poesia che non chiude,
ma apre; non conclude, ma rilancia; non definisce, ma invita a
continuare il cammino.
In
un panorama poetico spesso frammentato, l’opera di Coppola si
distingue per coerenza, profondità e capacità di tenere insieme
visione e concretezza, spiritualità e materia, intimità e
universalità.
È
un libro che estituisce al lettore la possibilità di riconoscere
nella propria fragilità non un limite, ma un varco.
Per la Redazione de Le parole di Fedro
il caporedattore - Sergio Daniele Donati
il caporedattore - Sergio Daniele Donati
ESTRATTO DALLA RACCOLTA
Concentrati sull’istante, sistema le ore.
Stendi. Piega ogni ricordo.
Spolvera le notti bianche,
tocca la stoffa stropicciata.
Sistema i vasi rotti.
Pianta il basilico.
Sperimenta gli orgasmi, incolla la lingua, non esitare.
Accorgiti
di ogni lamento
e
dei sorrisi forzati,
smarrisci
i ritorni,
soffia
sulla terra brulla di chi ti ha tradito.
Poi
siedi e
raccontati
una storia.
***
Come
possiamo noi parlare?
Mentre
la corrente fa sbattere le porte
resta
solo la necessità di poter dire
una
parola che ci sopravviva.
I giorni perduti lo sono per sempre
e con loro l’odore di terra umida
che si diffondeva in certi pomeriggi
quando a salvarci dal tormento delle ore
ci pensava il tocco bagnato delle nuvole.
***
e con loro l’odore di terra umida
che si diffondeva in certi pomeriggi
quando a salvarci dal tormento delle ore
ci pensava il tocco bagnato delle nuvole.
***
Dobbiamo giocare d’anticipo
rigirare con la lingua i versi
velocemente ingoiare fino al punto
poi tornare indietro lentamente
come passeggiando lungo un panorama.
Il mondo è un riassunto
di elementi discontinui,
dispersi.
NOTA
BIOBIBLIOGRAFICA
Cinzia
Coppola, nata nel 1968 ad Avellino, dove vive. Insegna Lettere.
Pubblica versi dal 1997. Nel 2018 il suo racconto intitolato Avellino
City
entra a far parte della raccolta di autori vari Punti
Cardinali
Chance Edizioni. Nel 2023 ha pubblicato Rêveries
prima raccolta poetica, con Delta3 Edizioni.
Un
astro piccolo piccolo (maggio
2025) esce nella collana Letture
Meridiane
di Eleonora Rimolo, Delta3 Edizioni. Ha
poi pubblicato la
plaquette Partea
și întregul
(La parte e il tutto) Editura Cosmopoli nel
mese di
agosto 2025.
Commenti
Posta un commento