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"Gennaro Pessini: La voce ritrovata di un poeta di confine" - di Raffaele Floris

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  Raffaele Floris Una meritoria iniziativa del Lions Club Castelnuovo Scrivia "Matteo Bandello" e di puntoacapo Editrice ha raccolto in un unico volume Tutte le poesie edite di Gennaro Pessini , con prefazione di Angelo Lumelli. Si tratta di un'operazione lodevole perché Pessini è scomparso da tempo; questa pubblicazione gli restituisce voce ora che non può più promuovere la propria opera. È una scelta coraggiosa per una casa editrice, dato il rischio che tale voce si perda in un mercato editoriale ipertrofico e al tempo stesso asfittico. Anche se il richiamo al "mercato" può apparire prosaico (l’ambiente che ruota intorno alla poesia ama – in fondo – la sua “bolla”, la sua sacralità di cartapesta), ricordiamo che non si vive di sola ambrosia, ma anche del pane quotidiano delle vendite. Le origini e la tragedia familiare Gennaro Pessini nasce a Castelnuovo Scrivia il 26 marzo 1941. Gli viene dato lo stesso nome del fratello, morto tragicamente a soli tredici mes...

(Redazione) - La Parola che Genera: Mito, Rito e Poesia come "forme di presenza" - un saggio di Sergio Daniele Donati

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  I – Breve premessa filosofica: La Parola come Essere e Trasformazione Nella riflessione filosofica, da Platone che nel   Cratilo esplora il linguaggio come legame tra nomi e essenze – a Heidegger, che vede la parola come dischiusura dell’essere (nel suo concetto di Dasein e Sprache ), la parola non è mero strumento comunicativo, ma essenza che dischiude l’essere. Come logos , essa genera mondi, media tra il sensibile e l’intelligibile, e ritualizza l’esistenza umana contro il nulla. In questa luce, il linguaggio si rivela forza ontologica: non descrive il reale, ma lo plasma, lo custodisce e lo rinnova, attraversando culture e epoche in un eterno ritorno di presenza. II - Introduzione: La Parola come Rito La parola nasce come gesto che trasforma il reale. Prima di diventare mero discorso informativo, agisce come presenza attiva: accompagna, orienta e ricompone l’esistenza. Nelle culture antiche, non solo quelle mediterranee, ma anche africane, asiatiche e indigene il lingu...

(Redazione) - "Approdo e pensiero" - a proposito della raccolta "Diario dell’approdo" (Arcipelago Itaca Edizioni, 2024) di Fernando Della Posta - nota critica di Sergio Daniele Donati

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  Foto di P. Borzelli Diario dell’approdo (Arcipelago Itaca Edizioni, 2024),  raccolta di  Fernando Della Posta , si configura come un itinerario poetico che assume la figura del viandante contemporaneo quale centro mobile di esperienza e di interrogazione.  Non vi è nella raccolta un punto d’arrivo definitivo, ma una costellazione di approdi provvisori, deviazioni, riprese, che obbligano a ridefinire continuamente la propria geografia interiore.  La scelta dei mari lunari come impalcatura simbolica, poi, non risponde a un intento ornamentale: introduce, perciò, una sospensione che dilata la percezione dei luoghi reali, trasformandoli in dispositivi conoscitivi, in zone di frizione dove la coscienza si misura con la propria precarietà.  L’intera raccolta si muove dunque tra un orientamento sempre possibile e un disorientamento mai del tutto dissolto, come se il cammino stesso fosse la condizione necessaria per comprendere.  L’incipit con Primo giorn...

(Redazione) - Metricamente (Prontuario di sopravvivenza metrica) - 05 - Sulla Canzone e dintorni

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  Di Ester Guglielmino Chiare, fresche et dolci acque, ove le belle membra pose colei che sola a me par donna; gentil ramo ove piacque (con sospir’ mi rimembra) a lei di fare al bel fiancho colonna; herba et fior’ che la gonna leggiadra ricoverse co l’angelico seno; aere sacro, sereno, ove Amor co’ begli occhi il cor m’aperse: date udïenza insieme a le dolenti mie parole extreme. S’egli è pur mio destino e ’l cielo in ciò s’adopra, ch’Amor quest’occhi lagrimando chiuda, qualche gratia il meschino corpo fra voi ricopra, et torni l’alma al proprio albergo ignuda. La morte fia men cruda se questa spene porto a quel dubbioso passo: ché lo spirito lasso non poria mai in piú riposato porto né in piú tranquilla fossa fuggir la carne travagliata et l’ossa. Tempo verrà anchor forse ch’a l’usato soggiorno torni la fera bella et mansüeta, et là ’v’ella mi scorse nel benedetto giorno, volga la vista disïosa et lieta, cercandomi; et, o pietà!, già terra in fra le...