"Che cos’è la poesia?" - nota critica di Mariagrazia Zogno



Che cos’è la poesia?
A questa domanda, che anch'io modestamente mi pongo, poeti, letterati e artisti in genere, da sempre, hanno tentato una risposta su chi sia la Musa o quanto meno di provare a dire cosa non sia. Il significato primitivo del termine " poesia"  in greco antico corrisponde a "creazione"  e questo si potrebbe già considerare  un indizio di quale sia lo straordinario mistero della sua origine.
Premesso che,  a questo quesito, si sono trovate solamente delle approssimazioni  ad una risposta, possiamo tuttavia affermare  che,  ogni volta che si entra in questa ricerca,  si ha comunque  l'impressione di un avvicinamento, un lampo di conoscenza  ci attraversa, anche se  poi si  torna di nuovo soli come dopo un fugace incontro tra due amanti.
Chi scrive poesia sa che lo fa sempre in suo nome  e nel tentativo di arrivare a pronunciare quel nome, di poter vedere scaturire dai  propri versi quella luce di cui parla il sommo Ungaretti.
Qui di seguito, condivido una parte della mia personale ricerca riportando le parole di due autori, nei quali mi sono imbattuta di recente : Roman Jacobson, uno dei maggiori linguisti del secolo scorso, che ha rivoluzionato l’analisi poetica, amico intimo di Vladimir Majakovskij con cui ha condiviso l’esperienza dell’avanguardia futurista russa e alcune considerazioni  di Laura Riding Jackson, scrittrice, poetessa e saggista statunitense , esponente della corrente Modernista, che ha tentato con la sua scrittura un superamento del compromesso comunicativo a favore di una verità letterale il più possibile pura. L’accostamento trova ragione nel fatto che entrambi si sono occupati di linguistica, una scienza dell’uomo, dalla quale sono partita per indagare le relazioni che la poesia intrattiene con il mondo altro da sé, che contamina e dal quale viene a sua volta contaminata, riuscendo a mantenere l’autenticità e l’inviolabilità della propria essenza.

Appunti da "Poetica e poesia"
una raccolta di scritti del linguista russo ROMAN JACOBSON (1896 - 1982 ) 
Che cos’è la poesia?

L’autore nell’incipit del suo scritto esordisce proprio con questa domanda: “Che cos’è la poesia?” …Scrive Jacobson …” Per definire questo concetto, dovremmo contrapporvi ciò che non è poesia. Ma dire che cosa non è poesia, oggi, non è tanto semplice… (p.42). Il confine che divide l’opera poetica da ciò che non è tale risulta più labile dei territori amministrativi cinesi. Per Novalis e Mallarmè la massima composizione poetica era l’alfabeto. I poeti russi ammiravano la poeticità di una lista di vini (Viazemskij), di un elenco dei vestiti dello zar (Gogol’), dell’orario dei treni (Pasternak), persino del conto di una lavanderia ( Krucenych). Quanti poeti dichiarano oggi che un reportage è un’opera più artistica di una novella! Un artista recita in ugual misura sia quando dichiara che questa volta non si tratta di “Dichtung “, ma di nuda “Wahrheit”, sia quando asserisce che una data opera è pura invenzione e che in generale la poesia è menzogna e che il poeta che non cominci a mentire senza scrupoli dalla prima parola non vale niente. Si trovano storici della letteratura che ne sanno sul poeta più del poeta stesso, più dello studioso di estetica che analizza la struttura della sua opera, e più dello psicologo che investiga la struttura della sua vita psichica. Questi storici della letteratura, con l’infallibilità di un dogmatico, ci dicono che cosa nell’opera del poeta è “semplice documento umano” e che cosa invece “testimonianza artistica”, dove stanno la “sincerità” e un “atteggiamento naturale verso la vita” e dove la “simulazione” e un “atteggiamento letterario e artificioso”, che cosa “viene dal cuore” e che cosa è “affettato”… (pagg.43,44,45). “Il contenuto del concetto di poesia è mutevole e condizionato dal tempo, ma la funzione poetica, la poeticità, è un elemento sui generis che non si può meccanicamente ridurre ad altri elementi... In generale la poeticità è solo una componente di una struttura complessa, una componente che però trasforma gli altri elementi e determina con essi il carattere dell'insieme...Quando in un'opera letteraria la poeticità, la funzione poetica acquistano un'importanza decisiva allora parliamo di poesia. Ma in che cosa si manifesta la poeticità? Nel fatto che la parola è sentita come parola e non come semplice sostituto dell'oggetto nominato, né come scoppio di emozione. E ancora nel fatto che le parole e la loro sintassi, il loro significato, la loro forma interna ed esterna non sono un indifferente rimando alla realtà, ma acquistano peso e valori propri. Perché questo è necessario? Perché è necessario sottolineare che il segno non si fonde con l'oggetto? Perché accanto alla coscienza immediata dell'identità tra segno e oggetto è necessaria la coscienza immediata della non identità; questa antinomia è indispensabile, poiché senza paradosso non c'è dinamica di concetti, né dinamica di segni, il rapporto tra concetto e segno si automatizza, si arresta il corso degli avvenimenti, la coscienza della realtà si atrofizza… Le elezioni dell'anno, le crisi, i fallimenti, i processi per scandali sono sempre considerati come qualcosa di più notevole e caratteristico. Perché? La risposta è semplice. Come la funzione poetica organizza e governa l'opera poetica, senza necessariamente emergere e saltare agli occhi, così anche l'opera poetica nel complesso dei valori sociali non spicca, non prevale sugli altri valori, ma ciò nonostante è un organizzatore fondamentale e decisivo dell'ideologia. Appunto la poesia preserva dall'automatismo e dalla ruggine la nostra formula di amore e odio, di rivolta e di riconciliazione, di fede e negazione…” (pagg.52,53).

