(Redazione) - Fisiologia dei significati in poesia - 21 - Analitica in poesia: in che senso?
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| di Giansalvo Pio Fortunato |
Raccogliere l’eredità di un atteggiamento analitico in poesia è sfida non da poco. Soprattutto perché sempre più impellente è la richiesta di chiarificazione rispetto ad elementi che, in una loro certa accezione, sembrano affidarsi ad un trasporto da significato comune ed invece, in una prospettiva analitica, possono condurre a dei deragliamenti, che privano di riferimenti: latitano nelle manovre effettive di abbordaggio.
Si può certamente ritenere che sia questo un sovra-pensiero, un tentativo maldestro di delimitare un campo di autorità rispetto a delle tematiche.
Si può parlare addirittura di tentativi da assolutismo visuale.
Nulla di tutto questo, tuttavia, è manifestato all’interno di un atteggiamento analitico in poesia o all’interno di una fruttifica relazione con la concettualizzazione auto-riflessiva sui tempi e sui modi della poesia.
Questa uscita mensile è uscita d’appendice.
Uscita d’appendice – a mio parere – non meno importante delle uscite mensili che hanno cercato di delineare delle identità analitiche attorno ai motivi ed ai processi che si riscontrano in poesia.
Capire, infatti, il perché di una simile indagine mostra la visuale che sorregge tutto l’impianto riflessivo e spiega anche il perché di alcune pignolerie, di alcune prese di posizione ferme attorno ai modi e ai motivi del fare poetico.
Un atteggiamento analitico implica, infatti, anzitutto una buona dose di umiltà – laddove la risposta argomentata sembra suggerire, invece, una certa unilateralità d’indagine – che raccolga nei passi della stessa indagine delle tracce incoerenti da dover levigare.
Ciò che può sembrare sovra-pensiero o ragionamento speculativo, infatti, è indizio di una sfida diretta: mantenere rigore e coerenza.
Rigore e coerenza sia entro il testo esplicativo, per cui la reversibilità significativa che offre come possibilità la poesia è impraticabile in una prospettiva analitica (a=a per l’intero testo), sia entro le argomentazioni fornite rispetto al sistema di argomentazioni al quale si aderisce.
Pur dispiacendomi questa mia franchezza, reputo sia opportuna e quanto mai adatta ad una riflessione saggistica in poesia.
Quando, infatti, si inizia un percorso significativo entro una tematizzazione del fare poetico, si annuisce irreversibilmente ad un patto: scegliendo una modalità di approccio, le argomentazioni fornite si inseriscono sistematicamente in quella modalità. Per cui, quasi a logica insiemistica, ogni elemento della trattazione non stona fin quando appartiene al campo visuale prescelto.
Quando, invece, questa relazione si disintegra nella non appartenenza si hanno per sommi capi due scelte: o quell’elemento si risolve in un non senso o lo si assume nei termini di un significato quotidiano che, in quanto tale, non è sistematico ma giustapposto.
L’unica soluzione rimanente, non essendo i sistematici campi di appartenenza monolitici e irreversibili, sta nell’indicare il modo in cui quell’elemento possa essere inteso nel sistema adottato e dando, da quel punto in poi, per assodato che quel significato/uso sia l’unico da prendere in considerazione quando riscontrato.
Un simile approccio nella tematizzazione poetica non offre le basi per la radicalità di una visione, chiede semplicemente ad ogni visione di continuarsi fino in fondo. Rivolgiamoci a degli esempi pratici.
Particolarmente interessanti sono gli orientamenti meta-poetici, capaci di interrogare la poesia attraverso se stessa ed attraverso la sua forma.
Essi, cioè, si servono del significato simbolico quotidiano o tipico del mondo poetico di quell’autore/autrice per affrescare il modo della poesia.
Immaginiamo di porre in questo sistema coerente un concetto/elemento appartenente al simbolismo di un altro autore o in un significato alternativo da quello quotidiano (inteso probabilmente – per assurdo – nei termini della fisica quantistica).
Se non aggiunta una postilla chiarificatrice o una successiva precisazione, quell’elemento risulterà di inciampo e renderà il testo un’idiozia stantia.
La postilla è, nel dettaglio, riprova della sistematicità alla quale mi riferivo prima.
Oppure, prendiamo in esame il fronte ermeneutico, che sempre più ha intersecato una certa filosofia e la poesia.
Immaginiamo di porre in questi contesti elementi sistematicamente analitici (per i quali l’ermeneutica non ha un suo proprio uso e significato) o di declinarli entro un contesto d’uso alternativo o non chiarificato rispetto a quello ermeneutico o assolvente al solo e semplice contesto quotidiano, dando tuttavia il senso di una significatività più ampia (simil-ermeneutica).
Ciò che ne viene fuori è un fenomeno di spaesamento, più che un autentico supporto teorico per la poesia.
Oppure, prendiamo in esame lo stesso fronte analitico.
Immaginiamo di introdurre in questa ipotetica sistematicità delle variazioni nel significato di uno stesso elemento o di presentare quell’elemento sotto due significati tra loro contraddittori o di, peggio ancora, far riferimento ad un significato inappropriato ed improprio di un elemento o di inserire un elemento non coerente col sistema, senza chiarificarne quale significato assuma rispetto al sistema e quale significato assuma entro il testo.
Ciò che si origina è una speculazione creativa, che alla poesia serve ben poco.
Questo non vuol dire, d’altra parte, che una sistematica scelta visuale non possa pronunciarsi su un’altra sistematica scelta visuale.
Può farlo alla luce di indeterminazioni rispetto al sistema adottato, di incoerenze negli elementi dello stesso testo, di traviamenti (non adeguatamente chiarificati) nel significato di alcuni elementi rispetto al sistema adottato.
Può farlo anche criticando i presupposti ed i contenuti della sistematica scelta visuale (questa rigorosa e coerente) in virtù dei propri presupposti e contenuti, pur tenendo fermi adeguatamente il senso ed il valore degli elementi propri della sistematica scelta visuale che si sta criticando (non adottando, cioè, significati alternativi), o operando una rilettura significativa di quegli elementi tenendo conto del proprio approccio strutturalmente distinto rispetto a quello criticato.
Non
siamo di fronte, allora, ad un sovra-pensiero o ad un tentativo di
imposizione di una visuale.
Siamo, piuttosto, di fronte ad una
richiesta legittima di chiarezza,
a fronte di prospettive assolutamente validissime (se
coerenti con se stessi).
Siamo di fronte all’esigenza di fare comunità attiva e sintetica
(in un senso molto dialettico). Siamo di fronte all’esigenza in
poesia di non incantare sui suoi fenomeni o di non barattare
l’abilità espressiva con la consistenza delle argomentazioni.
Perché trasversale è il modo di riflessione in poesia: solo se,
però, adeguatamente strutturato.
Ogni tentativo approssimativo di
mettere i piedi in più scarpe non fa il bene della poesia.
Come,
dunque, per un’indagine critico-filologica è richiesta una certa
impostazione mirata e puntuale, a maggior ragione per un’indagine
filosofica sul fare poetico è richiesta altrettanta cura e
meticolosità.

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