(Redazione) - Lo spazio vuoto tra le lettere - 32 - Diverse declinazioni della sera (Giovanni Pascoli e il profeta Elia)

 


di Sergio Daniele Donati 

Cosa è mai la sera se non la descrizione di un limite, di un crinale, di un passaggio tra mondi?
E quale linguaggio che non sia poetico  - e dunque legato all'idea dell'evanescenza dei significanti - è capace di meglio descrivere questo sentiero stretto.


Giovanni Pascoli ne la sua celeberrima La mia sera (Canti di Castelvecchio, 1903) ci conduce per mano nel regno delle transizioni e lo fa con un richiamo ad una sonorità che contrasta con l'imago et lux del giorno. 

Il giorno fu pieno di lampi;
ma ora verranno le stelle,
le tacite stelle. Nei campi
c’è un breve gre gre di ranelle.
Le tremule foglie dei pioppi
trascorre una gioia leggiera.
Nel giorno, che lampi! che scoppi!
Che pace, la sera!

Si devono aprire le stelle
nel cielo sì tenero e vivo.
Là, presso le allegre ranelle,
singhiozza monotono un rivo.
Di tutto quel cupo tumulto,
di tutta quell’aspra bufera,
non resta che un dolce singulto
nell’umida sera.

È, quella infinita tempesta,
finita in un rivo canoro.
Dei fulmini fragili restano
cirri di porpora e d’oro.

O stanco dolore, riposa!
La nube nel giorno più nera
fu quella che vedo più rosa
nell’ultima sera.

Che voli di rondini intorno!
che gridi nell’aria serena!
La fame del povero giorno
prolunga la garrula cena.
La parte, sì piccola, i nidi
nel giorno non l’ebbero intera.
Nè io... e che voli, che gridi,
mia limpida sera!

Don... Don... E mi dicono, Dormi!
mi cantano, Dormi! sussurrano,
Dormi! bisbigliano, Dormi!
là, voci di tenebra azzurra...
Mi sembrano canti di culla,
che fanno ch’io torni com’era...
sentivo mia madre... poi nulla...

sul far della sera.

Il richiamo al suono, che è anche diretto monito all'ascolto per il lettore, diviene qui, in progressione lenta ma inesorabile, dimensione pre-onirica e nostalgica, di memoria. 
Sera come lento progredire di una nenia di addormentamento, di una berceuse calma, di una conduzione lenta verso il richiamo al sonno.
Qui il poeta ci stupisce con versi dalla natura onomatopeica ed ossimorica potente. 

là, voci di tenebra azzurra...
 
[due ossimori (le voci sono del dominio auditivo - la tenebra di quello visivo / la tenebra richiama al nero - l'azzurro al cielo di giorno)]
È verso dal richiamo potente strutturalmente simile alla definizione che della presenza di D.o si dà nel libro dedicato al Profeta Elia


una voce sottile di silenzio.
 
Il rimando alla narrazione biblica è ancora più evidente da ciò che precede nella poesia questo verso.
Così come Pascoli definisce il giorno con figure che riportano alla potenza sonora e luminosa, al tuono e all'abbaglio, così il libro dei Re, in cui la narrazione di Elia è contenuta, ci racconta che il profeta fu richiesto dalla Trascendenza di uscire dalla grotta in cui si era rifugiato.

Una volta Elia uscito dalla caverna, «ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un incendio, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo l'incendio, una voce sottile di silenzio. Come l'udì, Elia si coprì il volto con il velo, uscì e si fermò all'ingresso della caverna». (1Re 19, 11-13) (1).

Appare evidente che le locuzioni "là, voci di tenebra azzurra..." e "una voce sottile di silenzio" siano non solo strutturalmente e ossimoricamente connessi tra loro ma che, inoltre, svolgano entrambi la funzione di chiamata che il seguito delle due narrazioni appalesa.
 
Elia, dopo essersi coperto il volto in un gesto tanto pudico e rituale quanto di autotutela (a nessuno è dato vedere Dio senza perdere la vita o il senno), riceve dalla stessa voce di trascendenza l'ordine di un facere (recarsi in un luogo e trasmettere un messaggio).
Il poeta Pascoli riceve invece, ma siamo sempre nel dominio auditivo, la memoria di una voce materna e poi del nulla. 

"sentivo mia madre... poi nulla..." (...)

Il nulla, ovvero qui il sonno, è preparato da qualcosa che il poeta, nel rimembrarla, non vede ma sente, percepisce auditivamente, ri-ascolta.
E può farlo perché i canti di culla, le voci di tenebra azzurra, hanno per lui preparato il terreno alla percezione di qualche cosa di rassicurante, che lo trascini lento verso quello stesso nulla.
Allo stesso modo è nulla è la visione di D.o, che non si palesa come imago, di Elia ma è immensa la sua capacità di ascolto sottile.
 
Una voce sottile di silenzio
קול דםםה דקה
(Traslitt.: Kol D'mama Daka)
 
è quanto di più potente, e delicato allo stesso tempo, si possa dire attorno alla potenza creatrice del Silenzio e del Piccolo. 
Entrambe le narrazioni ci riportano, appunto con una delicatezza di tratti ed intenti immensa, nel regno della percezione fine e dell'esaltazione del piccolo, della sua facoltà di contenere il Sacro, in contrasto con gli effetti roboanti di una manifestazione luminosa del giorno dalla quale la voce del sacro - o del ricordo d'infanzia, altrettanto sacro - si cela.
Entrambe le narrazioni ci ricordano la penombra, la copertura del volto col velo, la chiusura delle palpebre per avvicinarci, goccia dopo goccia, a quell'Altrove che solo un poeta e un profeta possono cercare di descrivere. 
 
E l'effetto, per chi sa abbandonarsi nella lettura di così sottili tratti, è sempre e solo quello di ri-trovarsi nel contatto diretto con quel qualcosa di indefinibile di cui troppo spesso copriamo i contorni con la luce accecante dell'oblio.
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NOTE

1 - traduzione di Sergio Daniele Donati dal testo ebraico che potrete trovare qui.
2 - l'ebraico sia antico che moderno conoscono numerose variazioni semantiche e linguistiche per esprimere il silenzio, parola che in quella lingua si declina in oltre una decina di nomi. Questo dice molto sulla centralità che il S
silenzio ha nel pensiero ebraico. Per un approfondimento del tema si consiglio la lettura de "L'esilio della parola" di André Neher (Mimesis ed., ried. 2020), "Voce di silenzio sottile" di Haim F. Cipriani (Giuntina ed., 2013) e il mio saggio "E mi coprii i volti al soffio del Silenzio" (Mimesis ed., 2018)
3 - una magnifica storica lettura de La mia sera di Giovanni Pascoli da parte di Lorenzo Pieri la trovate qui sotto




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Commenti

  1. Wowww.... Grazie di ❤️, Sergio 👏👏‼️‼️‼️

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  2. La lettura di Lorenzo Pieri. A mio avviso, la sua voce è troppo greve rispetto la leggerezza quasi volatile delle parole del Pascoli.
    Pascoli con Salvatore Quasimodo è il mio poeta preferito.

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