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Ho previsto tutto


Ho previsto tutto. 
Il lume di candela, la penna, il foglio bianco ed il volto di Glenn che mi guarda dalla copertina del cd, sornione, pregandomi silenziosamente di dar inizio ai suoi​ canti. 
Sì, perché Gould canta, e non solo attraverso il suo piano.

Ho previsto tutto, dicevo, perché solo prevedendo tutto si può dar spazio e voce all'imprevedibile. 

Pensavo persino, nella mia nevrosi di controllo, di poter prevedere quando l'imprevedibile si sarebbe manifestato. 
"Assurda pretesa. Adoro troppo il passaggio dal Preludium alla Allemande perché l'imprevedibile non si manifesti proprio allora. L'imprevedibile non può che manifestarsi "nel" silenzio tra i due tempi", dicevo tra me e me. 

E invece l'imprevisto imprevedibile mi ha stupito ancora. 
Si è manifestato certo tra quei due tempi, nel silenzio che li collega. 
Ma, imprevedibilmente, ha scelto di stupirmi nei suoi modi e non nei tempi.

E canto mentre scrivo, mentre Gould canta mentre suona. 

Mentre quel bimbo di lontano per strada grida ad alta voce: "Guarda mamma come vado veloce sullo skate".

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