(Redazione) - Letti da Francesca - 08 su "Il silenzio del lottatore", Rossella Milone, Minimum Fax 2015

A cura di Francesca Piovesan

Quest’estate ho riletto la raccolta di racconti “Il silenzio del lottatore”.
Mi capita di rileggere libri che con il tempo tendo a dimenticare, almeno in parte.
Mi capita di rileggere libri che mi riportano alle origini: il racconto.
Io nasco così, scrittrice di racconti, e in fondo lo sarò sempre scrittrice di racconti, anche se le mie parole si fonderanno in un romanzo, anche se i miei quaderni presenteranno pagine di intrecci temporali e di trama, io sarò sempre la narratrice breve, quella del tempo condensato che rileva tutto, e lascia in sospeso.
Rossella Milone è una collega di tempo, abile, brava, con una lingua compiuta che mi ricorda Alice Munro. Rossella Milone lavora con le sue parole, e con le parole degli altri. Rossella Milone è la coordinatrice del progetto Cattedrale, un osservatorio che promuove la forma letteraria del racconto.
E qui, in queste duecentoventisei pagine, la forma prende vita.
La forma di Milone racconta delle emozioni, della sensualità, dei corpi, dei silenzi. E lo fa attraverso le donne, generazioni di donne che si confrontano, si intersecano, si compenetrano, si riflettono in specchi paralleli.
Tutto è tumulto: dai ricordi di una donna anziana che fa a pugni con la sua memoria, alla rabbia e all’incredulità di una bambina che si trova a dover fare i conti con le amarezze delle vita, e a scoprire anche i primi rossori.
Sono i tumulti di adolescenti che trovano riparo nel chiostro fresco di un convento, pensando al futuro, al sesso, agli esami imminenti, a quelle prime volte che sembrano sempre paglia troppo secca da bruciare in pochissime ore.
Sono le donne adulte, che cercano, rifiutano, riscoprono l’amore. Amori di rinunce, attese, coraggio. Amori silenziosi, fatti di letti separati, di confessioni, di ordine maniacale. Amori che si rivelano lungo una scala percorsa in velocità.
Ogni racconto è legato con un filo invisibile al precedente, e al successivo. Forse è il filo del silenzio, di cose taciute o mormorate appena. Di cose taciute alle altre persone e mormorate solo a se stesse. Il lottatore silenzioso che opera in gran segreto ogni giorno, continuamente, senza sosta, decimando aspettative, alimentando speranze, osservando tempi futuri e di luce, guardando in faccia il nostro crudo.
Silenzioso e fragoroso.


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