Cinque poesie inedite di Alba Gnazi con nota di lettura di Sergio Daniele Donati

 

Alba Gnazi è poeta matura e piena, dalla scrittura sottile che richiama nei versi suggestioni naturali e corporee portatrici di simboli profondi. Le poesie inedite che qui proponiamo giocano sul crinale, per l'appunto, d'un sottile e sapiente equilibrio che manifesta tutta la tenuta di una parola in tensione creativa. 
Il campo semantico connesso a natura e corpo poi diviene allo stesso tempo attore principale e sfondo di altro connesso alla parola. 
Siamo di fronte, quindi ad un accesso "per gradini" alla conoscenza che si trasmette, quasi epidermicamente, quando i simboli narrano la possibilità di altri simboli, in un gioco metaforico senza fine che richiama alla natura più intima del linguaggio. 
Tutto questo nella scrittura della poeta appare manifestarsi con un ritmo lento e in un certo senso inesorabile, che riteniamo un vero e proprio arricchimento per il lettore che si trova così a percorrere idealmente i testi con un pensiero laterale ben presente: l'estrema versatilità delle parole della poeta come origine di molteplice interpretazione possibile. 
L'approccio al simbolo che Alba Gnazi propone al lettore non è dunque mai brutale ma, al contrario graduale. Dal significato letterale a quello allegorico la poeta ci mostra la stratificazione e la molteplicità delle interpretazioni possibili dei suo testi, dandoci la sensazione della possibilità di crescita per il lettore attorno al suo testo, senza farlo mai cadere in una incomunicabilità posticcia e priva sviluppo possibile.
Una poesia quella di Alba Gnazi che dimostra appieno la validità di un assunto a me molto caro; quello che vuole sempre rimarcare il dialogo interno e, in un certo senso, interiore tra le interpretazioni possibili di un testo e non, al contrario la loro contrapposizione scolastica. 
Una poeta dunque da seguire con attenzione con il sorriso che dona una comprensione graduale e graduata dei significanti e del loro portato, della loro capacità, in altre parole, di portarci nel regno di un altrove non troppo distante e percorribile.

Per la Redazione de Le Parole di Fedro
il caporedattore - Sergio Daniele Donati




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Alba Gnazi, cinque poesie inedite (2021-2023)
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C’è un gesto che ha il giorno
di migrare al brillio,
un inizio aggrappato a una voce,
un brusio minerale
che dal sonno alla veglia poi induce
e raccoglie in viso e in palmo
quel sogno sbriciolato e malfermo,
mentre al fischio del treno
altra vita s'attorcia a plotoni di luce
e ancora chiama per nome
il gesto di essere al mondo
che hanno tutte le cose.


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Posiamo qui le voci che ci inventano,
che tra i capelli e lo specchio
al mattino ci cercano,
voci di genti, di posti, di ignoti,
voci che chiamano e dicono,
che assolvono e accolgono,
e ringhiano e strizzano
e mai una volta spiegano
il nome, l’omen, il fiato
nobis datum

nel timbro a volte ostile, a volte arpeggio,
un cuneo ocra-mare, un rifugio
a tempo inverso; una tana
nel cortile del ricordo,
in cui scartare figurine
nel giorno che cade in uno slancio,
il mondo in un abbraccio,
a chiamare le cose
con il nome che sono,
nel presente in cui stanno

e si è ancora solo figli,
si ha ancora tutto il tempo.

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Prende poco spazio a sera
il corpo, e ancora più il pensiero,
le mani fredde sdrucciole sul viso
che canta schiuso la sua età
così prossima alla dissipazione,
cercando un conforto senza resa né giudizio
con un abito rosso guerra sul sorriso
e piacevoli paure incontrate dentro un bacio,
ché il cuore a volte è guercio,
confonde echi per certezze,
rimpianti per desideri
un altro alibi come confine.

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Che bel tepore fanno
le parole mai dette,
sembrano un ronzio
vibrato sotto-bosco,
un acufene verde
a guardia del silenzio,
mentre piove
e c'è chi dorme
ignaro del verbo del buio,
della vita che sgronda
e traluce goccia a goccia
in aria chiara, e incanta,
e un salice sfronda sul selciato
un macramè che squadra
passo a passo
l'ombra che lo scorta.

Dorme, qualcuno,
e il ventre armato del cielo
inghiotte idiomi e voci
di chi da sveglio sogna
e ha lune in gola e un cielo
a stelle dritte,
il tepore vivo
di parole mai dette.

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Davanti a lei c'è il mare,
il mare e basta,
di un blu così dilagato
che sembra rotto,
o il pittore matto,
la tela macchiata,
la tabula dei colori esplosa;
c’è lei davanti a tutto,
che allarga le braccia e corre
sulla sabbia assorbita dal crepuscolo,
sulla battigia vuota che scricchiola
sotto al suo calcagno,
e imita il volo dei gabbiani, il verso,
il battiali rado,
mentre avanza
il mare osserva a lato e ovunque
il suo incedere tra il bordo delle onde
e quello della mia vita,
lei davanti al mare
e dietro il sole, la mia vita.

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NOTE BIOBIBLIOGRAFICHE

Alba Gnazi è nata e risiede in provincia di Roma. Insegna nella scuola pubblica. Ha pubblicato le raccolte di poesia Luccicanze (Cicorivolta Editore, 2021, con prefazione di Antonino Caponnetto); VerdemareCronologia inversa di un andare (La Vita Felice Edizioni, 2018); In quel minimo che cade (Il Convivio Editore, 2021, con postfazione di Franca Alaimo).



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Commenti

  1. Grazie di cuore per questa accoglienza, per le tue parole. Infinite grazie. Alba

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    1. Alba cara, un enorme piacere per noi averti nelle nostre pagina...

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