Due inediti di Valentina Murrocu

 



I

I piatti nel lavello in Via Kramer
sono indice di una mediocrità
piana come i residui di sangue
mestruale sulla tazza: il soggetto

che agisce una tragedia
minima, lo sperma sulla tuta,
il velo che si squarcia
in metropolitana a Gessate.

Oppure, lo spazio tra l’arredamento
e il mondo interno, nominare
il corpo svuotandolo di senso.

«Se vivere è percepire, dunque,
la somma dei soggetti è una proprietà,
come uno spasmo nel sonno,
l’angoscia del risveglio.»

La rimozione come scarto o accrescimento.

II

Il divano lasciato in Via Magenta
rivela una coerenza al fondo
delle cose, come non ci fossero i caseggiati
alla periferia di Milano, le partite di calcio,
la tragedia esponenziale
sulla linea della metro:

in sogno, sempre più spesso,
una miopia minore gli viene incontro
come la coincidenza nei tessuti.

«Allora, la membrana regola gli scambi
tra viventi come da un dio interno:
l’alto e il basso contro la parete,
il vintage, la pornografia, il desiderio
scomposto in forze.»

Dicevi che la menzogna costruita
attorno a questo o quel discorso
è necessaria, una vita come
una vita di vetro ruvido.

Le rivolte ad Hong-Kong sfuggono al controllo.


Nota biografica

Valentina Murrocu (Nuoro, 1992) si è laureata in Storia e Filosofia presso l’Università degli Studi di Siena. Ha esordito con la raccolta “La vita così com’è” (Marco Saya Edizioni, 2018); ha vinto la seconda edizione (2020) del “Premio Letterario Nazionale Gianmario Lucini” per l’inedito; ha partecipato alla dodicesima edizione (2021) di RicercaBo. Collabora con “Poesia del Nostro Tempo” e con il blog “Recensire il Mondo”.


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