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L'ombra Lunga


Camminando verso il Tribunale dei Minori, febbre alticcia, noto che il sole alle mie spalle proietta sul marciapiede un'ombra lunghissima, diafana, quasi onirica. 
Di quelle ombre che, se non trovano ostacoli, possono allungarsi per chilometri sul marciapiede. 

Sugli ostacoli, invece, quelle ombre si inerpicano, ci si aggrappano e lì si fissano, diventando più definite e a fuoco. 

E se l'ostacolo è una persona che cammina verso di te, l'ombra ride. 
Sì perché quella persona sembra restituirtela. "Tieni, ti è caduta per terra. È tua no?".

" E certo che è mia", vorrei dire, "sono 53 anni che cerco di liberarmene e tu me la restituisci così, con un sorriso, come se mi facessi cosa gradita. "

Ma poi io taccio, la persona incontrata tace,  persino l'ombra tace.

Perché lo sappiamo tutti e tre. 
Di un'ombra ti puoi dimenticare temporaneamente, ma non puoi perderla per sempre, se non vuoi perdere te stesso.

Allora alzo il cappello in segno di ringraziamento e saluto

"Mi scusi, sì è mia. Sono proprio uno sbadato".

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