(Redazione) - Comizi di una vita: il dialogo infinito di Pasolini

Pier Paolo Pasolini - Immagine di repertorio
Il 5 marzo 1922 nasceva a Bologna Pier Paolo Pasolini. 
La redazione de Le parole di Fedro intende con questo intervento ricordare una figura di intellettuale e pensatore completa, come raramente se ne sono manifestate nel secolo scorso. 
Parlare di Pasolini necessiterebbe di spazi e tempi molto lunghi, vista la mole della sua produzione artistica, letteraria e di pensiero. 
Vorrete dunque prendere questa pubblicazione come un semplice omaggio a Pier Paolo, nella speranza che possa essere di stimolo per riflessioni sulla sua poliedrica figura. 
L'intervento si compone di 
  • una poesia di Paola Deplano a Pasolini dedicata tratta dalla sua silloge "Ultima fermata Spoon River", Progetto cultura, 2020
  • una profonda riflessione di Stefania Lombardi sul celeberrimo film Uccellacci e uccellini
  • un dialogo poetico con Pasolini di Sergio Daniele Donati tratto da Dialoghi poetici coi Maestri.
La redazione de
Le parole di Fedro
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Paola Deplano

PIER PAOLO PASOLINI
 
Se fossi vissuto adesso
sarebbe stato tutto normale
sono sceso in un abisso
senza mai più tornare.
L’amore senza amore si paga.

Di Paola Deplano
Tratto da Ultima fermata Spoon River, Progetto cultura, 2020
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Stefania Lombardi

UCCELLACCI E UCCELLINI - Riflessioni alternative sul film

Regia: Pier Paolo Pasolini
Soggetto: Pier Paolo Pasolini
Sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini
Produttore: Alfredo Bini
Fotografia: Tonino Delli Colli, Mario Bernardo
Montaggio: Nino Baragli
Musiche: Ennio Morricone
Scenografia: Luigi Scaccianoce, Dante Ferretti
Anno: 1966
Con: Totò
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Il ricordo e l’azzardo

Per ricordare Pasolini, questa scelta potrebbe, a prima vista, sembrare azzardata perché è un film completamente diverso dai soliti film di Pasolini, anzi: come diceva lo stesso Pasolini, diverso da ogni tipo di film.
Azzardata poteva essere sembrata, all’epoca, anche la scelta di avere un attore come Totò in un film di Pasolini.
La scelta coraggiosa fu premiata a Cannes.
La nuova veste aveva osato e aveva vinto.
L’aver voluto e deciso di osare si vede già nei titoli di testa che vengono cantati modello coro (spesso in prosa) dell’antichità che presenta le gesta che ci accingiamo a vedere.
In questo caso sono presentati gli attori con qualche aggiunta sulle loro caratteristiche e non limitandosi solo al nome.
In questa intro si canta che Bini rischiò la posizione e Pasolini la reputazione, proprio a voler ricordare, sin dall’inizio, l’azzardo e la scelta coraggiosa.

La scelta, il romanticismo e la scienza

Ho scelto questo film perché lo considero il più filosoficamente ricco di metafore; senza ricordarmi, tuttavia, che era stato il film più amato da Pasolini stesso, magari proprio per le stesse motivazioni.
La prima immagine che vediamo è quella della Luna, emblematica in un film del 1966 quando mancavano 3 anni a quel celebre allunaggio del 1969.
In una scena Totò/Pasolini profetizza che manca poco e ci arriveremo.
Nella scena iniziale Totò parla della Luna e del suo potere sulle maree.
Qui abbiamo la Luna romantica e la Luna a cui ambisce la scienza e a cui arriverà di lì a una manciata di anni.


Scienza e Fede

Questa unione di approcci diversi la vedremo anche nella frase “con la fede ci si crede e con la scienza ci si vede”. La frase sarà pronunciata da un frate francescano, Fra Ciccillo interpretato da Totò.

Incipit

La storia comincia con un cammino di padre e figlio, interpretati da Totò e Ninetto nel ruolo di Totò e Ninetto.
A un certo punto incontrano un corvo parlante e già si comprende che il film si approccia al surrealismo delle favole.
Il corvo, criptico come sono gli animali parlanti in alcune favole, dirà che “Il cammino incomincia e il viaggio è già finito”.
Le favole hanno sempre una morale e questa è filosofica (il film stesso è stato più volte definito come una favola filosofica).
Ci si può davvero sbizzarrire con allegorie e metafore. Nel film stesso, in una didascalia, viene proprio esplicitato che il corvo è un intellettuale di sinistra di prima della morte di Togliatti. Nella simbologia il corvo è sempre presagio di morte e, anche qui, non poteva certo esimersi.Il corvo si dichiara figlio del Dubbio e della Coscienza; inoltre, dice di provenire dal Futuro, dal paese Ideologia e di abitare in via Karl Marx 70 volte 7.

