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La danza del vecchio

 


 Sibelius Violin Concerto - Maxim Vengerov, Daniel Barenboim



È un vecchio. Porta la barba bianca e cammina per le vie del ghetto. Lo sguardo allucinato.
E ferma i passanti, tenendoli per il braccio. Una stretta forte.
"Dov'è?", chiede "Dov'è l'anima mia".
Poi si china a terra e sbatte i pugni sulla terra. Secca.
"Dov'è l'anima mia?”, ripete.
La gente lo guarda, impietosita. La gente lo guarda. Impietrita.
Il vecchio si alza, lo sguardo verso il cielo.
“Dov'è l'anima mia”, urla.
La gente non sa cosa fare, cosa dire. Guarda il vecchio con gli occhi velati di lacrime.
“Dov'è l'anima mia?”
Mordi, il violinista arriva da lontano. Strascicando i piedi. 
Coi suoi occhialini tondi e la barba incolta color di cioccolato.
Il vecchio scuote la testa come a dire: “no, no, no”.
E ripete piano, come se fosse una litania, una nenia, una preghiera: “Dove sei, anima mia?”
E si dondola piangendo.
“No, no, no, dove sei fuggita, anima mia”.
Si dondola come si fa in sinagoga per ritrovare se stessi.
Come si culla un bambino che piange.
Si dondola e ripete piano: “no, no, no, dove sei anima mia?”
Esce Itzhak dalla sua panetteria e mette un dolce ai piedi del vecchio. 
E poi si ritira in silenzio.
Jacob, il sarto, posa sulle spalle del vecchio una cappa nera,.
Il vecchio si dondola, si dondola e ripete: “no, no, no, dove sei andata, anima mia”.
Una donna dai seni prosperosi si avvicina al vecchio. Lo stringe a sé.
E il vecchio si dondola, si dondola, si dondola.
“No, no, no, dove sei anima mia?” 

Arriva il Rebbe e si pone a fianco del vecchio e recita i salmi per lui con voce potente:
“anche se dovessi attraversare le valli della desolazione, non avrei paura perché Tu sei al mio fianco”.
Il vecchio si dondola, dondola, dondola, e la sua litania ha voce di bambino, perduto, impaurito, abbandonato. Solo.
“No, no, no, dove sei anima mia”.

Mordi s'avvicina, strascicando i piedi. Guarda il vecchio. Guarda la donna dai seni prosperosi. 
I suoi singulti, la sua commozione la sua impotenza, mentre il vecchio si dondola tra le sue braccia e ripete, come un bambino: “no, no, no dove sei fuggita anima mia?”

E il Rebbe guarda Mordi. 
E smette di intonare i salmi. E Mordi tira fuori dall'astuccio il suo violino.
E la donna prosperosa stacca dolcemente il vecchio dal suo seno.
E Mordi, suona il primo accordo. Dissonante, folle, il trillo del diavolo. Il vecchio si dondola, si dondola, si dondola. E continua la sua litania.
“No, no, no, dove sei fuggita, anima mia?”

Mordi chiude gli occhi e continua a suonare, trilli su trilli, intervalli di seconda, di settima, e poi melodie arcane, antiche, scale ascendenti, discendenti. Cerca. Cerca la via.
Il vecchio si dondola ma il piede sinistro striscia contro il terreno sollevando polvere.
E Mordi, coi suoi occhialini tondi, suona il vortice della polvere con accordi che tornano, fuggono e tornano su se stessi, a spirale.
E allora il vecchio alza le mani al cielo e il suo dondolio si fa più ampio, poi muove i piedi, piano. Come un vecchio.
E Mordi, calma il ritmo. E la musica si fa dolce, nostalgica. E il vecchio gira su se stesso. Lentamente. La schiena curva. E continua la sua litania.
“No, no, no, dove sei fuggita anima mia?”
E Mordi si avvicina al vecchio, senza smettere di suonare. E muove i piedi e danza mentre suona.
E danza la donna prosperosa, e il seno le sobbalza.
E anche il Rebbe di lontano, in modo sobrio, contenuto, danza. 

E Itzhak e Jakob si prendono per mano e danzano assieme.
E tutti cantano la stessa litania.
“No, no, no dov'è fuggita l'anima del vecchio. “
Cantano e danzano assieme attorno al vecchio, che li guarda straniti.
E trattiene un sospiro, perché non sfugga quel momento in cui l'anima collettiva si mette alla ricerca di un'anima, una sola, perduta, abbandonata.
E arriva Anna la bella. Occhi smeraldo. Capelli neri.
Posa un mano sulla spalla del vecchio. E danza assieme a lui. E gli sussurra all'orecchio.
“Te la ritroveremo noi la tua anima”, gli dice.
E il vecchio trema. E il suo piede continua danzare e Anna ne segue il ritmo. Mano sulla sua spalla.
Poi tutti, danzando al ritmo del violino di Mordi, alzano lo sguardo al cielo.
Tutti. Tutto il ghetto. Alza lo sguardo al cielo.
E impauriti, poi decisi, poi impauriti, poi decisi urlano assieme: “Ridagli l'anima. Indicagli dove è fuggita. O non saremo più il tuo popolo. Ci hai privato di tutto, ci hai tolto il Sogno, ci hai inondato i volti di lacrime, hai giocato con le vite dei nostri figli, mentre elevavamo a te le nostre preghiere. Ora ridagli l'anima, o non saremo più il tuo popolo”.

E il vecchio li osserva. Li ascolta. E danza e si dondola. E urla.
“No, non dite questo. Vi prego, non dite questo. Non per me, non per la mia anima. Tacete. Non sfidate i cieli”.
E si china a terra e batte i pugni per terra.
“Tacete non fate questo”.

Ma il ghetto danza, tutto il ghetto danza, e Mordi suona, e guardano tutti al cielo. Impauriti e decisi.
“Ridagli la sua anima o non saremo più il tuo popolo”, gridano.
Forte, sempre più forte. Mentre la loro danza si fa potente, collettiva e plurale.
E in alto il cielo ascolta e valuta. Fermo

E il vecchio a terra, la barba sporca di polvere.
“Vi prego non vi dannate per me. Vi prego, tacete. Finite questa blasfemia. Chi siamo noi per dare ordini al creatore? E tu non ascoltarli. Hanno sofferto tanto, hanno i cuori lacerati. E la mani consunte eppure ogni giorno, tre volte al giorno, innalzano le loro preghiere ai tuoi nomi. Abbi pietà di questa loro follia. ”. 

E il Cielo guarda, osserva, tace e osserva.
E libera l'anima del vecchio che scende a terra e si posa sulla sua fronte e torna nel suo corpo che spossato si lascia cadere privo di sensi.
E il Ghetto tace, il violino tace in attesa di una punizione. E trema. Perché cosa potrà mai punirli più che la morte dei loro figli?
E Jonathan, il bambino bislacco, quello che tutti adorano perché straparla (ma le sue storie sono gocce di rugiada. Folli, sognanti e delicate), si mette al centro del gruppo.
“Ora è finita. Basta. Non ci sarà punizione. Avete messo le vostre anime al servizio di una sola e il Cielo ha risposto. La sinagoga ci attende”.
E tutti si voltano verso il Tempio, e si incamminano verso il luogo dell'elevazione. 
E il Rebbe e la donna prosperosa si tengono per mano. E lui le sorride e lei abbassa lo sguardo, come da sempre fa quando lo vede passare immerso nei suoi libri.

“Santa donna”, le dice il Rebbe. “È ora che tu divenga la mia sposa e io non so se sarò degno marito di chi sa salvare l'anima di un uomo con un solo abbraccio”.

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