(Redazione) - A proposito di "Civiltà di Sodoma" di Giansalvo Pio Fortunato (RPLibri ed., 2023) - Estratto dall'opera con nota di lettura di Sergio Daniele Donati



Se c'è una cosa che si ammira in una giovane scrittura non è tanto saper paventare semi, esistenti o meno, di saggezza, quanto saper creare nel lettore sentimenti di stupore; stupore questo che è tanto più un dono quanto più il lettore poggia erroneamente la sua funzione sulle trappole della sicumera che, volenti o nolenti, l'esperienza a tutti noi dona. 
Contenere e sovvertire il so già tutto del lettore è la funzione della gioventù nella scrittura, sia essa di natura anagrafica che di esperienza di pubblicazione. 
Ma questo è un dono comune, che tante giovani talentuose penne elargiscono agli occhiali presbiti che inforco ogni giorno più volte. 
Giansalvo Pio Fortunato con la sua raccolta "Civiltà di Sodoma" (RPLibri ed., 2023) va ben oltre la già preziosa funzione di ringiovanire il lettore. 
Il suo dono, che ha un odore lievemente antico, è quello di saper proiettare il lettore esperto in dimensioni in parte dimenticate e, allo stesso tempo, rinvigorenti. 
In fondo non è questo che chiediamo al Mito, sia esso greco antico o biblico; non è forse funzione dell'Antico ricordarci il futuro?

I versi dell'autore fanno della brevitas non solo un funzione metrica eletta, ma servono proprio a riportarci a un dire quasi-biblico nelle forme e, quindi, a richiamarne i contenuti riattualizzandoli però nel nostro vivere quotidiano. 
E chi ha mai detto che la poesia non debba avere, tra le altre sue mille, anche una funzione rieducativa di chi poggia su abitudini ed erudizioni sempre troppo poco fertili il suo rapporto con la fruizione?

Allo stesso tempo, è sempre facile, ed è operazione molto comune, cercare di sovvertire i fragili equilibri del lettore con uno sperimentalismo troppo spinto e fine a sé stesso, cosa questa che produce certamente sempre degli éclats de stupeur, per carità gradevoli, ma che lasciano il tempo che trovano, come fuochi fatui.

Ben altra operazione fa nella sua raccolta Giansalvo Pio Fortunato ricordandoci lo stupore del classico e del richiamo alla funzione dell'antico nel presente
E il poeta in questo manifesta, con tutta evidenza, non solo i suoi studi filosofici, ma soprattutto la sua propensione alla ricerca, tramite la poesia di una comprensione della complessità del mondo attuale attraverso i lumi del passato.
È questa una ricerca sobria, tenuta e lenta, che traspare tra i versi, non una versificazione volutamente rivoluzionaria ma priva di contenuti.

"Nulla è più rivoluzionario che saper dipingere ciò che il passato ci ha trasmesso in termini di sapienza e capacità poetica, con le nuances del presente", sembra dirci il poeta.
E io concordo, perché, lo sapete, sono fortemente attratto dalla poesia che si fa tramite e trasmissione, che non sorge solo dal ventre del suo autore o della sua autrice, ma che ha dei richiami evidenti in ciò che prima di lei si è manifestato e sa proiettarsi, appunto come dono, nel futuro. 
Quella di Giansalvo Pio Fortunato è dunque una scrittura che rende evidente la presenza di quel flusso millenario che giunge alle orecchie del poeta, come voci indistinte, trova nel suo campo semantico e metrico trasformazione e forma, e viene proiettato altrove. 
Sì anche verso i miei occhiali presbiti che sobbalzano non senza, prima, avermi strappato un sorriso compiaciuto e riconoscente. 

Sono dunque davvero felice di potervi proporre un estratto da un'opera la cui lettura attenta consiglio a tutti voi con calore. 

Per la Redazione de Le parole di Fedro
il caporedattore - Sergio Daniele Donati

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ESTRATTO DALL'OPERA

Luce nelle onde

Un'alba nuova 
riluce sull'ustrino 
e l'Ade ulula 
alla vendemmia e sull'uva 
dal torchio forte, il cui vino 
è fragranza acidula 
e sangue che non ha tempo: 
sicché s'abbatte 
imponente il vento 
e scaraventa via il ceppo
non avente più un fermento che scarlatte:
leggi morali 
tutto vola, entropico,
senza alcun criterio 
ed i pii costretti sono a fuggire l'utopico volere metamorfico, 
desiderio irrisorio dinanzi al mondo 
che scura come 
il mare rifrange 
la luce, nelle onde.

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Uomo nuovo

Alla mia ara 
sacrifico il tempo 
ed il me stesso, ora
che un lauro 
discende fulmineo 
e separa l'uomo 
vecchio, venereo 
e carnale, dall'uomo 
nuovo, cruccio 
nello sguardo, 
animato dal libeccio 
con destino un dardo
scagliato per sorte; 
sicché è ignoto 
a me stesso, seppur forte, 
il destino scalpitante: 
se Sodoma sapesse 
non ingannarsi 
nel tempo e nel Fato, 
salvifiche scosse, 
al divino interrificarsi 
del vivere incondizionato, 
la rifonderebbero 
dai merli 
che ora la difendono.

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Aforisma

Volutamente ignaro
dei turbini del mondo, 
discendo nell'abisso 
come se la morte
avesse il profumo della nascita.

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