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La festa di Francesca G. Marone

 

Foto di Francesca G. Marone

Racconto inedito e foto si pubblicano su gentile concessione dell'autrice



Era stata invitata a una festa di ragazzini, al tempo aveva nemmeno dodici anni, le sembrava una cosa molto eccitante andare a una festa dove avrebbe trovato la musica, i balletti, le bibite fredde, le amiche e gli amici, alcuni di questi da conoscere meglio in quell’occasione imperdibile. 
La festa era quella delle gemelle, le figlie della signora bionda, l’amica di famiglia; erano venute dal Nord loro, sembravano tanto eleganti da farti sentire spesso fuori posto. 
L’accento della regione di provenienza non si sentiva quando parlavano, quel modo di parlare sortiva soltanto l’effetto del non-napoletano, questo perché erano state in giro per svariate città del Nord Italia, il marito della signora bionda era un imprenditore molto ricco e con diverse attività nel paese. 
Ora però lui l’aveva lasciata da sola con le gemelle, o forse lei era scappata, pare che lui fosse stato violento, o pare che lei fosse stata troppo avvenente e corteggiata. 
Comunque, al di là delle voci della gente, erano arrivate a Napoli, e poiché la madre della ragazzina era sempre una persona gentile, soprattutto con chi veniva da fuori città, l’aveva aiutata a trovare un appartamento in una zona buona della città. 
La casa era in via Manzoni a un piano alto, dal terrazzo si poteva ammirare il panorama ma soprattutto, la ragazzina lo sapeva bene, era fuori al terrazzo che i maschi venivano a chiederti "vuoi metterti con me?", quindi il terrazzo era un elemento imprescindibile delle feste. 
Magari quel giorno sarebbe stato il suo giorno fortunato, c'era il tipo della scuola, di qualche anno più grande di lei, quello con i riccioli biondi e il sorriso furbo, ma forse quello lì non guardava proprio una più piccola di lui. 
Era troppo magra la ragazzina, con un caschetto nero da bambolina, il petto spianato, nessun segno anticipatore del suo diventare donna. 
Era piena di sogni però, e a ogni canzone ascoltata immaginava l'amore, lo sguardo era scuro come la pece, uno scrigno con un vortice di emozioni inesprimibili, forse troppo impetuose per una ragazzina. Le sue proprie dita, sottili e incerte, avevano già imparato a conoscerla nei punti più segreti, la sera era spesso popolata dalle immagini del biondino con i riccioli. “Come si baciano i ragazzi?” si domandava nel sonno. 
Aveva sentito dalle amiche che ci voleva la lingua per farlo bene. 
Poteva fare le prove socchiudendo una mano a pugno e simulando con le labbra il bacio, ma dall'altro lato non c'era una reale risposta e quindi lei, nell’esercizio, si bloccava come una scema. 
Ora tremava per il timore di non saper baciare. 
Poteva guardare un film d’amore, lo faceva spesso, soprattutto nei pomeriggi in cui era da sola e i compiti della scuola l’annoiavano a morte. 
Purtroppo in quei film facevano un sacco di cose sentimentali ma le lingue non si vedevano mai, c’era ben poco da imparare sulle lingue e i baci veri.

Il pomeriggio della festa arrivò, la vestizione fu un momento molto complicato, non c’era mai nessuno vicino a lei per consigliarle il giusto. La madre era sempre buia in volto e passava il tempo fumando nella penombra del salotto, e poi la vedeva come una bambina e basta, le comprava ancora quei calzettoni con i buchetti, quelli bianchi, da stupida, che le segnavano le gambe e gliele facevano sembrare corte. La ragazzina era infelice, non riusciva proprio a capire in cosa lei fosse diversa dalle altre, che erano sempre più alla moda di lei, più smaliziate e sicure. Donne in miniatura. L’unica soluzione scovata fra i suoi abiti da bambina furono una minigonna di jeans e una t-shirt con dei bottoncini, poi le espadrillas con un poco di zeppa la fecero sembrare più donna nello specchio. Fece qualche prova muovendosi con la musica in sottofondo, e si sforzò di pronunciare alcune parole mitigando l’accento napoletano, di cui si vergognava un po’, ma era un sentimento che provava solo quando stava con le gemelle. Suo padre l’accompagnò sotto il palazzo e le diede l’orario per il recupero serale, era sempre troppo presto per lei, lo detestava con tutte quelle ristrettezze e con tutta la sua severità. Il padre l’aveva squadrata da capo a piedi, storcendo il naso per la minigonna di jeans. Non capiva niente dell’importanza fatale di quella festa per lei. La madre delle gemelle l’accolse con un sorriso largo e con una mano fredda, zeppa di braccialetti dorati e tintinnanti, la spinse dolcemente verso la stanza dove c’erano già dei gruppetti divisi per schieramenti.

