(Redazione) - Le quattro stagioni di Jonathan Rizzo - INVERNO
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| Jonathan Rizzo ritratto da Dino Ignani |
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I - FOLKLORE ELBANO
Sembra il primo giorno di sole dell’anno.
Solo l’orizzonte distratto a perdita d’occhio,
nella musica a festa
che riempie il cielo del vino in tasca
a sgonfiare la testa.
Sembra il primo giorno di sole dell’anno.
Solo l’orizzonte distratto a perdita d’occhio,
nella musica a festa
che riempie il cielo del vino in tasca
a sgonfiare la testa.
Ma sopra ogni cosa
la luce che benedice e porta in dono la pace.
Ispira respiro
dopo una lunga attesa,
assenza senza fiato
ansimando bianco immoto d’inverno.
Ma oggi al tramonto lasco
anche lui nella sua danza, gonna gitana,
niente più conta,
come la notte con la luna in complice frasca che se ne infischia
sulla riga orizzontale del cruciverba nel 38 orizzontale.
La tavolozza scivola.
Colora libera ogni bambola.
Si veste di petali di rosa,
miagola ed incendia la favola.
Chiamala se hai bisogno di un nome, di una regola, aquila.
I nomi come i confini,
servono solo per gli uomini soli.
La nostra parola è libertà
L’orchestra concederà musica
fino a quando semmai
l’alba ci scoverà altera,
povera anima severa.
Trovandoci savi e cani
come corpi nudi, ali di gabbiani
tra il cielo che ulula ed abbaia e la sabbia granaia
fra luglio che raglia e gennaia moglie di noia che sbadiglia.
Specula specolorum d’estate perenne
mare nostrum
infinito placido e sospirato
nel silenzio naufragio,
remo dell’animo incantato,
virgola al folklore elbano,
sogno dell’uomo dal mondo liberato.
la luce che benedice e porta in dono la pace.
Ispira respiro
dopo una lunga attesa,
assenza senza fiato
ansimando bianco immoto d’inverno.
Ma oggi al tramonto lasco
anche lui nella sua danza, gonna gitana,
niente più conta,
come la notte con la luna in complice frasca che se ne infischia
sulla riga orizzontale del cruciverba nel 38 orizzontale.
La tavolozza scivola.
Colora libera ogni bambola.
Si veste di petali di rosa,
miagola ed incendia la favola.
Chiamala se hai bisogno di un nome, di una regola, aquila.
I nomi come i confini,
servono solo per gli uomini soli.
La nostra parola è libertà
L’orchestra concederà musica
fino a quando semmai
l’alba ci scoverà altera,
povera anima severa.
Trovandoci savi e cani
come corpi nudi, ali di gabbiani
tra il cielo che ulula ed abbaia e la sabbia granaia
fra luglio che raglia e gennaia moglie di noia che sbadiglia.
Specula specolorum d’estate perenne
mare nostrum
infinito placido e sospirato
nel silenzio naufragio,
remo dell’animo incantato,
virgola al folklore elbano,
sogno dell’uomo dal mondo liberato.
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II - FIRENZE
L'oblio di questo fiume
sotto lucciole notturne
mi scorre in silenzio,
gelido ed alieno.
L'inverno dorme sulle tue sponde Firenze.
Città bianca
senza colori,
arterie medioevali,
secoli fermi
tra le stelle spente inermi.
Firenze insignificante sonnolenta,
contagiosa ed annichilente.
Il sopore ti dorme sulla pelle.
Firenze auto-ghetto dei fiorentini.
Protetti dalla muraglia,
muretto circondariale del formicaio,
prospettiva del nano gigante tra i bambini.
Fiorentino ingordo
giorno dopo giorno
mangi te stesso allo specchio
finché arrivando
ad ingurgitare ed implodendo sterile
per sentirti coprofago protetto
oh piccolo fiorentino inetto.
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III - INVERNO
Quanta bellezza, pace e silenzio
l'inverno.
Una piccola imbarcazione scivola
sul filo dell'acqua
senza lasciare rumore
solo la scia, solo le onde
custodi di un segreto respiro
che non parla, che non confonde.
A rompere l’Idilio
le risa degli avvinazzati al bar,
mosche umane in cerca di calore fumante.
Luci lampioni unici testimoni
per strada della mano umana,
disegnano sulla cupa superficie
il riflesso di pace che non ha nome,
appena increspato dal naturale sciacquettio
danzato del mare.
Nulla accade, tutto è in perfezione ed equilibrio.
Unica la luna a gettare un'ancora sul mare
tremula testimonia la memoria
del tempo passare.
Due cani si rincorrono sulla sabbia,
un terzo abbaia nella nebbia.
Sia
il richiamo ancestrale
che dissolve lento l'incanto e l'inverno fermo.
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NOTE BIOBIBLIOGRAFICHE (fornite dall'autore)
Jonathan Rizzo - radici elbane, studi storici fiorentini, formazione poetica sui boulevards parigini. Il resto è fuffa.

Molto belle!🌿Grazie
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