(Redazione) - A proposito di "La stella che brilla nel mare" (Ed. Progetto Cultura, Roma, 2025) di Marco Colletti - nota di lettura di Carlo Di Legge

 

Può sembrare lavoro breve, quest’ultimo libro di Marco Colletti, per via delle dimensioni ridotte del volume. In realtà il libro è inserito in una collana di testi così progettati dalla curatrice Cinzia Marulli, scritti appositamente, e diventa impegnativo e godibile per il lettore non appena lo si apre, perché le pagine di versi (5-31) sono popolate di componimenti densi, sebbene mai più lunghi di una sola pagina, a volte accompagnati da commento dell’autore. Ciò vale almeno a spiegare con maggiore precisione a cosa i versi si riferiscano, perché spesso l’immagine/concetto usata non è affatto alla portata dei non specialisti e spesso si tratta di immagine scientifica, come si vedrà.
Ciò non vuol dire che il valore analogico e metaforico della poesia non sia salvo, perché s’intende che il verso sta dicendo altro dal suo significato letterale, ed è l’ “altro” che preme all’autore, sia pur detto tramite l’immagine ma da intendere al di là dell’immagine considerata in senso stretto.
Un libro impegnativo, prima di ogni altro, per Marco Colletti.
Vi ha profuso nozioni inusuali, come ho detto, immagini: nozioni di astronomia (pp. 9, 10, 14, 16, 17, 18, 20) e di fisica e cosmologia (pp. 26-7), di antropologia con genetica (p. 20) mineralogia (pp. 6 e 9), di biologia (pp. 11, 15, 22), botanica (p. 24) , immagini religiose (p. 8, 28…) e teologiche (l’indicibile, oscuro nome di dio? La teologia negativa) o anche tratte dal campo della mitologia e dell’astrologia, immagini spesso giocate insieme o presentate da sole, separate (pp. 7, 17, 23…). Considerazioni di pensiero (p. 19: meglio esser nati e dover morire, o non esser nati affatto?), l’immagine ricorrente della fine (nichilismo? pp. 29-30, sovente esso si affaccia, in diversi modi).
Pur risultando il verso assai vigilato, come si conviene alla poesia e al componimento letterario, alla scrittura in genere, l’autore ha deciso di rendere i temi in verso piuttosto libero. “Piuttosto” vuol dire che il verso è di rado molto breve: si tratta in genere di verso lungo almeno fino all’endecasillabo o al dodecasillabo, spesso ben oltre. Allora l’effetto formale, come si conviene, è affidato alla sistemazione degli accenti, alla velocità e alla lentezza della lettura, alle pause. Per comprenderne la musicalità dei versi servirebbe una più precisa analisi.
L’autore dunque si è servito di conoscenze prese a prestito da varii campi della scienza, della religione e della mitologia per poter dire quel che gli sta a cuore, e la stessa scienza a lui risulta poetica (v. p. 12) un po’ tornando, ma alla maniera di Colletti, che non può prescindere dalle acquisizioni del contemporaneo, alla sapienza poetica dei primi uomini. Spesso varie immagini eterogenee concorrono alla trama d’una stessa poesia (p. e. a p. 13).
Cosa lega insieme questi versi?
Azzardo una ipotesi nel merito, che si potrebbe avanzare leggendo l’ultima poesia, “Il buio sacro” (p. 31). Qui l’ ”io” messo in scena è o sembra quello divino:

… Tutti credete
Che io sia nato prima della luce
E che sia rimasto silente prima di pronunciare
La parola del Mondo

Il dispiegamento di immagini scientifiche a cui abbiamo assistito in precedenza viene a filo conduttore, ad una apparente ratio: “Io” dice infatti:

,,, Ma

Quella coscienza che vi ho creato,
dopo aver creato… quel dannato Giardino,
presto mi raggiungerà: la Scienza
vi riporterà a Me…

per cui non vi sarà bisogno di “Letteratura” né “di scrivere o parlare./Saremo tutti altrove, ma non qui” (ivi).
Babele, sembra di capire, come le diverse lingue, i poemi stessi, le opere sono conseguenza di altrettanti fallimenti di un progetto originario ma è attraverso i resti del divino, per via di tali fallimenti o rovine, che l’uomo muove un po’ brancolando alla ricerca del Principio, forse a ricongiungersi. La fede espressa può formularsi nel senso che è mediante la Scienza (sempre con la iniziale maiuscola) che l’uomo vi tornerà: ma come? “Saremo tutti altrove, ma non qui”: vuol dire qualcosa di positivo per “noi”, se si tien fede a “gioia” e “sorriso” e – sottomarina o sperata, visionaria “luce” dell’apertura di libro (p. 5)? È quindi luce o (indicibile) niente-buio? C’è una mente molto complessa, e colta oltre l’ordinario, in tutto questo giocare a piacimento con le immagini. Una mente visionaria che mostra e nasconde le sue carte. Interpreti dal canto suo il lettore, è l’enigma della poesia.

(Carlo Di Legge)

TRE POESIE

LA STELLA CHE BRILLA NEL MARE


Non è un riflesso, ma io l’ho vista,
sotto la coperta delle onde,
ardere di gioia. Era la meteora
che non si spegne e a quella luce,
stipata tra le gocce, sorrido la notte,
lasciando al cielo le stelle
che mi hanno abbandonato.
Loro non mi hanno più chiamato.
Non mi hanno più amato.
E in questo silenzio vasto e siderale,
di quei raggi mi abbraccio al vuoto
che mi appare. Quel mio vuoto
dentro, che vedo attraversarmi,
al lume del passato, agli scogli
del ricordo infrangersi e poi svanire
come la folata di un’ala di farfalla.
Il sorriso, ma nelle pupille, solo
rimane a sperare nella luce, che
in quella notte mi ha donato il mare.

