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La costruzione del Silenzio (Testamento dello Scrittore)


                                                                                                       Ludwig van Beetheoven -  Sinfonia numero 7 (Allegretto)

Sono lampi le idee, tuoni i pensieri. Accendono, imprevisti, serrature antiche. 
La chiave di ferro, vibrazione e clamore, s'attarda nella mano, 
perché è a tentoni, nella penombra della lingua, che le idee e i pensieri aprono porte 
a lungo rimaste chiuse. E, prima di scrivere, spegni i lampi, zittisci i tuoni. 
Perché sia un gesto antico a guidare le tue intenzioni. 
C'è una chiave per ogni serratura, un suono magico, per ogni combinazione, un colore per ogni stagione. Tu componili in un unico quadro, in unico quadro. 
Strumenti diversi per la stessa via. Accendi e spegni l'interruttore della verità. Il Silenzio che 
prepara la parola, la modella ancora prima della sua concezione, le dà spinta e trattenuta, ne smussa gli angoli più pericolosi, e, poi la lancia, lontano, lontano, dove il mare poggia lo sguardo sull'imprevisto. 
Tu non credere che questo tuo scrivere, e scrivere, e scrivere ancora possa un giorno liberarti dall'ansia per il nulla, per le zero parole, per le figure geometriche che dal Cielo ti si impone. 
C'è Silenzio, il Maestro, e Vento, il suo messaggero. 
Esci giocoso nel cielo di gennaio, e appoggia le dita sui tasti, come se fossero clavicembalo. 
No, non cercare parola, componila dallo sterno. Dalla scossa elettrica che, per salto, dal torace si trasmette ai tuoi polpastrelli. 
E ascolta, ascolta il Silenzio che avanza, che getta semi tra ogni lettera, antica, nuova iridescente. 
La forma si crea dall'assenza di forma. Dal silenzio la parola. Dallo strappo il sorriso. 
E quel balzo nel tuo sguardo, quella posa fiera, mantienila. 
Sei pantera tra le pericopi, tra le metafore, tra le iperboli. 
Pronta al graffio, e in apparente quiete. La parola 
si deposita dal Silenzio, tra i i muschi dei tuoi peli, neri, neri. 
Leccala via, e dille “non ora”. Sono altre parole che brami. 
Quelle alte che dal cielo, a lungo avversario, cadranno come piume di colomba sulla tua nuca affaticata. Oh sì, hai bestemmiato contro il D.o della parola. E temuto il suo nascondimento. 
Ora unisci al tuo soffio vitale il ricordo di un suono. Antico, come d'acqua, come di popolo che fu. Prenditi cura delle immagini che attraversano la tua mente. Sono voci, venute di lontano. In tuo soccorso. Antiche e dal passo felpato, si avvicinano, inesorabili, inesorabili. 
Aspettale, dal luogo profondo del Silenzio, dal luogo del Silenzio Profondo. 
Ottanta gradini devi salire, ottanta e uno ancora. L'ultimo, quello che porta fuori da sé, nel luogo della tua nascita, al mondo che sarà. 





Commenti

  1. Piume di colomba sulla tua nuca affaticata...
    Che immagine!!!

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    1. La ringrazio. Sono immagini che sorgono (o sgorgano) spontanee quando si sperimenta questo tipo di scrittura. Grazie davvero...

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