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L'ascolto del Sacro (Kaddish - קדיש)

 




Tra le pieghe dell'onda
vibra una voce,
un sussurro
che il rombo del ricordo
non può coprire,

una voce che avanza
e ripete,
a chi la sa intendere
e orecchie bambine,
nenie di consolazione.

È il canto della qualità,
la coperta di neve
su tracce di felino.
Non chiede attenzione
e abbraccia il silenzio.

Il Sacro canta,
in assenza di pubblico,
nelle vene d'un corpo giovane
e tra le canizie
e i calli del saggio.

Cancella ogni memoria,
ci congiunge per salto al presente
e si pone come specchio
davanti ai seicentotredici nomi
del nocciolo della pesca.

Sacro è il filo d'oro,
la cucitura e l'increspo
delle labbra quando abbandonano
le maschere di Narciso
e s'aprono al sorriso.

È il tempo d'ogni riconciliazione,
nelle mani che accolgono i sudori
d'un figlio adolescente.
È dove lo si chiama;
tra le stasi delle pietre e i respiri del pastore.

Nelle pieghe delle onde
una voce canta un canto
e i piedi del sacerdote
si coprono di sabbia
e acque e sale.

Sacro è l'abbandono d'ogni nome,
i bianchi fogli e gli inchiostri sovrani;
è la palpebra che s'abbassa
sugli inciampi del mondo;
la noce, la carezza e il pruno.

Là, dove l'ocra e il cobalto
fanno l'amore,
vibra un pizzicato d'archi
e sorge il sacro e si diffonde
tra i pulviscoli delle galassie.

Piano, più piano ancora,
respira lento e ascolta.
La voce del Sacro arriva
di lontano e t'irrora di miele
pelle e midolli.

È pioggia lenta di mondi lontani
e parla lingue arcane,
senza appoggio né melodia.
Che sia carezza o tramontana
il Sacro non è progetto;

è suono prima d'ogni significato
e la parola non ne traduce
che le scorie inumane.
Allora rivolgiamo
lo sguardo al poeta;

la voce non risiede tra i suoi lemmi.
È nella resa, nell'abbandono,
nella rinuncia a ogni scrittura.
Il poeta che tace, sospira
e inala sacri odori di silenzio.

 



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Commenti

  1. Ho apprezzato verso per verso. Ma gli ultimi 5 della chiusa sono veramente straordinari. Complimenti.

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