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Andare oltre, restando.





Sul quartetto per archi di D. Shostakovich No. 8 in C minor, Op. 110 
(esec. Emerson String Quartet) 
Per un ascolto meditativo delle memorie e delle immagini evocate
Scrittura spontanea. 


Andare oltre, restando.
Restare, col naso puntato nell'Altrove.
È arte sublime. Sublime.
Là.
Nel luogo di confine tra musica da saga, filastrocca giocosa, canto funebre.
Qualcosa sfugge. Non cerchi di afferrarlo.
Sono troppo vicini gli zoccoli dei cavalli, gli schizzi di fango.
È una carovana circense o un'orda di cosacchi? 
Resti lì, nell'oltre.
All'ascolto.
Tracce di memoria. Kafka.
Un racconto di cui non ricordi il finale.
O forse il finale non l'aveva perché quei sette messaggeri si perdevano in terre lontane,
troppo lontane per inviare dispacci.
E c'è una cosa che solo la viola può dire,

dove il violoncello si perde dietro le sue nostalgie.
Prati fioriti d'estate.
Genziane, genzianelle, campanule,
e, nascosto dietro un arbusto di ginepro,
il Dio Blu, il mirtillo.
Nascosto, come solo a un Dio è concesso.

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