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(Redazione) - "Eco e Narciso alla luce della filosofia del poetico", la poesia come luogo in cui il linguaggio ritrova la sua funzione smarrita - di Sergio Daniele Donati

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  La poesia come luogo in cui il linguaggio ritrova la sua funzione smarrita (Eco e Narciso alla luce della filosofia del poetico) Nella cultura greca il mito non è un racconto arcaico da interpretare, ma una forma di pensiero che continua a operare anche quando la filosofia sembra aver preso il sopravvento. Come ricorda Jean‑Pierre Vernant: " il Mito non argomenta: mostra ". Mostrare significa dare figura a ciò che non può essere detto in forma concettuale, trasformare un limite in un gesto, una tensione in un corpo, un enigma in una scena.   Eco e Narciso appartengono a questo regime della visibilità pensante: non spiegano nulla, ma rendono visibile ciò che nella parola e nello sguardo resta incompiuto. In loro il mito non illustra un’idea: la fa accadere. E proprio perché accade, diventa materia per la poesia, che non si limita a raccogliere ciò che il mito espone, ma lo porta oltre, trasformando il limite in possibilità. Quando Ovidio , nel libro III delle Metamorf...

(Redazione) - Benjamin/Baudelaire: storia di una cospirazione linguistica - saggio critico di Donato Di Poce

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Il rapporto tra Walter Benjamin e Charles Baudelaire rappresenta uno dei nodi centrali della modernità letteraria e filosofica e, forse, non solo.  Benjamin vede in Baudelaire il poeta che per primo ha espresso, in forma lirica, l’esperienza della vita moderna: la folla, la merce, la velocità, l’alienazione, la perdita dell’aura, la figura del flâneur che attraversa la città come un osservatore solitario. Per Benjamin, Baudelaire non è solo un poeta: è un diagnostico della modernità .   In alcuni suoi saggi – Il Parigi del Secondo Impero in Baudelaire , Parigi, capitale del XIX secolo , Di alcuni motivi in Baudelaire – Benjamin interpreta I fiori del male come un laboratorio in cui si formano, assieme e alternativamente idee quali: la merce come feticcio   la percezione shock tipica della metropoli   la solitudine nella folla   la trasformazione dell’esperienza nell’epoca industriale   la figura del poeta come allegorista, che ra...

(Redazione) - "Dove il vuoto prende forma" - nota di lettura alla raccolta di Elena Mearini "Eri neve e ti sei sciolta" (Re Nudo ed., 2025) - di Sergio Daniele Donati

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  Con  Eri neve e ti sei sciolta (Re nudo ed , 2025) Elena Mearini compone un libro che attraversa il lutto ( quel lutto) con una voce che non cerca riparo o consolazione, ma una forma di lucidità che sappia restare accanto alla perdita senza addomesticarla.  La silloge si apre con un’immagine che è già dichiarazione di poetica: « Qualcuno ha tirato i dadi / e dopo cinque passi / ti sei fermata » (p. 17).  Il caso, la caduta, la sospensione: sono i tre assi su cui si muove l’intero libro, come se la morte di Maya fosse il punto da cui si irradia una riflessione più ampia sul tempo, sul linguaggio e sulla materia fragile delle cose. La scrittura di Elena Mearini lavora per sottrazione, ma non rinuncia mai alla precisione.  Le immagini sono nette, spesso minime, eppure capaci di aprire varchi cosmici.  La foglia fuori stagione (p. 18), la biglia che rotola sulla sabbia (p. 26), la formica che porta la briciola (p. 53): ogni figura diviene una sorta di dispo...