A proposito di "Costola Madre - ai cerchi difficili da chiudere" di Annalisa Mercurio (Chipiùneart ed., 2025) - nota di lettura di Sergio Daniele Donati

 


"Costola Madre - ai cerchi difficili da chiudere" di Annalisa Mercurio (Chipiùneart ed., 2025) è una raccolta che non si limita a essere vagamente letta: si attraversa come si attraversa un corpo, un respiro, una soglia, consci che glie siti di tale attraversamento non potranno che modificarci nel profondo.
Annalisa Mercurio costruisce infatti una poesia che non racconta la maternità, ma la mette in scena come un processo di metamorfosi continua, un luogo in cui la carne diventa linguaggio e il linguaggio diventa carne, in un gioco spesso sinestetico di mirabile maestria. 
La sua voce è sempre essenziale, precisa, mai decorativa: ogni parola sembra il risultato di una lunga distillazione, come se il verso fosse ciò che resta dopo aver tolto tutto il superfluo, tutto ciò che non regge il peso della verità.
Già nella poesia d’apertura, Costola madre (p. 15), si percepisce la direzione profonda dell’opera. I versi estratti «Educarti al silenzio / di ombre inghiottite dalla notte, / alle risacche, al conto delle onde (...)» non sono un semplice incipit: sono, al contrario una dichiarazione di poetica.
Educare significa introdurre alla complessità, o meglio far sortire la complessità dalle profondità di chi si educa, in una operazione maieutica infinita.
Non significa mai proteggere dalla vita; al contrario significa trasmettere il senso profondo del saper sostare nel mistero, nelle zone d’ombra, nei movimenti invisibili che governano il mondo.
Il silenzio nell'opera diventa un grembo ulteriore, un luogo formativo.
Le immagini marine — risacche, onde — aprono una dimensione ancestrale, fluida, in cui la maternità non è un fatto privato ma un ritmo cosmico.
La struttura dei versi, brevi e sospesi, con enjambement che aprono continuamente lo spazio del non detto, crea un respiro irregolare, quasi uterino, che accompagna il lettore dentro un territorio di soglia.

Questa idea di soglia ritorna più avanti, in una delle poesie più emblematiche della raccolta, Prendiamo un corpo (p. 25), dove la poetessa scrive: «Prendiamo un corpo – il mio – / e spogliamolo della pelle / e di tutte le cose destinate / a tornare alla terra. (...)»
Qui la maternità si rivela come un gesto di spoliazione radicale: togliere la pelle significa togliere la protezione, l’apparenza, la superficie.
È un atto rituale, quasi sacrificale, che rimanda a un’origine più antica del linguaggio stesso. La pelle che cade, la terra che reclama, il corpo che resta: tutto concorre a costruire un’immagine di essenzialità assoluta. La poesia non descrive: incide.
La lingua è chirurgica, ma non fredda; è un bisturi che apre per guarire, non per ferire.

In tutta la raccolta, Annalisa Mercurio lavora con un lessico corporeo che diventa un vero e proprio alfabeto simbolico.
Ossa, placenta, scapole, sangue, rughe: ogni elemento anatomico è trasformato in un segno, in un vettore di significato.
La maternità non è mai ridotta a un’esperienza sentimentale: è un territorio di conflitto, di scissione, di ritorno. La figlia non è un oggetto del discorso, ma un soggetto pieno, un’entità che trasforma la madre mentre viene trasformata. La relazione è un campo di forze, un luogo di reciproca generazione. La madre dà vita alla figlia, ma la figlia dà forma alla madre. È un movimento circolare, spiraliforme, che la poetessa rende con una struttura testuale che ritorna, si avvolge, si riapre, come un cerchio che non si chiude mai del tutto.
La metrica libera, apparentemente semplice, è in realtà governata da un ritmo interno molto preciso.
I versi brevi, spesso composti da tre o quattro parole, creano una cadenza spezzata, che imita il respiro, la contrazione, la gestazione. Gli enjambement sono fenditure, aperture che permettono alla parola di scivolare oltre il margine, di espandersi. La punteggiatura è ridotta al minimo, lasciando che sia il ritmo stesso a guidare la lettura. Ne deriva una musicalità sotterranea, fatta di assonanze, consonanze, riprese interne, che dà alla raccolta una compattezza sonora rara nella poesia contemporanea.
Ciò che colpisce, in Costola Madre, è la capacità di Annalisa Mercurio di tenere insieme la concretezza della carne e la verticalità dello spirito.
La maternità è un fatto biologico, ma anche un fatto cosmico; è un’esperienza individuale, ma anche una genealogia; è una ferita, ma anche una guarigione.
La poesia diventa dunque per la poeta il luogo in cui tutto questo può essere detto senza essere semplificato; in cui può e deve esser detto perchè per la poeta la parola è sempre necessità, occorrenza improrogabile e non evitabile.

