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Dialoghi poetici coi Maestri 17. - Friedrich Schiller

 

[...]

Riprendo con me la vita più pura dal tuo puro altare,
riprendo il coraggio esultante della gioventù speranzosa.
La volontà cambia sempre regola e scopo, in forma
di eterna ripetizione si svolgono le umane azioni.
Ma sempre giovane, in sempre mutata bellezza,
o Natura devota, tu onori, pudicamente, l’antica Legge!
Sempre te stessa, per l’uomo conservi in mani fidate,
quel che il pargolo in culla, quel che il giovane ti confida,
tu nutri al medesimo petto le cangianti molteplici età;
sotto lo stesso azzurro, sopra lo stesso verde
passeggiano generazioni, vicine e lontane, unite,
e il sole di Omero -vedi!- ci sta sorridendo.
(Friederich Schiller : tratto da "La passeggiata" – trad. di Nino Muzzi)
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Onorare
Che significa, Federico, parlar
di stagioni e del Tempo?
Quale legge posa le sue mani
sui volti senza piega
dei nostri veri figli? Quale sacro
altare ne raccoglie
i vitali vagiti? Si completa
ora l'antica legge,
cosciente semmai che la neonata
pupilla pone fine
a ogni suo silenzioso compito.
Nel nero sosta piano
ogni luce dal mondo. Là, sovrana
altra Legge sussurra
l'onere pudico, l'onore mite
del ritiro del padre.
Il figlio salva lo sguardo del padre,
sì, e mai lo rinnova.
Che non si posi su paludi spente.
S'alza un soffio regale
sulle mie parole; resta afono,
ora e per sempre, il raglio
d'asino che mi fa sempre parlare.
Taccia l'indicibile,
e pascoli Gea generazioni
in un Silenzio puro
che la parola non può contenere.
Il Sole di Virgilio
dona calore a pensieri stanchi.
Ce n'accorgiamo poco
mentre veniamo traghettati lenti,
passato nel futuro,
come fu Anchise; sul dorso d'Enea.
(Sergio Daniele Donati - Inedito 2021)

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