(Redazione) - 13 - Riflessioni, non recensioni - Andriravil (quella notte) La vita, le ombre e il palcoscenico - Andriravil (on that night) Life, shadows, and the stage

A cura di Stefania Lombardi
Questo corto di 5 minuti, ANDRIRAVIL (quella notte), parla di una madre e donna di palcoscenico, un palcoscenico maschile.
Questo corto è anche un film muto che affida alle musiche e al testo della canzone la storia e i sentimenti di questa madre, donna e lavoratrice in un contesto maschile.
Essendo un film muto, mi permetto, se me lo si concede, di analizzarlo passo dopo passo perché non può esserci “spoil” dove non c’è testo ma solo le nostre sensazioni, le nostre interpretazioni, i nostri sentimenti e le nostre emozioni.
In cinque minuti abbiamo il racconto di una vita, musicato, assaporato e in cerca di salvezza.
Eccoli qui i temi di questo toccante corto muto che affida le parole alla musica.
Come sempre, i cortometraggi di Manjunathan Subramanian sono intensi, unici.
All’inizio il ritmo è scandito da gesti lenti e misurati nel truccarsi e nel vestirsi. In sottofondo, in forma di musica, i pensieri della donna. Assistiamo alla sua preparazione a un palcoscenico effettivo e a quello della vita, in quel racconto che non significa nulla e che ricorda il Macbeth di Shakespeare.
L’ultimo gesto è quello di spingere delicatamente una culla di stoffa a forma di altalena in cui, probabilmente, c’è un neonato a cui sorride con estrema dolcezza e naturalezza.
E mentre la culla continua a dondolare tra molte ombre sempre più sfumate, nella scena successiva si accendono delle luci e si prepara il tavolo verde per giocare con le fiches mentre delle ombre maschili danzano al ritmo di una musica che è cambiata, meno personale e introspettiva e più rivolta al pubblico del palcoscenico.
Ed ecco che vediamo apparire la donna di prima su un palcoscenico, l’unica in un pubblico maschile dedito al gioco d’azzardo.
Il suo canto all’inizio è conforme al cambio di musica e si rivolge a chi si sta prendendo cura del suo neonato.
Ricorda i molti palcoscenici calcati e il potere ipnotico della canzone di quella notte.
In una notte fatta di sguardi intesi a carpire le mosse degli altri nel gioco, di bicchieri accarezzati e nuvole di fumo, la cantante passa attraverso i tavoli dicendo che la regina non è lì, in quelle carte.
La regina è anche una metafora per lei medesima, bloccata in un gioco di carte, a interpretare un ruolo.
E non c’è il ruolo di quel re che, unito a lei, sarebbe stata una partita vincente a ramino, o ai vari giochi di carte interpretati.
Nel suo, di gioco, c’è la danza e il canto e si chiede chi possa farlo con lei.
A un certo punto abbiamo un fatto che fa cambiare ritmo e prospettiva.
Con un orologio viene illuminato il suo seno, il suo seno che dovrebbe essere nutrimento per il suo neonato, è stato qui oltraggiato come oggetto di lussuria.
Dopo questo avvenimento, c’è, quindi, una pausa breve e intensa e cambia di nuovo il ritmo della canzone: diventa più introspettivo, come nella scena iniziale della preparazione e la cantante si chiede cosa ne è della santità del suo corpo ridotto a un mero oggetto di lussuria.
Ed ecco che il bicchiere vuoto di uno dei presenti cade, frantumandosi in mille pezzi, come è il cuore della donna.
Ma lo spettacolo deve continuare. Sempre.
Siamo in quel palcoscenico che è la vita stessa, dopotutto.
Per restare in tema Macbeth, la protagonista dice che si sente come una candela che si sta sciogliendo, in cerca di luce.
Chi potrà mai comprenderla veramente? Ogni giorno vive questo dramma.
Lei resta comunque pura come un angelo che danza di fronte ai presenti e, di colpo, vede e indica l’uomo che è venuto per lei, l’unico che i suoi occhi hanno cercato.
Ma la virtù è ritrosa e non va decantata; l’uomo si alza e se ne va mentre lei continua, fischiettando, il motivetto del suo canto.
I suoi occhi lo cercano e non lo trovano più, il suo viso cambia espressione, scende un’ombra.
Poi…la speranza.
Al tavolo dove era seduto l’uomo, accanto a un posacenere usato, che ricorda la fine di una luce ridotta in cenere, ecco un biglietto che, letto, accende e illumina il viso della protagonista.
Il regista ha, volutamente, fatto in modo che le parole di quel biglietto fossero una dolce suspense, che solo lei può leggere e non tutto il pubblico, perché è la sua vita nell'aldilà...Forse c'è scritta la data della sua prossima visita nel locale, o forse il suo numero di telefono o altro ancora; ma per noi spettatori è una suspense; e per lei, invece, è un regalo a sorpresa da parte di uno del pubblico che ha potuto vedere lei, appunto; ovvero: la sua anima più che il suo corpo.
E il suo canto interiore continua nelle luci spente del palcoscenico.
Le musiche sono eccezionali, la canzone sublime.
La regia superlativa.
In soli 5 minuti, ecco la vita.
Ecco la nostra candela.
Ecco il nostro racconto.
 

