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La lenta danza di una donna e il mare



Guardo il mare e mi accorgo di quanto pesi la mancanza del tuo sguardo sulla mia schiena. 

Guardo immobile il mare, che immobile non è mai, e sento la pelle scottare. 

Proprio sulle spalle dove hai posato le tue labbra prima di andartene. 

E un'onda, e poi un'altra e i piedi sulla sabbia. 

E io, no, non piangerò. 

Non piangerò l'assenza della tua parola, il tuo volare via come un gabbiano, senza nulla dire. 

Come se andarsene fosse un gesto dovuto, inesorabile. 

Come se l'assenza di spiegazioni fosse un segno di saggezza. 

Le parole, anche quelle inutili, sono essenziali per sopravvivere. 

Ma io, no, non piangerò. 

E ad ogni onda sposterò i miei piedi sulla sabbia. 

Solo pochi centimetri, ad ogni onda. 

E ogni onda, e ogni centimetro sulla sabbia, saranno le parole che non mi hai detto. 

Inutili, necessarie. 

Perché c'è molta più saggezza in un'onda e nei miei piedi e nella sabbia che nel tuo volo di gabbiano. 

Tu non hai radici. Io le mie radici le faccio danzare al ritmo del mare. 

E non piangerò quell'ultimo sguardo negato, quel tuo girarti e mostrarmi la schiena muscolosa mentre te ne andavi. 

Che era di parole che avevo bisogno e non del ricordo del tuo corpo nel momento dell'amore. 

E alzo, ruotando sul mio centro, le braccia al cielo. 

Al cielo che ha accolto il tuo volo silenzioso di gabbiano. 

Ti mandasse un fulmine, il cielo, mentre io danzo, al ritmo del mare. 

Che il cielo sa bene quale sottile legame ci sia tra l'inutile e il necessario. 

Sta lì, sospeso il Cielo dall'inizio del Tempo, e tu pensi di poterci volare placido senza che la mia danza non ne richiami il ruolo? 

Oh sì, per te Cielo è viaggio, volo, planato solitario. 

Ma io danzo e danzo e ricordo al Cielo la sua funzione primaria: responsabilità, non solo stelle e firmamenti. 

E quando ti poserai stanco su uno scoglio, io avrò danzato tra le onde e la sabbia abbastanza perché il Cielo sappia cosa deve fare. 

Ti manderà il fulmine nel momento in cui ti riposerai del tuo volo planato. 

E il fulmine avrà la forma del rimpianto. 

Di non aver aspettato di vedere la mia danza prima di spiccare il volo. Che vedere una donna, la tua, danzare prima che tu parta, la lascia intatta, anche se nel dolore. E lascia intatto te, nella tua dignità d'uomo, mentre voli via. 

Mi hai tolto il ruolo di danzatrice all'ultimo istante. 

Danzo da sola. 

Ti sei tolto il ruolo di spettatore dell'ultima lacrima, prima di andare. 

Ti sei dannato per sempre. 

Il mare lo sa, il cielo lo sa, la sabbia lo sa, i miei piedi lo sanno. 

Lo saprai presto anche tu, cosa sia l'assenza, il non aver assistito alla mia ultima danza per te.

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