LAURA RIDING ( 1901 - 1991 )
poetessa e saggista statunitense. 

Le citazioni che seguono sono estratte da varie pubblicazioni reperite sul web, dal momento che pur essendo l’autrice riconosciuta come una delle voci più alte nel panorama culturale del ventesimo secolo, le sue opere complete non sono state tradotte e diffuse in lingua italiana. ”La poesia è il tentativo di dare al linguaggio qualche cosa di più; di metterlo in moto; di seminare intelligenza per mezzo della parola. Se vi riesce il problema della comunicazione scompare... La prosa elude il problema, produce equazioni sciatte, banali che paiono risolte proprio perché inesatte… La poesia lo affronta di continuo e, di norma va incontro al fallimento.  Ma anche se fallisce almeno è al cuore del problema che non tratta come una difficoltà del pensare, ma come pensiero “… così scriveva la poetessa nel suo libro “Anarchism is not enough” (1928). …”C’era un limite ultimo di verità perfetta da raggiungere, e la poesia era la via”, affermava nella prefazione a “Selected Poems in Five Sets” la sua raccolta di poesie del 1938. Riding credeva che la poesia dovesse diventare antisociale, non mercificata, rispondente a se stessa, per essere fedele alla sua vocazione: dire la verità. La poesia, scrisse in Anarchism is Not Enough, …”è ciò che accade quando il bambino striscia giù dall'altare ed è risoluto a essere un tipo molto contrario, deciso a non fingere, a non imparare a parlare o a versificare". Inoltre, non dovrebbe fingere la chiarezza richiesta dal pubblico. Riding e Robert Graves consolidarono questa visione in A Survey of Modernist Poetry: la disputa ora è tra il pubblico dei lettori e il poeta modernista sulla definizione di chiarezza. Entrambi concordano sul fatto che la chiarezza perfetta sia il fine della poesia, ma il pubblico dei lettori insiste sul fatto che nessuna poesia è chiara se non ciò che può comprendere a colpo d'occhio; il poeta modernista insiste sul fatto che la chiarezza di cui è capace la mente poetica richiede un pensiero e un linguaggio di una sensibilità e complessità ben maggiori di quelle che il vasto pubblico dei lettori gli permetterebbe di utilizzare. Per rimanere fedele alla sua concezione di ciò che è la poesia, deve quindi correre il rischio di apparire oscuro o bizzarro, di non avere un pubblico di lettori; persino di scrivere ciò che il pubblico dei lettori si rifiuta di chiamare poesia… A proposito della sua rinuncia alla poesia, la poetessa dopo un lungo silenzio, così si spiegò a Contemporary Authors : “ All’inizio degli anni ’40 presi la drastica decisione di rinunciare alla poesia: vedevo ostacoli insormontabili nel realizzare in pieno la potenza del linguaggio, nel tracciare tramite il linguaggio umano ciò che intendo per stile della verità. Vedete, il mio lavoro sul linguaggio si accompagna ad uno sguardo che dalla poesia e dalla letteratura dilaga verso l’intera scena umana, storica, odierna, per giungere alla percezione che è del tutto insoddisfatta la responsabilità che gli esseri umani hanno di raccontare la sola storia