(Redazione) - "La verità poetica che resta" - a proposito della raccolta di Annalisa Rodeghiero "Opposte verità" (MC Edizioni, 2025) - nota critica di Sergio Daniele Donati
1. Dove la parola si addensa
Ci sono libri che non si lasciano attraversare troppo in superficie, perché la loro natura non coincide con la disponibilità immediata del lettore o con il suo desiderio di essere consolato.
E questo avviene laddove la poesia non ha più alcuna funzione, consolatoria o altro che sia, dove la poesia è ciò che è, mentre sta al lettore adeguarsi al suo ritmo.
Spesso quel tipo di libri, allo stesso tempo, sono un richiamo per il lettore alla lentezza, come valore anche etico.
Sono testi che richiedono un tempo diverso, un ascolto dilatato, una disponibilità a sostare in una zona di intensità e che, a condizione che tali vie siano percorse, donano frutti preziosi..
Quando poi tali testi sono figli della parola poetica la lentezza diviene un'esigenza strutturale, sia per l'autore che per il lettore.
Opposte verità (MC Edizioni, 2025) di Annalisa Rodeghiero appartiene a questa famiglia di opere che non cercano scorciatoie, ma chiedono di essere abitate dal lettore con cura e lentezza¹.
Abitare non è qui un verbo eletto a caso, perchè ciò che sto cercando di commentare è tanto vicino alla mia idea di poesia come casa, come tempio, come luogo a cui approcciarsi con una lentezza che altro non è che il segno di un profondo rispetto.
La poesia di Annalisa Rodeghiero non procede per linearità, né per trasparenza immediata, non dona immagini di sicuro effetto, e fa della tenuta costante, di un'assenza ricercata di picchi e cadute la sua cifra principale.
Preferisce un passo che si costruisce attraverso stratificazioni, ritorni, accensioni e accelerazioni improvvise, un passo a cui lo sforzo del lettore non deve mai essere estraneo, perchè è in esso che si manifesta l'etica della lettura.
Ogni immagine, quindi, nella raccolta sembra il risultato di una lunga decantazione interiore, come se la parola avesse attraversato molte soglie prima di trovare la sua forma definitiva² e questa decantazione della scrittura trova riflesso nel processo di sedimentazione della lettura.
Anzi, più che di decantazione — pur restando nello stesso registro vinicolo — dovremmo in questo caso parlare di distillazione, di estrazione di essenze.
La parola della poeta in questa raccolta, infatti, cade "goccia a goccia", "stilla a stilla" e il lettore, in ogni caso, avverte fin dalle prime pagine una tensione che non deriva dall’urgenza narrativa, ma dalla necessità di dare forma a ciò che resta in sospensione, in una sorta di attesa fertile.
La lingua della poeta si dispone come un campo di forze, attraversato da impulsi che provengono tanto dalla memoria quanto da un presente che non smette di essere interrogabile ed interrogato.
Gli autori evocati nella raccolta da Annalisa Rodeghiero — Cristina Campo, Ranieri Teti, Massimo Morasso, Silvia Bre, Laura Caccia, Adriana Tasin — costituiscono un orizzonte reale, importante e significativo³, sia evidentemente per la poeta che con essi dialoga, che per il lettore che viene indirizzato verso una precisa espressione poetica e dialogica, pregna di senso.
Essi pertanto illuminano — e lo fanno senza esitazioni — molte scelte non solo formali, molte tensioni interne, del testo.
Ma un saggio critico può permettersi di seguire altre risonanze, di aprire lo sguardo ad altre costellazioni, di ascoltare ciò che il testo stesso suggerisce come vicinanze poetiche, spesse volte nel silenzio, nel tacitarsi della parola.
Anzi, forse deve farlo, per non cadere, assieme al suo lettore, nella trappola di una auto-limitazione di ciò che in un testo poetico sia intuibile e interpretabile.
Per questo motivo, lo vedrete, si è scelto in questo breve intervento di citare linee di assonanze e richiami, specie a due autori, che nella raccolta non vengono citati, ma coi quali il dialogo appare a chi vi scrive in questa sede molto presente, benché taciuto.
È nel quadro di questa libertà interpretativa – e speriamo che la poeta non se ne abbia a male – che, infatti, si cercherà di descrivere come i tratti di scrittura poetica di Annalisa Rodeghiero possano essere messi in relazione, e silente dialogo, con quelli di Paul Celan e René Char⁴ — e lo fanno sempre non come sostituti, ma come due poli che permettono di leggere, appunto, la voce di Annalisa Rodeghiero secondo un’altra triplice angolazione: la densità della parola, l’energia dell’immagine, la tenuta del dire.
