(Redazione) Letti da Francesca - 03 Omar Di Monopoli , Brucia l'aria (Feltrinelli Editore - ottobre 2021)

A cura di Francesca Piovesan
Nell’ultimo libro di Omar Di Monopoli, non brucia solo l’aria di Torre Languorina, ma brucia ogni singola parola che l’autore sceglie di utilizzare per descrivere la sua contea salentina.
Se c’è una cosa che caratterizza queste pagine è proprio l’uso della lingua, la ricerca certosina del vocabolo, una commistione di italiano aulico, desueto e di dialetto locale. 
Una lingua utilizzata per descrivere, per rendere reali e sensibili, ossia percepibili dai sensi, i luoghi di una Puglia secca, calda, irrespirabile, immersa in bagni salati di sudore, irrecuperabile se non per un sentimento di amore romantico che ha il suo fulcro in Rocco, uno dei protagonisti.
La famiglia Caraglia è quella che si agita, e molto, sullo sfondo.
In un intreccio di passato, estate anni Novanta, e presente, egregiamente narrato anche da una voce terza, le pagine raccontano le tre generazione dei Caraglia: il padre, Livio, primo contadino a diventare pompiere, figura ambigua a metà strada fra un eroe e un criminale, Rocco il primo figlio, dal passato turbolento, oggi autotrasportatore e Gaetano, il figlio minore e minorenne, attratto dal guadagno facile, dalle scommesse, e da Pilurusso, alleato del fuoco.
Le vicende della famiglia si intersecano con la malavita locale, con giochi di potere e territorio, con uomini da rimpiazzare e donne che, apparentemente fragili e da proteggere, si rivelano le vere colonne portanti di una società malata e patriarcale.
Donne come Nunzia, che ha saputo ricominciare e perdonare, che nel dolore dona ancora un’ennesima possibilità, la madre vedova e disabile travolta in maniera inarrestabile dagli eventi della vita che saprà ancora aspettare il suo eroe, un’altra madre completamente diversa, gocciolante di peccati e vizi, fino all’estremo sacrificio.
Il Salento di Omar Di Monopoli è terra di combattimento, terra dove le bave rosate di sangue di un cane si sovrappongono alle nocche bianche degli uomini, ai loro colli sudati, alle mascelle serrate per una gamba spezzata.
È terra di lupi, di gente che non può cambiare, che non può redimersi. L’unica salvezza sta nella fuga che può assumere diverse forme: allontanarsi da quei luoghi bruciati, rinchiudersi in un luogo dove le mani non possono ferire, dietro le sbarre, o morire.
Tuttavia, Rocco è un eroe romantico: bello, tormentato, delicato nel sentimento che continua a provare per Nunzia, legato a doppia mandata a una madre che non interroga in merito al suo passato, a un fratello che cerca di salvare in tutti i modi, disposto a punirsi nuovamente per uscire da vendette senza fine.
Vi do un piccolo consiglio: lasciatevi trasportare dal ritmo narrativo, dalla lingua tanto ricercata e curata, dalla melodia del dialetto. Non cercate ossessivamente di capire ogni vocabolo che possa sfuggire a una prima comprensione, rischiereste di frammentare la lettura che invece deve essere scorrevole, libera di spaziare tra masserie e strade di periferia alle tre di notte. In questo modo apprezzerete di più, e apprezzerete tutto, e vi sembrerà di essere lì, forse un po’ in pericolo forse un po’ al riparo, con il fumo appiccicato ai vestiti.

 

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Commenti

Gianni Barone ha detto…
Una lettura centrata e attenta che invita alla lettura del libro mettendone in evidenza i punti di forza. I miei complimenti!
Fedro ha detto…
Grazie Gianni,
penso anche io le stesse cose dell'intervento di Francesca.