IO

Io sono Io, la luna di Giove. Il mio respiro
si sperde in un’atmosfera sottile, un ricamo
di zolfo e di brina, che il mio pianeta padrone
risucchia tra i suoi mortiferi veleni e pieni di colori.
Ma il mio cielo è nero, perché vivo sotto un’ombra
immensa, che mi ha strappato gli occhi e la gioia
delle stelle. Io posso vedere soltanto lui e nessuno
lo può vedere più da vicino di me. Le mie aurore
sono equatoriali e non polari, una cintura
che scintilla, per gridare la mia vita all’Universo.
Non ho acqua e oceani sommersi come
le mie lune sorelle, ma oceani di magma che ribolle
e montagne di lava, che mutano sempre forma.
Nulla su di me ha una forma fissa. Per questo
non ho ricordi di qualcosa che mi appartenga,
un fossile o una roccia, che mi faccia sperare
che il tempo esista. In questo inganno di eternità
ruoto, veloce e confusa, nel mio velo di fiamme,
che vorrei tramutare in onde, plancton e poi il sogno
della vita, il mio fragile sogno di essere voi, la Terra.

Io fu scoperta nel 1610 da Galileo Galilei, che individuò altre tre lune: Europa, Ganimede e Callisto. Queste quattro lune furono chiamate astri medicei in onore di Cosimo II de’ Medici. Nel tempo furono scoperti fino a una novantina di satelliti di Giove. Io è il più interno dei satelliti medicei e mostra sempre lo stesso emisfero a Giove. A causa del suo imponente vulcanismo è l’oggetto geologicamente più attivo del sistema solare.

IL BUIO SACRO

L’eterno riposo dona a noi vivi Signore,
che tutto sia un ricordo lontano,
come questi corpi celesti che fin qui ho cantato.

Tutto è il mio più grande fallimento.
Tutti questi miliardi di stelle e voi
che non potrete mai nemmeno
immaginarle tutte. Tutti credete
che Io sia nato prima della luce
e che sia rimasto silente in un vuoto
impensato prima di pronunciare
la prima parola del Mondo.
Del vostro Mondo.
Dov’ero potrei non ricordarlo
o non volervelo mai dire. Ma
quella coscienza che vi ho creato,
dopo aver creato le maree, le montagne,
gli animali e quel dannato Giardino,
presto mi raggiungerà: la Scienza
vi riporterà a Me e la Babele ricucirà
tutte le sillabe del Mondo. La Letteratura
morirà, scivolando tra le vostre dita,
come un sogno mai vissuto e non ci sarà
più bisogno di scrivere o parlare.
Saremo tutti altrove, ma non qui.

NOTIZIE BIOBIBLIOGRAFICHE

Marco Colletti vive e lavora a Roma. Laureatosi in Lettere all’Università degli Studi di Roma La Sapienza con la tesi ‘L’immaginario affettivo nelle Familiares del Petrarca’, Relatore Prof. A. Asor Rosa, si occupa da sempre di poesia, critica letteraria con approccio ermeneutico-antropologico e arte contemporanea in qualità di curatore e artista digitale: le sue opere digitali sono poesie visive e le sue poesie visioni. Sue opere sono state esposte in prestigiosi musei e sedi espositive (tra cui il Museo Canonica, Villa Adriana, Palazzo Manni, Complesso di S.Andrea al Quirinale, Palazzo Ferrajoli, Palazzo Falletti) e presenti in collezioni private. È art director e illustratore per aziende e case editrici internazionali nel settore dell’illustrazione per l’infanzia. Organizza eventi e convegni letterari ed è redattore della rivista letteraria Formafluens International Literary Magazine. Suoi contributi critici sono presenti anche nelle riviste Laboratori Poesia, Il Mangiaparole, Suite italiana e altre. Nel 2024 è uscita la sua raccolta di poesie La Materia non esiste, ed. La Vita Felice e nel 2025 la raccolta La stella che brilla nel mare per la Collana Le Gemme-Quaderni di poesia curata da Cinzia Marulli, ed. Progetto Cultura.

***

Carlo Di Legge ha pubblicato i saggi di filosofia Il signore delle due vie (Salerno, 1999), Eros e paradosso (Napoli, 2007; Napoli, 2014) e il nuovo saggio Ontologia. Elenchi della terra e una specie di oceano (Napoli, 2014).
Di poesia, la plaquette Momenti d’amore (Angri, 2002) e i libri Il candore e il vento (Napoli, 2008), Multiverso. Di quel colore che soccorre, a volte (Alessandria, 2018), Buenos Aires, Benares (Grottaminarda, 2024).
Sull’esperienza del tango, ha pubblicato Sentire il tango argentino (Napoli, 2011), a carattere letterario-epistolare.
Con la rivista “Secondo Tempo” (Marcus Edizioni), scritti brevi di filosofia; on web, la maggior parte delle poesie fino al 2018 su www.orientexpress.na.itsue poesie sono state poi pubblicate, sempre online su vari blog, o su riviste di poesia.
L’ultima rassegna di poesia organizzata con Eleonora Rimolo, in attesa di ottava edizione, “I poeti al Borgo di Nocera Inferiore”.


stampa la pagina

Commenti