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Sinal Fechado (Chico Buarque)


Hai voglia a dire “smetto di credere nell'amore”.
Ciò che cade a terra, lo so bene, a volte non si rialza più.
Viene soffiato via dal vento, come i resti di un giornale bruciato per strada, per gioco.

Ciò che cade (credi che lo ignori?) fa il rumore sordo di un cranio sull'asfalto.
Uno “stump” cui non segue più alito né respiro.
Ciò che cade sul freddo glaciale di uno strappo imprevisto ha il suono del...no anzi non ha suono.
Un grido muto lanciato verso orecchie sorde.

Hai voglia a dirmi di aiutarti a smettere di amare, amico mio.
Come se non conoscessi ancora il desiderio di dire basta, di sprangare la porta dietro ogni speranza.
Come se...
Ma a me hanno dato ali, amico mio.
Spezzate più volte dalle tempeste della vita, certo, ma ancora capaci di volo.

Allora mi stendo a terra. Mi faccio cuscino morbido sotto la tua caduta.
Crollami pure addosso.
Spezzati pure in fratture scomposte, incrinami le vertebre nella caduta.
Ma il tuo cranio non toccherà l'asfalto. La mia mano lo sorregge, impedendo ogni “stump”.
Dovessi rompermi tutte le nocche, la mia mano impedirà il danno peggiore.
Il tuo alito rimarrà caldo, lo sento.

E, col tempo, volerai ancora.
Come ho appreso a fare io, volerai con le ali spezzate.
E, spinto sempre più in alto da calde correnti ascensionali, mi guarderai dall'alto e ti ricorderai di un amico che si è fatto cuscino per le tua cadute, come tu sei stato compagno di bevute per le sue.

Ora chiudi gli occhi e riposa, amico mio.
Mi hanno dato ali, spezzate certo, ma ancora capaci di volo.
Saranno le tue.
Saranno anche le tue.

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