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Questo bisogno di cantare

Foto di Sergio Daniele Donati

Questo bisogno di mescolarsi
al mondo, di rendere 
tenui le tinte del distacco;
questo bisogno di dirsi
pieni della presenza dell'altro,
di rendere grossi i tratti
della propria piuma d'oca,
questo bisogno di ritorno
al cuore semplice delle cose,
al canto sguaiato d'un Karaoke
mi scioglie l'anima; bambina. 
Mi guida al ricordo di mani callose
e ai timbri emiliani
della voce tua voce, padre.
Cantavi male, papà,
stonato; il tuo occhio 
si chiudeva commosso
sotto le note della Bohème.
Io ero bambino e quel tuo raglio
modenese, quel tuo conoscere
le virgole d'un Opera
- sbagliavi le note,
conoscevi le pause -
torna nelle mie ebbre 
serate al Madama. 
La gente ride e sorride, papà,
del mio alzarmi d'impeto 
per cantare ubriaco 
arie meno nobili.
So però che mi portano 
lo stesso affetto,
che nei nostri guaiti
bolle lento il ragù
e salse antiche. 
C'è chi canta per dimenticare;
non io. Io canto il tuo volto
e sento la tua stessa lacrima
sulla mia guancia. 
Io non dimentico, padre.
Non ti dimentico, papà.



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