"La canzone della biscia" - un racconto di Felicia Buonomo
Il timer del forno si ferma, il suono annuncia la cottura del pranzo. Papà è in giardino con zio M., mentre mamma chiama nervosamente tutti al tavolo. Guarda catatonico i sandali infradito che non indossa da quel giorno al lago. «Bisognerebbe spostarli da lì, rischiamo sempre di inciampare», dice zio M., mentre papà scuote la testa in segno di negazione. Sono ancora dove li lasciò, sul ciglio della porta di casa, simbolo di una convivialità messa al bando della vita familiare. Dal giorno del verdetto, abbiamo sentito la voce di papà solo una volta, mentre rimproverava mamma di averli spostati. «Chi ti ha detto di spostarli? Rimangono lì e nessuno deve toccarli. Sono io l'uomo di casa. Decido io»; urlava come se fosse stato un padre-padrone in preda alla collera, personalità che mal di conciliava con l'amabilità della sua persona. *** Quel giorno al lago era domenica, come oggi: gita fuori porta, due famiglie semplici, con il desiderio di ristorarsi dal calore della città. I...