(Redazione) - Anfratti - 13 - La buona distanza

 
Di Alessandra Brisotto

A proposito di distanza, che si differenzia dalle distanze per la sua vicinanza, mi sovviene spesso l’immagine delle linee di Nazca, in Perù.
Per l’ennesima volta mi sono ritrovata nuovamente in volo, nel tragitto che unisce il mio io comunemente chiamato Alessandra con il mio io originario, che sempre c’è, ma che di tempo in tempo si copre di sabbia e dimenticanza.
A intervalli perlopiù irregolari, quando la vita srotola voci e fatti ad un ritmo fragoroso, la mia anima si stacca automaticamente dalle pietre accatastate l’una dopo l’altra in processione incomprensibile. Dalla distanza buona posso allora riconoscere il disegno originario del mio io, enormemente piccolo, la sua distinzione dal resto del paesaggio, in quegli istanti adatto solo ad accoglierlo, a scartarne i confini.
Dall’alto del mio io-non-io riscopro il sentire e il desiderio di rientrare laggiù, da dove sono partita, di fondermi con quella figura nitida, ben definita e completa di sé. Tutto mi appare perfetto, conciliato e luminoso.
Tuttavia non è che un istante di gioia sublime, subito interrotto da una discesa esorbitante e confusa verso la terra, contro le pietre, quelle semplici pietre che nuovamente non esprimono nulla, se non la durezza del passo, la punta della luce, la nostalgia per mano, che avanza a tentoni nel deserto, a volte muto, a volte assordante.
A casa.
Ora siedo sulla scia sassosa costruita da qualcuno prima e dopo di me, contemplo nel buio avanzato ciò che resta del mio ennesimo viaggio, quella scia di stelle mai ovvie, visibilmente innocue nel cielo sereno, il ricordo della buona distanza.


"Drawing of a colibri in the desert outside: Nazca": photo by BjarteSorensen


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