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(Redazione) - "La geologia della voce" - A proposito di "Voragini d’azzurro" (Interno Libri Edizioni 2025) di Adriana Tasin - nota di lettura di Sergio Daniele Donati

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  Ci sono libri che non si limitano a essere letti: vanno interiormente vissuti. Voragini d’azzurro ( Interno Libri Edizioni 2025 ) di Adriana Tasin appartiene a questa categoria rara, in cui la poesia non costruisce una raccolta, ma un corpo.  Un corpo verticale, stratificato, minerale, un corpo che sale e precipita, che si apre e si richiude, che si frattura e si ricompone: un corpo che respira come una montagna, che custodisce voci, che trattiene morti, che genera domande. La prima di queste domande è anche la più antica: « Che cosa c’è al di là? ».  È la domanda che pare attraversare il libro come una fenditura, come una crepa che non si rimargina.  È la domanda che la montagna stessa sembra pronunciare, come nell’epigrafe di Ritsos : « l’ah della montagna ».  È la domanda che i vivi rivolgono ai morti e che i morti restituiscono ai vivi. È la domanda che la poesia non risolve, ma amplifica. La voce di Adriana Tasin si muove dentro questa domanda con un...

Due poeti allo specchio (Adriana Tasin e Sergio Daniele Donati)

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  la luce arriva sempre dal mare sale la scala matta, or o nell’aria alta                                           [Venezia su o giù? di nuovo al principio – come nelle litografie di Escher – tu, la vedi? si dice sia visibile solamente a chi ha occhiali di finestre rotte di acqua frantumata che calando sosti nelle case sole a fare compagnia alle sedie, ai bicchieri riversi nei lavandini, alle coperte infagottate riposte nei ripiani alti degli armadi           (danno conforto le cose alle cose?) si dice accenda sette lumi a colpi di vento sui davanzali e poi riposi a piedi alzati nella corrente dei canali è tutto       penso che resti      per tornare (Adriana Tasin  -  inedito 2023) io non vedo  -  né sono visto - bramo la penombra d'un terreno umido o la corteccia di mani/alberi. lì - o via...