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Visualizzazione dei post da 2025

(Redazione) - Il Midrash infinito e il sogno della verità: Idel, Kaplan, Celan, Jabès, Rilke e Luzi

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Il rapporto tra poesia sogno e Kabbalah costituisce un nodo centrale della riflessione contemporanea sulla mistica ebraica e sulla funzione epistemica dell’immaginazione.  Allo stesso tempo esso mantiene un sicuro fascino e una certa rilevanza anche nell'indagine critica di autori, anche del dominio poetico, storicizzati ed estranei alla cultura ebraica in senso stretto.  Moshe Idel , forse il più grande sapiente vivente in merito al pensiero ebraico e cabalistico ha mostrato in più sedi come ogni sogno sia latu sensu  null'altro che un testo  fluido e rivelativo per il quale, come poi riscopre la moderna psicanalisi, l'attività interpretativa non solo è necessaria e fondante ma anche formativa del sogno stesso.  L'interpretazione del sogno, come di ogni altro testo, è parte integrante, in altri termini, dello stesso sogno e, come risaputo, nella cultura tradizionale ebraica essa era oggetto di attività comune, quasi comunitaria, se il sognante ri...

(Redazione) - Dissolvenze - 49 - Vareuse

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  di Arianna Bonino Amleto: Guardate quella nuvola lassù. Non vi pare che richiami la forma di un cammello? Polonio: Sacripante. È un cammello davvero. Amleto: O piuttosto una donnola... Polonio: Infatti, ha la forma di una donnola. Amleto: Ma non pare una balena? Polonio: Tale e quale. Una balena. (William Shakespeare, Amleto, Atto III, scena seconda) Stamattina presto bussano alla porta. Spioncino: solo un cesto di limoni nell’oblò della lente. Chi è stato, lo so. Apro, l’aria è freschissima, piove da stanotte, dal giorno che era, da prima ancora. Gialli, ancora vivi, spruzzati di gocce che si aggrappano sulla scorza brillante. Lavandino: boe gialle che hanno perso la rotta. Graffio, fiuto. A occhi chiusi vedo cose misteriose e lontane, fosfeni di sogno. Correvo tra i muretti a secco, le trecce sfatte, lunghissime. Un sioux col fango sulle guance. In fuga, ridendo di paura, il cuore in gola, e scampavo sempre ai cattivi, visibili e invisibili. Nel fitto trifoglio delle terrazze...

(Redazione) - Fisiologia dei significati in poesia - 19 - Il poeta e la sua parola (parte quinta - Somme prima della Sintesi)

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di Giansalvo Pio Fortunato Arriviamo, dunque, al punto cruciale di questa ricostruzione su un’analiticità in poesia. Lo facciamo tramite il supporto di una riflessione fenomenologica, volta ad equilibrare coerentemente tesi ed antitesi precedentemente espresse. Il presupposto essenziale, in questi termini, è il riconoscimento del potere determinante dell’autore entro l’atto poetico. Un atto poetico non ipostatizzato implica, infatti, la naturalizzazione derivante dall’intendere nel costrutto poetico l’esperienza di linguaggio e l’esperienza percettiva del poeta. Avendo ben chiaro, in tal senso, che, pur nell’unità soggettiva (lo stesso Io nei pressocché stessi momenti di vissuto), l’esperienza di linguaggio non è pienamente compiuta nell’esperienza percettiva e viceversa. Il che significa, naturalmente, che se da un lato la poesia non è definibile nel solo e semplice atto di relazionalità contingente al mondo fenomenico inerito e percepito, dall’altro la poesia non è totalmente estrane...

(Redazione) - Amerinda - 05 - Creo (Credo)

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  di Antonio Nazzaro ____ Creo en el abrirse de la ventana cada mañana como una sonrisa amada Creo en no creer en los dioses pero tengo una fe infinita en el otro Creo en no ser una bella persona pero el espejo lo sostengo Creo en el amar a una velocidad vertiginosa como un cantar bajo la ducha Creo en la poesía toda así como no recuerdo los nombres de los poetas Creo en la fuerza de la debilidad como un vestirse de desnudez Creo en las miradas de los ojos y no bajo las persianas del mirar Creo en la ingenuidad de la ignorancia como en el maravillarse Creo en no saber creer pero sé vivir ____ Credo all’aprirsi della finestra ogni mattino come un sorriso amato Credo di non credere agli dei ma ho una fede infinita nell’altro Credo di non essere una bella persona ma lo specchio lo sostengo Credo nell’amare a perdifiato come un cantare sotto la doccia Credo nella poesia tutta come non ricordo i nomi dei poeti Credo nella forza della debolezza come un vestirsi di nudità Credo negli sgua...

Due poesie inedite di Alfredo Panetta - con nota di lettura di Sergio Daniele Donati

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I due componimenti inediti, Perli e’ Porceji / Perle ai porci e Muntagni / Montagne , di  Alfredo Panetta , che oggi vi proponiamo si collocano su poli opposti dell’esperienza poetica, ma proprio per questo si illuminano reciprocamente. 1. Perle ai porci Il testo è dedicato a Maria Chindamo assume la forma di una poesia civile, aspra e visionaria. La lingua calabrese accentua la crudezza delle immagini, mentre la versione italiana ne restituisce la forza in un registro forse ai più maggiormente accessibile. La violenza subita dalla protagonista diventa metafora di un mondo in cui Dio è “ assente ingiustificato ” e dove il male si incarna in figure mitiche e animali feroci. La poesia non si limita a commemorare, ma denuncia un sistema di potere e di omertà, concludendo in un silenzio che è complicità dei vicini. È un testo che trasforma la cronaca in allegoria, e la memoria in atto di accusa. 2. Montagne Il secondo componimento si muove in un registro contemplativo e cosmico. La n...