Gesù

Come non notare anche qui un’unione? Abbiamo l’ideologia marxista unita alla frase di Gesù che predicava di perdonare 70 volte 7.
Indipendentemente dal rapporto che si possa avere con la religione o con una religione in particolare, la figura di Gesù resta una delle più affascinanti mai tracciate, soprattutto per la sua assenza di rancore e l’insistenza sul perdono.
Canterà Fabrizio De André, Faber, il poeta:

“Non intendo cantare la gloria
Né invocare la grazia e il perdono
Di chi penso non fu altri che un uomo
Come Dio passato alla storia
Ma inumano è pur sempre l'amore
Di chi rantola senza rancore
Perdonando con l'ultima voce
Chi lo uccide fra le braccia di una croce”.

Probabilmente abbiamo anche in questo film una visione del genere cercando la commistione di quell’amore inumano e una ideologia per un mondo più equo e più giusto e, non a caso, affidata al futuro.

Le radici nel passato

Questo futuro ha, tuttavia, le sue radici nel passato. 
Il corvo racconta una storiella del lontano passato a Totò e a Ninetto. In questa storiella i protagonisti sono due frati francescani, Fra Ciccillo (Totò) e Fra Ninetto (Ninetto) a cui San Francesco in persona affida l’ingrato compito di convertire/evangelizzare “due classi” molto diverse tra loro, i falchi e i passeri.
Il legame è sottolineato nella didascalia dei riferimenti non casuali.
Fra Ciccillo (Totò), facendo voto di non muoversi dal posto scelto per evangelizzare finché non riesce nell’ingrato compito, dopo un po’ riesce a convertire i falchi. Quando è la volta dei passeri e si accinge a far nuovamente lo stesso voto, sceglie un posto meno isolato e delle donne si chiedono cosa faccia. Fra Ninetto esagera le gesta di Fra Ciccillo, facendone una certa narrazione, a seguito della quale le genti del posto ergono santuari e santini, non facendo concentrare frate Ciccillo nella sua opera di evangelizzazione.
A quel punto perde la pazienza e dichiara di fare come Gesù al tempio.
In seguito, comprende che è il ballo la chiave per entrare nel linguaggio dei passeri e provare a evangelizzarli, riuscendoci anche questa volta.
Purtroppo, non ci vorrà molto per notare che i falchi continuano a mangiare i passeri.
E a San Francesco diranno che l’evangelizzazione di entrambe le classi è riuscita ma che proprio non vanno d’accordo tra loro.
La risposta di San Francesco è rivolta alla società futura, all’utopia di uno status quo che deve essere cambiato per una società migliore e l’invito a pensare l’impensabile partendo dall’idea che i cambiamenti sono progressivi e man mano contribuiscono a formare le nuove coscienze.
Invita i due frati a continuare in quel senso, ed essi si incamminano.
Termina così la storia del corvo.
E si ritorna al futuro; un futuro in cui i falchi ancora mangiano i passeri.
Per questo la speranza è il futuro da cui proviene il corvo, dalla sua Ideologia.

Di nuovo Totò e Ninetto

Piccoli germi di futuro si possono intravedere nel cammino di Totò e Ninetto dove le vie sono dedicate a persone comuni, non necessariamente famose perché la storia è fatta da una collettività di nessuno, di anonimi, da ricordare, invece, con un preciso nome in una via dedicata.
Oltre alle vie ci sono le destinazioni verso quelle che erano, nel 1966, le capitali presso cui portare aiuto perché ci si salva tutti assieme, uccellacci e uccellini.
Nelle traduzioni anglofone (e non solo), sia che si traduca con “The Hawks and the Sparrows” che con “Big Birds and Little Birds” si perde il giudizio morale contenuto in uccellacci, nel senso di prevaricatori (non solo predatori) e di uccellini, nel senso di umili e indifesi.
Gli stessi Totò e Ninetto si comporteranno da uccellacci prevaricatori nei confronti di una umile famiglia che deve loro dei soldi (apprendiamo che è una costante, una sorta di pagamento mensile) e che si nutre solo di nidi di rondine (i più indifesi tra gli uccellini) e che tiene i bambini a dormire anche di giorno perché non sanno come sfamarli.
Al contempo saranno umili uccellini nei confronti dell’ingegnere, uccellaccio, a cui devono dei soldi e che ospita il primo convegno dei dentisti danteschi.
I due mezzi per nutrirsi, corpo e spirito, denti e Dante.

