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La danza delle parole (scrittura spontanea)


 

Mi siedo. Resto immobile davanti alla tastiera del pc. 

Attendo e estendo. Arrivano lente. Ma arrivano sempre. Le parole. 

Da luoghi a me sconosciuti. Arrivano e bussano prima alle tempie poi sullo sterno. 

Legate, disgiunte, piccole e crocchie. 

E bussano, per essere dette, per essere scritte. 

Io mi siedo, immobile, e aspetto. 

Ecco la prima 

Aquilone

E cieli tersi, e fili lunghi tesi. E vento. Tanto vento. Da portarti via. Chissà dove, chissà dove. 

Sabbia 

Riempivo le mani di sabbia al mare e la lasciavo cadere piano come un flusso di cose antiche. 

E poi danzavo al ritmo del granello di sabbia. Giochi di bambini. La sabbia era calda. Io ero caldo. 

Madre

Che te ne vai, che resti, che sorridi quando leggi cosa scrivo e mi dici che dovevo scrivere di più allora. E ci guardiamo, sapendo che allora non era possibile; ma ora sì. 

Ora danzo con le parole e tu sorridi, che forse tutto questo lo avevi già visto. Allora 

Ragù 

Borbottava di là, in cucina. Mentre io leggevo i fumetti nella cameretta. Per ore. Per ore borbottava; per ore leggevo i fumetti nella cameretta. 

Donna 

Pelle e odore. Soprattutto odore. Che io delle donne amo l'odore molto prima degli sguardi, molto prima della voce. E mani. Che la mani di una donna sono il segno dell'eterno nell'umano e quando le vedo, grandi, piccole, affusolate o corte, mi incanto. E verticalità, anche nel dolore. C'è un modo femminile di vivere il dolore denso, vero, etico. E io mi incanto a lungo, incerto se tentare la consolazione. 

Forse non ho gli strumenti per entrare nel luogo sacro della sofferenza al femminile. Allora mi incanto prima di tentare il canto. 

Ascoltami

Ti prego. Solo per un secondo. E poi vai. Ascolta il canto del merlo. Al tramonto, e poi vai. Ascolta la nenia del menestrello nei boschi. E poi vai. Ascolta il passo lento, che allora non fu. 

Erano corse a perdifiato su ripidi colli, troppo ripidi per non prendersi storte. Ascolta e poi vai. 

Silenzio 

Se davvero sapessi cos'è non ne scriverei così tanto. Se davvero ignorassi cos'è non ne scriverei così tanto. 

Meditazione 

No di te oggi non parlo. Siano coloro a cui ho cercato di dire qualcosa a tenermi la mano. È giunta per me l'ora di abbandonare l'idea di pratica. È giunta l'ora, ora. 

Ebreo 

Fogli di carta e inchiostri e violini, soprattutto violini. E parole, parole, parole, poi risa e scatti laterali di coscienza. Perché è sempre di lato che si trova un ebreo. A lato di chi o cosa non è dato saperlo. 

Donna 2 

Parola che torni. O forse non sei mai andata via. Parola che porta prole. E occhi di ossidiana. Mi fermo e apro le mani. Mi guardo i palmi. Sono segnati. Portano solchi. E so che tu capisci. E taccio. Perché bisogna saper tacere di fronte a una comprensione superiore. 

Ora 

È ora davvero che io vada. E mi pare di essere il tizio di Blade Runner. Senza aver mai visitato la cinta di Orione, è ora che una parte di me cada a terra e questa danza abbia termine. 

Cura 

Abbiate cura di voi. Abbiate cura dei vostri sorrisi, dei vostri cari. 
Abbiate cura. Solo cura. 
Abbiate cura delle cose che amate, delle parole che usate e di quelle che non riuscite ancora a dire. 
Abbiate cura dei vostri sogni, sempre, prima che entrino nel grande sogno comune. 
Abbiate cura dei vostri progetti, sono figli. Vanno aiutati a crescere, a ogni istante, a ogni respiro. 
Abbiate cura delle vostre ferite. Daranno frutti, e vi troverete a riconoscere in loro la radice della vostra saggezza. 
Abbiate cura dei vostri sguardi. Scegliete cosa guardare. Sempre. 
Abbiate cura dei vostri inganni. Delle trappole della vostra mente. Non sono nemici. Stanno solo cercando, goffamente, di proteggervi. Per come siete ora. 
Abbiate cura dei vostri limiti, dei vostri, no, dei vostri rifiuti. Sono sacri. Anche se chi li riceve ne soffre. 
Abbiate cura, l'un l'altro. L'un l'altra. E, quando vi incontrate, abbiate cura del sacro che l'altro o l'altra rappresenta, sempre, per noi. 
Abbiate cura di chi vi scrive. Che ogni dono di scrittura è un dono dell'anima. Accogliete, ascoltate le parole che vi sono rivolte con semplicità , o con ardore, sempre. 
Anche se ne rifiutate il contenuto. Sono il dono di una persona. 
Abbiatene cura. 
Abbiate cura della terra e del cielo. Così immensamente più grandi di noi, così bisognosi di noi per esistere. Posate intensamente il vostro sguardo a terra e poi al cielo almeno una volta al giorno. Fermatevi ad aver cura di ciò che vi sostiene e di ciò che vi chiama da lontano. 

Fine

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