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Francesca


Gocce d'acqua, Francesca, 
colano su un lavandino di lavica i ricordi. 
Ricordi su un lavandino di lavica. 

Armonie lente, blues in si minore, 
scivolano sulla pietra della memoria, grigia. 
Fanno plic, plic nella mente. 
Nella mente. 

Cosa diresti, Francesca, lo so bene! 
Parole della lingua antica, per coprire il vero. 
Per coprire il vero. 

Vibra il dono, mia dannazione, per non vedere. 
Per non vedere. 

Eccolo il nuovo, Francesca, 
giorno che tinge 
il passato di colori pastello
Di colori pastello. 

Lingua nuova, passo di gatto. 
Gocce di memoria 
sostenute da presenze eteree, e dal Salmista, 
e dalla tua mano. 
La tua mano. 

Sei un plic, plic, che sostiene, Francesca. 
Plic, plic. Sostieni 

E bussi alla tempia, stanca, e sorridi e dici: 
“Il sasso è tornato a galla, levigato. 
Poggia la penna, se la mano è stanca e le idee mancano”. 
Se le idee mancano. 

Sei nel soffio, Francesca. 
E guidi dall'altrove. 
Dall'altrove. 



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