(Redazione) - Specchi e labirinti - 38 - "L'orologiaio" - un racconto di Giovanna Alma Ripolo
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| di Paola Deplano |
«L’anno moriva, assai dolcemente.» Ecco lo stupendo incipit dell’altrettanto stupendo Il piacere di D’Annunzio. Anche questo nostro 2025 sta finendo, se dolcemente o meno non dipende da noi, ma dai casi della vita e dalla fortuna personale. In questo cambio d’anno speriamo di farvi cosa gradita presentandovi un racconto sul tempo, scritto da Giovanna Alma Ripolo e contenuto nel suo libro Pezzi, edito nel 2024 dalla casa editrice Vintura.
L’OROLOGIAIO
“Il tempo è un’invenzione, o è niente del tutto”
Henry Bergson, L’evoluzione creatrice
Era da tempo che Gaetano, che col tempo ci lavorava, se ne stava lì, in quel negozio in cui i secondi, i minuti e le ore venivano scanditi da una moltitudine di apparecchi, e sempre allo stesso modo. Faceva l’orologiaio, e dall’apertura alla chiusura stava con quel suo monocolo davanti a un occhio e con in mano un cacciavite minuscolo, sempre con una piccola lampada puntata su dei microscopici componenti che impedivano ai meccanismi di funzionare.
Ogni volta che qualcuno entrava nel suo negozio, era necessario che urlasse «Buongiorno!» più e più volte, e solo allora Gaetano indossava gli occhiali, lasciando cadere il monocolo che teneva poggiato davanti all’occhio destro, e sollevava lo sguardo, infastidito perché quel qualcuno aveva osato interromperlo. Poi, se il cliente non spiegava subito perché si trovava lì, allora lui riprendeva a fare quello che stava facendo, come se non potesse perdere neanche un minuto per nulla al mondo.
Quel giorno Michele entrò nella tana di Gaetano come faceva tutti i giorni da quasi vent’anni. Di solito, dopo essere andato al mercato, dopo aver fatto la spesa, dopo aver comprato il pane, alle dieci in punto entrava da Gaetano, e ogni mattina l’orologiaio alzava lo sguardo, lo riconosceva e poi tornava alle sue faccende, mentre Michele cominciava a lamentarsi del governo, di tutti i governi, dei politici, delle tasse e del prezzo della benzina in aumento.
Quel giorno però qualcosa non quadrava, perché non erano ancora scoccate le nove e Michele, affannato e sudato, aveva già fatto il suo ingresso in negozio.
«È pazzesco!» urlò. «Sono andato da Gino, il panettiere, e le mie rosette erano finite… E sai cosa mi ha detto lui?»
Nel frattempo, Gaetano non aveva neanche sollevato lo sguardo.
«Mi ha detto che, siccome io non ero passato alla solita ora, allora aveva pensato che oggi non le volessi! Ma cose dell’altro mondo! Io sono andato alla solita ora!»
«E sarai andato in ritardo…» borbottò Gaetano, senza degnarlo di uno sguardo.
«No, no… E gliel’ho pure detto! Ho pensato di venire qui da te perché è impossibile sbagliare l’ora in un negozio di orologi, e infatti tutti quanti segnano le nove!» La voce di Michele si alzava di volume un po’ per volta, man mano che il suo discorso andava avanti.
A quel punto, l’orologiaio sollevò lo sguardo e notò che in effetti tutti gli orologi che aveva in negozio battevano le nove, e lui sapeva che l’orario era giusto, perché ogni giorno li regolava perché fossero precisi al millesimo di secondo. «Ma scusa, che cosa ti ha detto Gino di preciso?» gli chiese Gaetano, che stava cominciando a interessarsi a quella faccenda.
«Ha detto “Professo’, ho visto che ormai era passato mezzogiorno e quindi pensavo che non sareste venuto!”… Ma se sono le nove, quale mezzogiorno!»
Il fatto che Michele si lamentasse non era una novità: i politici potevano cambiare, il governo anche, ma Gaetano sapeva che il tempo era destinato a rimanere sempre uguale, a scorrere sempre allo stesso modo. Questo era uno dei motivi che lo facevano sentire al sicuro nel suo laboratorio, dove sentiva di avere tutto sotto controllo. «Ma ti sarai confuso, Gino avrà detto qualcos’altro…
Magari l’orologio che ha in negozio va avanti. Non so da quanto tempo gli dico di sistemarlo: un minuto oggi, un minuto domani e l’orario si sfalsa.»
«E potresti avere ragione, se non fosse che pure il pescivendolo che di solito mi conserva due merluzzetti pensava che non sarei più passato, perché a detta sua ero arrivato tardi…»
L’orologiaio si alzò di scatto e si diresse verso la porta, che era stata lasciata aperta da Michele. Se era vero che i suoi orologi segnavano tutti le nove, era anche vero che il traffico fuori dal suo negozio sembrava proprio quello di mezzogiorno; e poi, fuori dalla scuola, dall’altro lato della strada, c’erano già alcuni genitori ad attendere l’uscita dei propri figli. Ma il colpo di grazia glielo diede l’insegna luminosa di una farmacia lì vicino, che segnava le dodici e sette minuti. «Non è possibile… Non è possibile…» continuava a ripetere tra sé e sé Gaetano: il tempo, il suo tempo, l’unica cosa al mondo su cui sapeva di poter contare, l’aveva tradito. D’istinto chiuse la porta del negozio a doppia mandata, poi tornò a guardarsi intorno, alternando tra Michele e i suoi orologi. Gli sembrava che il mondo intorno a lui avesse cominciato a girare, che il ticchettio dei meccanismi fosse diventato insopportabile. Il giorno dopo, la signora Maria, a cui l’orologio si fermava sempre di sabato, rimase stupita quando si rese conto che il laboratorio di Gaetano era chiuso e che tutti gli orologi che erano custoditi al suo interno sembravano essere spariti. Iniziò a parlottare con qualche passante, e uno di questi chiamò la polizia.
Dopo che un agente ebbe forzato la serratura, entrò e non trovò altro se non un piccolo monocolo e una sveglia che segnava le nove, oltre a un ritaglio di una rivista scientifica che diceva: «Due osservatori in moto relativo l’uno rispetto all’altro hanno diverse percezioni del tempo e delle distanze».
Di Michele e Gaetano da quel giorno non si seppe più nulla, ma il panettiere continuò a conservare le rosette che il professore era solito farsi mettere da parte. A chi gli chiedeva perché continuasse a farlo, rispondeva «Nella vita non si può mai sapere: magari l’orologio si ferma e il professore ritorna!»

❤️grazie
RispondiEliminaSono felice che abbia gradito il racconto che ho scelto per i lettori de "Le parolediFedro". Le auguro una buona serata! (Paola Deplano)
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