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Testamento al bar in solitaria




E poi ti siedi. La birra in mano, lo sguardo posato sull'orizzonte. Un albero spoglio ti guarda, sorridendo, come facesse un cenno alle tue memorie. Luce. Luce. Luce. Davanti, dietro e dentro di te. Luce nel tuo sguardo che tutto comprende, perché finalmente tace il bimbo. Perché finalmente hai saputo accompagnare il suo sonno. E la musica forte del pub. E la gente che passa, inconsapevolmente attrice di una scenografia divina. E tu guardi osservi, stupito della calma che ti pervade. E respiri al ritmo della musica. Al ritmo dei tuoi sorrisi. Al ritmo dei tuoi sorsi di una gelida birra che sembra dire alla tua gola, luogo sacro della coscienza, "osserva, osserva, osserva".
Dio quanto amo l'umanità, quanto amo il suo passaggio, il suo camminare, ridere, piangere, sperare.
Dio dammi la forza di continuare ad amare l'umanità. E quella ragazza. Sconosciuta. Mi guarda. Diritto negli occhi ormai lucidi di lacrime.
"Cosa scrivi mi chiede". È solo un sussurro la mia voce. Rispondo. "Scrivo il racconto della tua vita". E le dono il foglio che ho appena riempito di tratti. Mi alzo e me ne vado. Dio quanto amo l'umanità, il suo stare sospesa, il suo avanzare lenta, il suo ritirarsi davanti all'immenso. Dio dammi la forza di continuare ad amare l'umanità.
"Ne vuoi un'altra?" Chiede il ragazzo del pub. "Certo" rispondo.
"Te la offro io". "Abbiamo bisogno di gente che scrive". Lo guardo, non so che dire. Io scrivo per sopravvivenza, da sempre, fin da piccolo.
Dio quanto amo l'umanità, il suo sorridere, incerto, la grandezza dei suoi progetti, i limiti delle sue reazioni, il suo sapersi sporcare le mani, per gioco, con la terra ed il fango, lo sguardo sempre rivolto alle stelle, al cielo.
E la ragazza che si fa una sigaretta, davanti a me, mentre scrivo. Indifferente al mondo,alla luce del mondo. Dio quanto amo l'umanità, sempre capace di un eppure, di un altrove, di un domani, di un forse.
Dio dammi la forza di continuare ad amare l'umanità.
E lo hipster con la barba curata e il suo aperitivo in mano, sembra uscito dalla visione di un poeta maledetto fatto di assenzio, fatto di assenze.
Dio quanto amo l'umanità, il suo eterno giocare col passato, con un passato immaginato, a volte scomodo, che non è più, il suo mascherare se stessa con fattezze da clown.
Dio dammi la forza di continuare ad amare l'umanità
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