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Milano di notte


Foto di Sergio Daniele Donati

Milano di notte
non ha più lucciole
ma cicale. E lenta svapora
ricordi d'infanzia 
in memorie provenzali.
Milano, la sobria, 
di notte non ha più lucciole 
ma cicale e copre
immagini corrusche e lascive
con mónotoni d'archi.
Cammino e ricordo e osservo.
Sei cambiata, Milano.
Ti ritiri sempre più,
senza lasciare traccia,
al passo disattento 
di chi ti abita.
Hai abbandonato 
la via fasulla dell'immagine 
e ti sei fatta
suono, di notte.
Lento s'abbandona 
il mio sguardo libero
al suono dei tuoi insetti;
tra i volti tuoi uno solo
m'appartiene, quello che canta,
coperto di veli sacri,
la danza del ritiro.
Milano, la notte, 
non ha più lucciole 
ma cicale che lanciano
lontano, oltre le orecchie
d'un uomo piccolo,
mistici messaggi di risonanza.
E non c'è apertura di mari,
né sempiterni lumi 
in quel canto.
Solo la polka, 
nemmeno troppo vivace,
di chi torna felice
alla sua dimora,
e copre di maschere un volto
senza nome né progetto.
Milano di notte
non ha più lucciole,
ha cicale che indicano
a chi cammina il ritmo,
in quattro quarti,
della gioiosa danza
dell'oblio.




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Commenti

  1. Molto belli questi versi Sergio. Un dialogo con la città che cambia o che non è più come si vorrebbe.
    L'andamento poetico stavolta è su modelli leopardiani: ci sono sentinelle lessicali che lo testimoniano: "lento s'abbandona...", "sempiterni lumi" , "dimora".
    E questo è un bene, a parer mio.

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