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Io ricordo



Le memorie son come farfalle notturne. Falene sgraziate che si posano ansiose dove trovano piccole luci.
Io ricordo, maestro, quell'istante in cui le nostre spade di legno si sono incrociate, gli sguardi posati sugli orizzonti alle nostre reciproche spalle.

"Ancora non va", mi dicesti. "Non sei uscito abbastanza dalla linea d'attacco e hai il peso sul piede sbagliato". Ti amavo, come un vero allievo ama un maestro, vero.
Tu sorridevi, percependo in me il desiderio di dare il massimo.

Poi mi dicesti: “chiudi gli occhi”. Io li chiusi e piansi; poi li riaprii.
Al tentativo successivo la tecnica, come un tuono, esplose perfetta.

La punta della mia spada di legno seguì una linea orizzontale diretta all'altezza dei tuoi profondi occhi. Taglio orizzontale che tanto risuona nel simbolo. Creare la cecità nell'altro per permettergli di vedere.

" Questo è il segno etico della tecnica e anche della tua richiesta. Tra sei mesi passerai l'esame di secondo Dan, preparati non è una passeggiata" mi dicesti.

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