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Kabul (lutto)

"Rovina" di Sergio Daniele Donati
Parole spese 
a raccontare crepe e crolli;
e silenzi sulla dignità
della rovina.
Là, dove colavano
vite e speranze umane,
resta il mattone corroso,
il camino senza fumi,
e s'innalza la forza
d'una testimonianza, senza scopo.
Così è per l'uomo.
Non è la parola 
a descrivere un lutto;
è la mano segnata,
lo sguardo vacuo,
lo stampo ebetino
sulla maschera di cera
di chi resta. 
Si vive alle volte
sopra la vita;
per poter vivere ancora. 
È una legge senza scampo,
senza articolo, né comma.
Una legge mai pronunciata,
per non infrangere il sogno:
"per dirsi vivi
bisogna conoscere a volte
l'amaro sapore della sopravvivenza".
Kabul è il volto immobile
d'una bambina, il pianto
d'una madre. 
Kabul è la mia mano che trema,
incapace di parola, 
lo sguardo che si perde
mentre mi faccio rovina.






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