Ogni testo della raccolta è un varco, un passaggio, un gesto di fondazione.
La figlia è alterità e specchio, distanza e ritorno, ferita e salvezza.
La madre è corpo che si apre, voce che si espone, memoria che si rinnova. "Costola Madre - ai cerchi difficili da chiudereè un libro che resterà, per la sua intensità, per la sua precisione, per la sua capacità di trasformare la maternità in un’esperienza poetica totale.
È un’opera che non si limita a parlare della vita: la fa accadere sulla pagina.
Nel panorama italiano, l’opera di Annalisa Mercurio evidentemente dialoga con due tradizioni diverse ma tra loro complementari.
La prima è quella che ha in Bianca Maria Frabotta una delle maggiori esponenti, soprattutto la Frabotta più matura, dove la maternità e la genealogia femminile diventano luoghi di interrogazione politica e anche ontologica.
Come Bianca Maria Frabotta, Annalisa Mercurio lavora sulla soglia tra corpo e simbolo, ma la sua voce è più scarnificata, più verticale, più esposta alla ferita e ai venti di un cambiamento negli esiti sempre benefico ma nel processo a tratti arduo e periglioso.
La seconda autrice con cui Analisa Mercurio pare essersi in silenzioso dialogo sembra essere Chandra Livia Candiani, con cui la poeta condivide l’attenzione al silenzio, alla soglia, alla parola come gesto di cura.
Tuttavia, mentre per Chandra Livia Candiani la tensione è verso una spiritualità rarefatta, quasi eterea, Annalisa Mercurio resta ancorata alla carne, alla materia, alla genealogia fisica. La sua poesia è più terrestre, più incarnata, più radicata nella biologia e nella memoria del corpo.
In questo doppio dialogo — con la genealogia femminile di Frabotta e con la spiritualità della soglia di Candiani — Annalisa Mercurio trova una voce che è solo sua: una voce che non imita, non deriva, non si appoggia. Una voce che nasce dalla carne e dalla parola insieme.

Una raccolta questa certamente densa e come si diceva in esordio di nota, destinata rimanere, perchè, al contrario dell'etimologico contrasto tra i due verbi, è una raccolta che e-ducando in-segna. [n.d r. 1]

il caporedattore Sergio Daniele Donati
____
[n.d r. 1] - benché spesso accostati per campo semantico è sempre bene ricordare che i verbi educare (dal latino e-ducere, far emergere, condurre fuori da) e insegnare (dal latino in-signo, lasciare un segno, incidere) descrivono due moti diversi relativi alla relazione tra magister e allievo.
Il primo è un moto di ausilio alla emersione di contenuti che l'allievo, inconsciamente, già possiede dentro sé, il secondo è legato all'idea di permettere a semi nuovi di germinare nel fertile terreno cognitivo dello studente.
Entrambi hanno un enorme valore etico ma, mentre il primo comporta una certa spogliazione dal proprio ruolo da parte del maestro (magari solo simulata), il secondo fa del principio di autorevolezza (mai di autorità, per carità) uno dei suoi cardini.
L'alto e il dentro hanno entrambi un enorme valore etico-simbolico e la distanza-vicinanza di questi due verbi lo dimostra appieno.
Dopo tutto il fine è il buon ap-prendimento e crescita dell'allievo.


____
BREVE NOTA BIOBIBLIOGRAFICA

Annalisa Mercurio nasce a Rimini nel 1969.
Nel 2000 si trasferisce in Puglia, terra che segna il suo verso, così come lo segnano gesto e corpo.
Danzatrice classica e contemporanea, sente la scrittura come estensione della propria fisicità. 
Nel 2020 (complice il lockdown) decide di salvare i propri scritti e aprirli al pubblico.
A Gennaio 2023 entra a far parte della redazione di questa pagina letteraria, curando la rubrica “Figuracce retoriche”.
Numerose le apparizioni su blog letterari e antologie.
Nel 2023 pubblica la sua prima raccolta poetica “Muovimi il fiato” (ChiPiùNeArt edizioni)
La raccolta si aggiudica il primo premio poesia edita al concorso Antica Pyrgos 2023 e, nel 2025, il terzo premio poesia edita della prima edizione del Premio Internazionale Gabriele Galloni.
Nel 2024 cura, per la casa editrice Divergenze, il saggio di Elisa Kirsh “Gastarbaiterliteratur”.
Nel 2025 pubblica sempre per ChiPiùNeArt edizioni "Costola Madre - ai cerchi difficili da chiudere", oggetto del presente articolo.



stampa la pagina

Commenti