Vari incontri

Nel loro cammino, i due protagonisti giungono al funerale di Togliatti che sembra la fine dell’ideologia a cui il corvo è aggrappato.
Avevano già assistito ad altra morte, all’inizio del cammino, e li aveva portati a considerare le differenze tra ricchi e poveracci che passano, questi ultimi, da una morte all’altra.
Incontrano anche artisti di strada e ballerini improvvisati, come omaggio a Fellini e ai residui di realismo.
Incontrano anche una prostituta che sosterà con padre e figlio, a turno.
E la prostituta che incontrano nel finale si chiama proprio Luna, come la Luna di cui disquisivano a inizio film; comprendiamo, quindi, che il ciclo si sta chiudendo.
Inizio e fine circolare.
Ed è sulle prostitute che il corvo sostiene che si potrebbe discuterne a oltranza e, infatti, inizia a parlare, parlare, parlare.

La fine del corvo

Tutto quel parlare del corvo, sembra quasi il canto del cigno (altro uccello) perché, da bravo messaggero di morte, ha già intravisto la propria.
Il corvo sente e sa di non contare più; è cosciente che le sue idee continueranno e qualcun altro porterà la sua bandiera ma è per sé medesimo che piange, per la sua singolarità e unicità.
Dice che ormai non chiederà più a Totò e Ninetto dove si stanno dirigendo (i due avevano sempre risposto con un vago “laggiù”) perché proprio a lui che sa tante cose, questo non può ora essere concesso.
La fame dei protagonisti prende il sopravvento e il corvo sarà fagocitato, uccellaccio e uccellino al contempo, come i due protagonisti.
“I professori vanno mangiati in salsa piccante”, diceva Giorgio Pasquali. “Però chi li mangia e digerisce diventa un po’ professore anche lui”, dirà il corvo, tristemente, prevedendo il suo destino.
Ninetto approverà la decisione del padre di mangiarselo dicendo che così avrebbe imparato a farsi gli affari propri e che non ne poteva più di tutto il suo parlare. Infine, chiede al padre come intende mangiarselo.
E Totò risponde: “come gli antichi, che buttavano li cocci e mangiavano li fichi”.
Anche questa risposta è circolare e riprende un passato, antico, e quel che sarà, al contempo, il futuro dell’intellettuale fagocitato che continua a vivere nei fagocitatori i quali, in cammino, riprenderanno le idee ingerite a modo loro proprio.
Il cammino finale riprende quello dei frati della storia raccontata dal corvo, della missione non compiuta e ancora in fieri, in strada; questa volta il cammino è verso il sole al tramonto e su una strada libera. Nell’erba, invece, i resti del corvo fagocitato.
La canzone finale riprende le immagini iniziali della Luna e sancisce, in modo circolare, quanto detto su continuazione nel futuro, sguardo al passato e ripetizione:
“Amici cari, come sempre, finisce così, comincia così, si chiude così, continua così, questa storia… di uccellacci e uccellini.”

Stefania Lombardi - 2022

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Sergio Daniele Donati

IN DIALOGO CON PIER PAOLO

Ho voluto la mia solitudine
sono senza amore, mentre, barbaro
o miseramente borghese, il mondo è pieno,
pieno d’amore…
e sono qui solo come un animale
senza nome: da nulla consacrato,
non appartenente a nessuno,
libero di una libertà che mi ha massacrato

(Pier Paolo Pasolini)

UNA SOFFERENZA SOLITARIA
So dove va lo sguardo
se nega, nel sogno,
il proprio dolore.
E so che tu hai saputo,
non tanto declinare le lettere
d'una sofferenza solitaria,
quanto descrivere quelle
che tutti noi rifiutiamo
di trasformare in vita
per non dirci vivi.
La vita nostra pesa
proprio perché non animale
e il nome che portiamo sul dorso
ci è stato donato
troppo spesso da padri assenti.

(Sergio Daniele Donati - inedito 2022)

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