La postura poetica dell’autrice, infatti, si definisce proprio in questa tensione. Da un lato, un impulso verso la verticalità, verso una chiarificazione interiore che non rinuncia alla complessità; dall’altro, una fedeltà alla materia del mondo, ai suoi elementi concreti, ai suoi ritmi naturali.
In mezzo, come tratto d'unione, una tenuta lessicale e dell'apparato retorico rimarchevoli.
La poesia in questa raccolta non abbandona il reale, ma lo attraversa fino a trasformarlo in un nucleo di conoscenza.
È un reale solo in parte simbolico, quindi, o, quantomeno pre-simbolico, quello che Annalisa Rodeghiero descrive, ove l'apparato lessicale, si diceva prima, ha una funzione centrale.
Luce, vento, alba, ossigeno, terra, silenzio: non sono per la poeta solo immagini, ma vettori semantici, chiavi di accesso a luoghi altri.
La luce è un asse della raccolta, il vento una forza dinamica, l’alba un dispositivo temporale; il silenzio è un luogo di attesa, l’ossigeno una pulsazione.
La struttura retorica dell'opera è altrettanto decisiva.
L’enjambement per la poeta non è mai un artificio – lo si percepisce appieno – ma un modo per lasciare aperto il movimento del pensiero, quasi che questa figura retorica rivestisse per l'autrice un ruolo anche di metodo conoscitivo.
Le ellissi non sono omissioni, ma spazi di intensità.
Le sinestesie non sono per la poeta effetti percettivi, ma dispositivi percettivi reali.
La metafora, infine, non è figura meramente retorica, ma architettura pura, progettazione, centro di una espressione poetica che fa di un equilibrio dinamico tenuto il motore centrale.
Il ritmo alterna concentrazione e apertura, versi brevi e lunghi, sospensione e rilascio. È un ritmo che non accompagna, ma spinge. Non culla, ma accende. È quindi un ritmo pienamente definibile come respiratorio.
2. Le immagini che respirano
si invitano i lettore e cercare i testi nella raccolta stessa
Entrare nei testi di Annalisa Rodeghiero significa attraversare un paesaggio in cui ogni immagine, lo si diceva sopra, respira in una scrittura non è mai statica, mai decorativa, mai chiusa. La raccolta è un organismo che si espande, che si contrae, che vibra.
Nel testo che si apre con “Ma in quale meridiano di luce…”, ad esempio, la luce non è un elemento atmosferico, ma un vettore che orienta il verso. Il “meridiano” introduce precisione, subito attraversata da instabilità.
La voce che aderisce al vento, il volto svuotato, la sospensione dell’enjambement: tutto concorre a creare un campo di tensione che richiama, e con forza, la densità di Paul Celan⁵.
Nel testo in cui compare la densa locuzione “futurarsi di visioni”, poi, la temporalità non procede per linearità, ma per espansione interna. Il neologismo è qui un gesto di energia, una scintilla che apre un varco percettivo.
Qui la risonanza con René Char è evidente: l’immagine come evento, non come mera descrizione⁶.
Il silenzio che diventa annunciazione, la ritualità dei gesti che si trasforma in ritmo, l’eco che attraversa il presente, il vento che spinge il pensiero verso l’inconoscibile, l’alba che pulsa come un organismo: ogni testo della raccolta è quindi un luogo in cui la percezione si fa conoscenza.
Così come è facile mettere in relazione con la scrittura di Char, la capacità sintetica, l'incisività e l'abilità infiltrativa del dire poetico di Annalisa Rodeghiero.
La comparazione con Paul Celan e René Char, dunque, ci permette di comprendere la direzione della voce di Annalisa Rodeghiero (da Paul Celan, la concentrazione, la parola come nucleo, la frattura che intensifica, da René Char, la scintilla, l’accensione improvvisa, la visione che apre).
Ma Annalisa Rodeghiero non imita nessuno dei due, sia ben chiaro. Si colloca tra loro, in un territorio proprio. La sua poesia unisce rigore e ardore, misura e intensità, concretezza e verticalità.
È una poesia che non descrive il mondo, ma lo attraversa, lo interroga, lo trasforma, e ci permette, in quanto lettori, di attraversarlo con lei.
3. La verità che resta
Opposte verità è un libro che non si esplicita, né nulla spiega; e questo non perché sia oscuro, ma perché è vivo, è materia pulsante. Ogni verso contiene un movimento interno, una vibrazione che continua anche dopo la lettura e che rende difficile ogni spiegazione (si può spiegare ciò che sta decantando?).