del loro essere e del mondo”. Ancora altre parole della poetessa che possono risultare provocatorie ma al contempo stimolanti: ”La debolezza della storia è che inizia tardi e finisce presto. Non ha né cose vecchie né cose nuove da raccontare, ma tutto è ridotto in essa, tanto da far sembrare il breve tempo in cui impariamo ad essere “umani” (senza ancora imparare cosa significhi esserlo) la metà dell’eternità. La poesia ci lascia altrimenti privi di senso. La verità rivolta al futuro che promette alle nostre orecchie e alla nostra immaginazione non prorompe mai da chi la racconta: il racconto gira intorno ai narratori in spire immobili, un divertimento in cui narratori e ascoltatori si perdono. Narratore, ascoltatore, storia, diventano in poesia un unico divertimento, in cui presente e futuro sembrano fondersi, e il desiderio di dire la verità e il bisogno di ascoltarla si ritraggono al tocco di un pigro unisono. Le parole numerate della poesia abbreviano la verità alla misura di una premonizione mortale, che ha solo la portata di una mezzanotte. La poesia è un sonnifero per ciò che rimane sveglio fino a tardi in noi, in ascolto del passo del futuro sulla soglia di casa oggi”.
Mi scuso per la frammentarietà del testo, ma spero comunque di essere riuscita a portare un piccolo contributo alla conoscenza di due autori che hanno, ciascuno in modo originale, cercato di “svelare” parte del segreto colloquio tra logos e pathos
Concludo con una poesia che riflette la poetica di Laura Riding Jackson, pubblicata negli anni ’20, all’inizio della sua carriera, sulla prestigiosa rivista letteraria di Nashville “The Fugivites”.

Il mondo e io

Non è esattamente questo che intendo,
Così come il sole non è il sole.
Ma come intenderlo più da vicino,
Se il sole splende solo approssimativamente?
Che mondo di imbarazzo!
Che strumenti ostili dei sensi!
Forse questo è il significato più vicino,
Come forse si addice a tale conoscenza.
Altrimenti penso che il mondo e io
Dobbiamo vivere insieme come estranei e morire
Un amore aspro, ognuno dubbioso se
Sia mai stato qualcosa da amare l’altro.
No, meglio per entrambi essere quasi sicuri,
ognuno di ciascuno – esattamente dove,
Esattamente io ed esattamente il mondo,
non riusciamo ad incontrarci per un momento,
e una parola.

(L.R.J)


Dice di sé Mariagrazia Zogno
Sono nata a Este nel 1953 e ho sempre avuto fin da piccola nel cuore due desideri che sono stati il motore della mia vita: fare la maestra e la scrittrice. Dopo aver completato il mio percorso di studi con il diploma magistrale mi sono trasferita a Padova dove ancora risiedo attualmente. Sposata con due figlie ho insegnato fino al 2020 anno in cui mi sono ritirata dal mondo del lavoro.
Ho iniziato a scrivere poesie all'età di 16 anni , ma ho pubblicato la mia prima silloge poetica , dal titolo "Fiori di carta" , in età piuttosto matura, nel 2010 per Albatros il Filo. Continuo tuttora a scrivere poiché non potrei vivere senza il mio dialogo giornaliero con quel mistero che chiamo poesia.
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