Qui di seguito il testo della canzone (tradotto):

Mia cara tata del mio bimbo,
Il tuo paradiso è ora
Ho calcato molti palcoscenici
La canzone di questa notte
ha un potere ipnotico
Questo atto non cessa fino alla luce del mattino
Vieni, facciamo un gioco...
La regina non c'è
Il re che incorona questa regina (me) non è qui...
Il re che forma un ramino con questa regina non è qui!
Non c'è nessuno che voglia ballare e cantare con me?
La santità del mio corpo si è ridotta a un oggetto di mera lussuria?
Vivo come una candela che si sta sciogliendo, in cerca di luce.
Chi mi capirà mai?
Ogni giorno c'è un dramma!
Questo bellissimo angelo (io) danza davanti a te
Ecco l'uomo...
che è venuto a trovarmi...
Lui è quello che i miei occhi stavano cercando...

ENGLISH VERSION

This 5-minute short, ANDRIRAVIL (on that night), is about a mother and stage woman, a male stage.
This short is also a silent film that entrusts to the music and song lyrics the story and feelings of this mother, woman, and worker in a male context.
Since it is a silent film, if I may I feel free to analyze it step by step, because there can be no "spoil" where there is no text, but only our feelings, our interpretations, and our emotions.
In five minutes, the tale of life - set to music, savored and in search of salvation – is shown.
These are the themes of touching, silent short movies entraining words to music.
As always, Manjunathan Subramanian's short films are intense and unique.
In the beginning, the pace is set by slow, measured gestures in making up and dressing. The woman's thoughts are in the background, in the form of music. We witness her preparation for an actual stage and the stage of life in that “tale signifying nothing” reminiscent of Shakespeare's Macbeth.
The last gesture is that of gently pushing a fabric cradle in the shape of a swing in which, presumably, there is an infant to whom she smiles very gently and naturally.
And as the cradle continues to rock amidst many increasingly blurred shadows, in the next scene, lights come on, and a green table is set up to play with fiches while some men’s shadows dance to the rhythm of the music that has changed, less personal and introspective and more aimed at the stage audience.
And here, we see the woman from before appearing on a stage, the only one in a male audience devoted to gambling.
At first, her singing confirms to the change of music and addresses howdie is caring for her newborn child.
She recalls the many stages she has trod and the hypnotic power of the song that night.
In a night of glances intended to catch the moves of others in the game, caressed glasses, and clouds of smoke, the singer goes through the tables saying that the queen is not there in those cards.
The queen is also a metaphor for herself, stuck in a card game, playing a role.
And there is no role for that king who, joined with her, would have been a winning game of rummy or the various card games played.
There is dancing and singing in her play, and she wonders who can do that with her.
At one point, we have a fact that causes a change of pace and perspective.
With a clock her breasts are illuminated, her breasts that should be nourishment for her newborn baby have been outraged here as objects of lust.
After this important fact, there is a short, intense pause, and she changes the song's rhythm again: it becomes more introspective, as in the opening scene of the preparation and the woman wonders what about the sanctity of her body reduced to a mere object of lust.
Then, the empty glass of one of those present falls, shattering into a thousand pieces, as is the woman's heart.
But the “show must go on.”
We are in that stage that is life itself, isn’t it?
To keep with the Macbeth theme, the protagonist says she feels like a melting candle, seeking light.
Who can ever truly understand her? Every day she lives this drama.
She remains pure, however, like an angel dancing in front of those present, and suddenly she sees and points to the man who has come for her, the one her eyes have been searching for.
But virtue is coy and is not to be extolled; the man gets up and leaves while she continues, whistling the tune of his song.
Her eyes search and no longer find him; her face changes expression, and a shadow descends.
Then...the Hope.
At the table where the man is sitting, next to a used ashtray, reminiscent of the end of a light reduced to ashes, here is a note that, once read, lights and illuminates the protagonist's face.
Intentionally, the director made the words of that note a sweet suspense, which only she can read and not the whole audience, because it is her afterlife...Perhaps, there it is written the date of the man next visit to the place, or perhaps his phone number or something else; but for us - the audience - it is a suspense; and for her, instead, it is a surprise gift from one of the audience who got to see only her, precisely; that is: her soul, rather than her body.
Her inner song continues in the dull lights of the stage.
The music is outstanding, and the song is sublime.
The direction is superlative.
In just five minutes, here is life.
Here is our candle.
Here is our story.

Here is the link to this little gem.

Below are the lyrics of the song:

Howdie, my Dear
Your Heaven is Now
I’ve Graced many a stage
The song of this night
Has a mesmerizing might
This act doesn’t cease till the morning light
Come let’s play a game…
The queen is not there
The king who crowns this queen (me) is not here…
The king who forms a rummy with this queen is not here!
Is there nobody who wants to dance and sing with me?
Has the sanctity of my body reduced to an object of mere lust?
I live as a melting candle, searching for light
Who will ever understand me?
There’s Drama every day!
This beautiful angel (me) dances in front of you
Here is the man…
Who has come to see me…
He is the one, that my eyes have been searching for…

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