(Redazione) - 14 - Lo spazio vuoto tra le lettere - "Poesia degna e sobria": a proposito “Khamsin” di Maria Grazia Galatà (Marco Saya ed., 2021)

A cura di Sergio Daniele Donati


Nel 2021 è uscita per i tipi di Marco Saya Editore la silloge Khamsin di Maria Grazia Galatà, raccolta che sicuramente si caratterizza per la maturità dei tratti stilistici e di contenuto. 
Come altrove nella produzione copiosa dell'autrice, troviamo anche in questa raccolta il richiamo al dominio di una geometria del sentire, quasi ad una familiarità con l'aritmetica del sentire. 
Già alla prima composizione della raccolta quanto sopra appare evidente. 
Ne riportiamo il testo qui sotto

ed è tramonto
di un passo dentro ogni spina di spine 
la fine di un luogo 

la forma dell’angolo nel limite ignoto 
e dimmi – le tue albe quali sono?

La misura è già presente al secondo verso in quel passo che appare non incerto ma cadenzato e diretto verso la fine di uno spazio ben delineato. 
Una finis, un exitus, un tramonto che trova specchio nella domanda finale, con una simmetria che non può non esser colta da chi legge.  
E non si può non notare che questo pattern lo abbiamo su due livelli che potremmo riassumere nello schema:
prima strofa - asserzione
seconda strofa - domanda, 
schema che ha un procedere appunto quasi matematico, assiomatico, determinativo e dimostrativo, come vedremo meglio poi. 

Persino nel suo contatto col mondo onirico, per molti impossibile da descriversi in termini precisi, l'autrice mostra la maestria di chi è capace di dare una misura e un tempo al rapporto tra sogno e quotidiano. Ad esempio leggiamo

dammi più lento il tuo respiro 
ch’io possa rasserenarmi del ritorno
tanto il mondo sarà sempre così
sopraggiunto a questo vento ingannevole

ho sognato un albero germogliare foglie 
e rami e noi

All'elemento onirico il lettore arriva passo dopo passo, accompagnato per mano dalla poeta, la quale prepara il terreno in cui disvela ciò che alla comprensione di un sogno è necessario, prima della sua stessa descrizione. 
Ogni interpretazione del sogno, specie se altrui, ha bisogno di un respiro (altrui)  secondo una certa tradizione ebraica e talmudica e il sogno, per essere compreso, ha, sempre secondo la medesima tradizione, bisogno dell'altrui lettura (respiro).
Da ogni sogno, poi, si deve saper tornare, ché varcare quella soglia è semplice, meno saperne fare ritorno.
In altre parole qui l'autrice non cita il sogno che dopo aver descritto gli elementi necessari alla sua comprensione, al suo attraversamento. 
E  questo è elemento di misura e di conoscenza dei tempi della scrittura, di ciò che una certa lentezza meditativa tipica della magistrale penna della Galatà; tempi che qui hanno la misura quasi teatrale dell'entrata in scena del personaggio principale. 
Il tema della misura torna, forse paradossalmente ancora più forte, laddove la poeta parla di perdite e cadute. 
Ad esempio leggiamo:

è lì che ti vedo mentre confuso riannodi 
parole tra spazi di tele senza punto d’inizio
dove abita il silenzio e la curva del giorn

in un giaciglio di sale 
perdo 
ti perdo

C'è sempre un dire di Maria Grazia Galatà che parte da un rapporto d'osservazione e meditativo su ciò che avviene, fuori e dentro e attorno alla penna della poeta stessa. 
In questa sua quanto sopra è evidente. La prima strofa contiene una descrizione tanto vibrante quanto precisa. Un dire ciò che avviene sotto lo sguardo della scrittrice per ciò che è, senza nascondimenti.
Solo poi, nella seconda strofa, ci viene detto, sempre con disillusa osservazione, un inesorabile e inappellabile senso di perdita dell'altro da sé, quindi del sé profondo. 
La poeta descrive uno strazio qui con penna sobria, mai strascicata. 