Ricciolibiondi la guardò e fece un fischio con le due dita fra le labbra. Quanto avrebbe voluto imparare pure lei a farlo. Dopo il bacio con la lingua era la seconda cosa nella sua lista personale di cose da fare entro la fine dell’anno scolastico. La terza era guidare la Vespa bianca di un amico più grande, senza farsi beccare dalla polizia. Convivevano in quella ragazzina timidezza e sfrontatezza, pudore e voglia di esaltazione, che non le facevano capire di che pasta fosse fatta davvero.

Le ragazzine erano tutte con abitini stretti, le gemelle si sentivano le reginette della festa, con i capelli intrecciati fino al sedere a punta. A un certo punto andarono a confabulare di là e misero sul giradischi un nuovo 45 giri, le luci si abbassarono e il gioco del semaforo iniziò.

"Dio fa’ che io capiti con Ricciolibiondi, ti prego fa’ che io possa ballare con lui, sarò buonissima fino all'anno prossimo!".

Qualcuno le prese la mano e la trascinò al centro della stanza, si sentivano delle risatine sommesse. Ricciolibiondi la strinse un po', e la musica iniziò a trasportarli nell’aria densa di sudore. Era piccolina ma sapeva muoversi bene, nei fianchi aveva già il desiderio di innamorarsi. Dopo, lui l'avrebbe portata fuori al terrazzo e glielo avrebbe chiesto - vuoi metterti con me?-, e lei avrebbe raccontato alle amiche a scuola del loro bacio, un bacio vero con la lingua.

La luce improvvisamente si accese. Il disco fece un rumore brusco di una puntina che strusciava come sabbia fra i denti. La madre delle gemelle era accanto al giradischi, dritta e con i capelli perfettamente pettinati sulle spalle: "Questo ve lo sequestro, è un disco immorale!".

Tutti si bloccarono come quelle statuine del gioco che facevano da bambini in cortile. Un due tre, stellaaa.. Anche lei e Ricciolibiondi restarono immobili al centro della stanza, e si staccarono l’uno dall’altra, guardandosi poi increduli i piedi.

Il cuore le saltò in gola, la rabbia le fece stringere i pugni tanto da ferirsi le mani, guardò la signora bionda venuta dal Nord e pensò di volerla uccidere.

Lei la fissò con un sorriso finto, le passò accanto e le accarezzò la testa, sussurrandole all’orecchio “piccolina, su che divertite lo stesso”.

La ragazzina avvertì un brivido sinistro scorrerle lungo la schiena. Ricciolibiondi andò a sedersi con gli altri maschi, l’incantesimo era svanito, per sempre. Certi momenti non si ripetono più, questo lo aveva imparato dai film sentimentali dei pomeriggi solitari.

Qualche mese dopo scoprì che la signora venuta dal Nord era l'amante bionda di suo padre, era lei quella che aveva interrotto ogni suo sogno d'amore. Era lei che aveva segnato il punto di passaggio dall’essere ragazzina a donna, anche se lo aveva fatto in un modo che nei film non c’era, e neppure nei sogni sotto le coperte. La ragazzina conobbe la verità degli adulti mentitori.




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Francesca G. Marone Sociologa, counselor professionista e mediatrice familiare, già laureata in Scienze Politiche, poi in Comunicazione pubblica sociale e politica, vive e lavora a Napoli. Ha pubblicato racconti e poesie in antologie per varie case editrici, fra cui Perrone, Nottetempo e Centoautori. Ha partecipato con un suo racconto dal titolo “Sibilla” all’antologia “Madame Europa” per Fusibilia edizioni. Collabora al blog Letteratitudine di M. Maugeri. Ha ideato e cura il blog letterario “Letteralmente live.wordpress.com”. Dalla rielaborazione del manoscritto “Lui così estraneo” -segnalato al Premio Calvino 23 ed. con la menzione “per il lacerante scandaglio di un’interiorità femminile”- è nato il suo primo romanzo : Poche rose, tanti baci, Castelvecchi editore, uscito nell’ottobre 2017. Conduce laboratori di scrittura emozionale per conto proprio e gruppi di counseling sull’autostima femminile. Il suo secondo romanzo è di prossima uscita.

 


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