(Redazione) - Anfratti - 10 - Con tutto il suo Lido

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  Di Alessandra Brisotto io. Ho prenotato una stanza chiamata appartamento in uno stabile anni sessanta, non lontano dalla spiaggia. Quella spiaggia. Era nuovo e lussuoso, trent'anni fa, ora discreto e démodé. Il letto si stacca come in volo dal fondo dell'armadio e il tavolino della cucina, che funge anche da salotto, camera da letto ed entrata si apre da un lato come a sbocciare. Un appartamento dolciastro e marrone di mobili e piastrelle. Voglio vedere il mare dalla prospettiva giusta, quel mare particolare che al Lido ha un sapore antico e curioso. Voglio vedere alcuni film e quel mare. Tuffarmici. Entrambi effondono un aroma buono, dismesso da qualcuno e ripreso in tempi diversi. Perché il Lido non è Venezia, non ha confini. È un confine esso stesso, un confine aperto. Osservo la gente dentro le sale piene e vuote, la marea alta o bassa, le voci e le onde cariche e scariche, le gonne e la salsedine. Vedo le stole leggere spiccare il volo in alto per poi cadere improvvisame...

Sottopelle altra pelle

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Sottopelle altra pelle; non basta uno strato a difesa del mio nulla. Vorrei dire delle scaglie e degli sguardi persi  dietro l'illusione blu, ma è l'ora dell'oblio, di un suono d'oboe e del canto della Sirena a un mare senza Ulisse. ____ Testo – inedito 2025 – e foto di Sergio Daniele Donati

Tre poesie "genovesi" di Francesco Macciò - con nota di lettura di Sergio Daniele Donati

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Francesco Macciò , poeta ligure di grande spessore ed esperienza, ci ha fatto dono  di tre poesie scritte nella lingua musicale e nostalgica della sua citta: Genova; ne siamo davvero lieti ed onorati.  Il poeta qui costruisce attorno a una lingua poetica che si muove appunto tra il genovese e l’italiano, una tensione che non è mai meramente traduttiva, ma sempre dialettica, identitaria e fonica.  Le tre poesie qui presentate — Dal bar, A lengua, Bêuga tam-bêuga — offrono un percorso che va dalla scena urbana , all’ intimità linguistica , fino alla quasi-allucinazione simbolica , mantenendo però una coerenza stilistica fondata su ellissi, iterazioni e immagini taglienti, quasi a tratti scorticanti. Analizziamole separatamente. Dal bar La poesia si apre con un frammento di dialogo diretto, in genovese, che già contiene il nucleo tematico: la pioggia come condizione esistenziale, la mancanza di riparo, l’invocazione al cielo . Il bar diventa luogo di stasi e d'attesa , ...

Due poeti allo specchio (Alba Toni e Sergio Daniele Donati) - Dialogo della disappartenenza #2

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  L’estraneità alla luce e all’ombra parla sottovoce fuori da ogni radiazione elettromagnetica non sto ferma neanche sotto la pioggia se non per puro caso non ho processi da vendere regole da pesare pietre che tintinnano nelle tasche. Non ho scarpe bucate da riordinare per l’inverno collane da indossare terre dove tornare. Non mi rassegno. Perché è tutto così sbagliato perché lo è sempre stato mentre parlo neghi ogni evidenza e sei così intellettualmente distante praticamente non esiste motivo o presupposto che giustifichi ora e qui una reale appartenenza. Volevo mostrarmi una contadina mostrarmi una lavandaia mettere le mani sui nervi stendere sul filo da bucato tutti i capelli uno per uno. Ma stare è già un’esperienza privilegiata potrei essere l’ultimo esemplare rimasto in piedi da studiare che io non sfugga perciò che non sfugga al mio destino all’unica traccia all’orma sulla pelle che cammina in direzione ortogonale inversamente proporzionale a me che di mattina dormo e non mi...

Sei poesie inedite di Alessandra Paganardi - con nota di lettura di Sergio Daniele Donati

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Davvero lieti ed onorati di poter accogliere su Le parole di Fedro  sei poesie inedite di Alessandra Paganardi , poeta milanese che certo non ha bisogno di presentazioni.  Come potrete verificare, i sei inediti delineano un itinerario lirico coerente, ma mai monolitico, e stratificato, dove la memoria affettiva, la perdita, il tempo e la trasfigurazione simbolica degli oggetti quotidiani si intrecciano in una voce poetica intima e riflessiva. Il lessico, poi, alterna concretezza e rarefazione, con immagini che oscillano tra il dato biografico e la sua sublimazione metafisica. Il vestito blu e Il cappello azzurro ruotano attorno a oggetti indossati, con richiami evidenti al registro sensibile della vista ( colori ), che diventano emblemi della memoria e della relazione: il primo è un drappo che si dissolve nel bosco, il secondo un cappello che sigilla una sorta di passaggio generazionale . Entrambi i testi mostrano una tensione tra presenza e assenza, con una sintassi fluida...