Quindi sono testi che non spiegano ma che, come vele, si spiegano senza necessariamente un fine comunicativo preciso (e, proprio per questo motivo, comunicano un universo intero al lettore).
La voce di Annalisa Rodeghiero unisce densità e visione, rigore e ardore, misura e intensità.
La luce, il vento, l’alba, il silenzio, l’ossigeno, la terra non sono immagini, ma forze nella raccolta.
La poesia non cerca l’effetto, ma la durata.
Non si accontenta della superficie, ma scende in profondità senza perdere la misura. Non indulge nell’oscurità, ma la attraversa con lucidità.
In un panorama spesso segnato dalla dispersione, dalla ricerca dell’immediatezza, dalla tentazione della confessione, la voce di Annalisa Rodeghiero si distingue per precisione, per profondità, per una capacità rara di trasformare l’immagine in un nucleo energetico.
Opposte verità è un libro che resta; resta per la sua densità.
Resta per la sua misura; resta per la sua capacità di tenere insieme ciò che è opposto senza cercare una sintesi pacificata.
Resta perché la sua voce non si esaurisce nella pagina, ma continua a vibrare nel lettore, come un’eco che non si spegne, come una luce che non si ritrae, come un vento che continua a muovere il pensiero.
Questa raccolta non si limita a lasciarsi leggere. Si lascia attraversare, si lascia abitare.
E soprattutto, lo ripetiamo ancora, resta.
NOTE
1. Sulla categoria dei testi che richiedono un “tempo diverso”, si veda la riflessione di Cristina Campo sulla “lentezza necessaria” dell’ascolto poetico.
2. La nozione di “decantazione interiore” è qui usata in senso fenomenologico, come processo di chiarificazione progressiva.
3. L’orizzonte dichiarato dall’autrice costituisce un contesto interpretativo, non un vincolo.
4. La scelta di Celan e Char deriva da risonanze interne al testo, non da affinità dichiarate.
5. La densità celaniana è qui intesa come concentrazione semantica e tensione del verso.
6. L’immagine come evento è uno dei tratti distintivi della poetica di René Char.
ESTRATTO DALL'OPERA
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Ma in quale meridiano di luce
muove quel suono, la voce
sul volto svuotato
con quale certezza avanza
libera sui bordi aderisce
vento all’erba si eleva dove
solo ciò che è presente manca.
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Nell’accadere imprevisto
un futurarsi di visioni
nelle parole dell’irreversibile
la percezione vigile dal pieno
celeste e contromano qui
in sinfonia d’intese a predisporre
fondali di vita dove ogni forma si fa.
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Sentire questo silenzio annunciazione
che perdura, fremito del cosmo
intorno come un gorgogliare d’altura.
Serbarlo per il tempo che arriverà della mancanza
ché mentre si guardavano le cose
come dell’acqua fossimo parte
la morte per altra via soffiava.
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Riposta la ritualità dei gesti
in clausura d’anima
abbandonati luoghi d’estasi
oltrepassare il ponte d’acque opache
è chiudere le palpebre alla vita
maceria su cui edificare altari di nebbia.
Mia incredula nel palmo verità
che di me sa ogni disperata piega.
NOTIZIE BIOBIBLIOGRAFICHE
Annalisa Rodeghiero nata ad Asiago, vive a Verona. Ha pubblicato: Di spalle al tempo, Venilia Editrice (2015), Percorrimi tutta, Art&Print (2013), Versodove, Blu di Prussia Ed. (2017), Incipit, Edizioni Stravagario (2019), A oriente di qualsiasi origine, Arcipelago itaca (2021), la plaquette bilingue Ca zăpada, ca ingerîi – Come la neve, come gli angeli, Editura Cosmopoli Bucurest (2023), Opposte verità, MC Edizioni (2025).
È presente in numerose Antologie tra le quali: Lunario in versi (11 poeti italiani) iPoet 2018 di LietoColle, in Quaderni di poesia del Gruppo poeti UCAI (2019, 2021), in Antologie de La Recherche.it (2018, 2019), Fra gli ultimi del mondo Giovane Holden, 2020, Distanze verticali – escursioni poetiche sulla montagna, Macabor Editore (2024), Secolo donna 2024-Almanacco di poesia italiana, Macabor Editore.
Suoi testi poetici e/o note critiche appaiono in periodici online e in riviste cartacee.
La sua poesia, tradotta in lingua spagnola e romena, ha ottenuto tenuto numerosi riconoscimenti in importanti premi letterari.


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