È la sobrietà che non rinnega la sofferenza e lo strappo ma sa farne una descrizione fenomenica molto lontana da un poetare, che chi vi scrive non ama proprio sebbene di moda, che ha bisogno di evocare viscere e vacui dolori per dire di aver detto. 
La grandezza della poeta in questa raccolta, come nelle precedenti, è al contrario quella di saper evocare sempre una certa dignitas della scrittura. E in greco antico la parola che designa dignità ha la stessa radice di axios (assioma). 
È degno dunque ciò che esprime, asserisce o tende a dire un verità non solo implicita ma valida per tutti. Un dire poetico sobrio e degno rifugge gli eccessi egotici di gran parte della poesia contemporanea
Mentre il dire soggettivo deve essere dimostrato sempre, quindi è in un certo senso antiassiomatico, il poeta che si pone all'interno di una tradizione di scrittura sobria e degna è colui che non ha bisogno di dir altro che ciò che va detto. 
E può farlo solo se conosce le sezioni auree del dire, la proporzioni tra premesse e conseguenze, gli intervalli musicali di un dire che solo in quanto sobrio diviene universale. 

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Note biobibliografiche sull'autrice

Maria Grazia Galatà , poetessa e artista visuale nasce a Palermo. Collabora con il giornale di scritture " Il cucchiaio nell'orecchio " e Mentinfuga

1986 vince il Premio Internazionale di Poesia e Narrativa “All’ombra degli Etruschi"
2002 partecipazione ad "underwood", ad Ascona insieme ad altri nomi illustri della poesia contemporanea: Mario Luzi, Fernanda Pivano, Edoardo Sanguineti;
2003 ha editato il libro "Congiunzioni", con fotografie di Costantino Spatafora,
2005 51° Biennale di Venezia, "La notte dei Poeti" con Ana Blandiana ed altri poeti di fama internazionale;
2005 partecipa con un opera in collaborazione con Costantino Spatafora all'evento "Padiglione Italia 13x17" curata da Philippe Daverio ed edito alla fine del 2007 da Rizzoli;
2006 è stata segnalata, tra le opere edite, al "Premio di Poesia Lorenzo Montano";
2007 a giugno reading presso la fondazione Querini Stampalia di Venezia con l'intervento di Achille Bonito Oliva;
2009 Venezia sede Unesco
2009 53° Biennale di Venezia, "Notte di Luce"con Adonis, Yang Lian Loretto Rafanelli, Massimo Dona', Pablo Hereveri, Jhonny Tuki, Marco Nereo Rotelli
2010 con un'opera fotografico-poetica in "The last book " installazione di Luis. Camnitzer alla biblioteca di Zurigo, Svizzera;
2010 aprile "Altrove" reading e videoproiezione;
2010 -Edita “L'altro”, poesie e fotografie con prefazione di Gio Ferri e videoproiezione. Segnalazione al Premio di Poesia Lorenzo Montano
2011 Peggy Guggenheim Collection di Venezia con L'urlo di Ginsberg;
2011 collaborazione video con Roland Quelven;
2011 collaborazione video con Pinina Podestà;
2012 edita “Contrasti” scritture e fotografie con prefazione di Gio Ferri; video proiezione in collaborazione con Angelo Secondini;
2012 “Osservazioni Minimali “ Mostra fotografica personale; video proiezioni con musica di Angelo Secondini;
2013 “Accrochage “ collettiva d’arte Bologna;
2013 “Dice il vero chi parla di ombre” personale fotografica; presso la Galleria d’Arte dell’Istituto Romeno di Venezia.
2015 “crea Congiunzioni Festival di Poesia”
2015"Venezia e luce" in Antologia poetica di Marco Nereo Rotelli
2016 “Simmetria di un’apparenza” Personale fotografica presso la galleria d'arte "Istituto Romeno" Venezia
2017 Presenta quindici poeti internazionali in "Congiunzioni festival Internazionale" presso Centro Culturale Candiani di Mestre
2018 Edita per Marco Saya Edizioni il libro di poesie " Quintessenza" con selezione al Premio "Lorenzo Montano" 2018
2019 "Punto poesia" cura con Francesco Mandrino un intervento sulla poesia
2020 Edita "L'allarme del crepuscolo" per Marco Saya edizioni
2021 “Khamsin” Poesie – Marco Saya Edizioni

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