(Redazione) Letti da Francesca - 01 Tra le cose e gli altri, Ivan Ruccione

A cura di Francesca Piovesan

Tra le cose e gli altri
, di Ivan Ruccione, sono frammenti di vita incastonati tra le parole.

La quattordicesima uscita della collana SideKar, per Arkadia Editore, è una prova d’eccellenza della scrittura breve, a volte brevissima.

Ruccione con poche righe che, in alcune pagine, raggiungono le poche parole, tratteggia personaggi e personalità che orbitano nel quotidiano.

Amori che escono dalla porta, o che rimangono inermi all’interno delle mura domestiche, aspettando un giorno nuovo per rimettersi alla prova, o per decretare senza troppo rumore la loro fine.

Lutti che trapassano il corpo, e diventano immagini impalpabili, sogni, odori di vestiti abbandonati.

Padri e madri presenti, assenti, in potenza. Padri e madri che dimenticano, che non riescono a vedere, a capire. 
Padri e madri che diventano genitori dei loro stessi genitori, perché il tempo è ineluttabile, non perdona, non ammette fermate troppo lunghe.

Ricordi racchiusi in immagini stinte, come, spesso, possono apparire i protagonisti di queste brevi narrazioni: rassegnati, nostalgici, avvolti in una nebbia fatta di rimorsi, o di rimpianti; invischiati in un passato che stritola il presente.

Eppure, a bilanciare il sapore di queste sessantasei pagine, come il pizzico di sale che in un preparato dolce dev’essere presente, ci sono donne che canticchiano, telefonate che svelano l’amore senza condizioni, quello più puro, c’è il sentimento nobile degli ultimi, di chi si sente abbandonato, diseredato, trafitto dalla povertà nella sua dignità. 
Richieste di desideri silenziose, trattenute nei pensieri, in quello che si vorrebbe dire ma non si è mai pronti a dire, perché tra le cose e gli altri c’è uno spazio bianco difficile da riempire.

Ruccione, invece, lo sa riempire benissimo e, sicuramente, è difficile poter sintetizzare in un’unica recensione, istantanee che richiederebbero osservazioni singolari e approfondite.

L’arte di saper dire con poche parole, per quanto possa sembrare facile, è tremendamente difficile. 
La scelta di un aggettivo, di una forma verbale, di dove e come incaricare la punteggiatura di fare il suo lavoro, è qualcosa di estremamente delicato da maneggiare. 
Serve visione di prospettiva, sguardo globale, creazione non scritta del prima e del dopo. 
La sospensione di queste quotidianità immaginate deve poter creare nel lettore aspettativa, curiosità, voglia di essere spettatore di quel viso, quel gesto, quella famiglia seduta proprio a quel tavolo.

“Tra e le cose e gli altri” ha tutti gli elementi e le caratteristiche per essere un buon esempio di scrittura breve; un esempio da sfogliare anche solo per immergersi, per pochi minuti, nelle vite degli altri.

“L’uomo chiude il sacchetto e si mette a braccia conserte. Scivola in avanti sulla panchina e, allungando le gambe, traccia due solchi nella terra. Si guarda le scarpe. Scarpe che ha trovato svuotando l’appartamento del figlio. Un tantino grandi, a dire il vero, ma ancora buone per camminare.”



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