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(Redazione) - Amerinda - 09 - La poesia è anticapitalista, i poeti un po’ meno

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di Antonio Nazzaro «Tutta la poesia è ostile al capitalismo / può diventare secca e dura non / perché sia povera ma per / non contribuire alla ricchezza ufficiale…». Così scriveva Juan Gelman nel 1965 nella sua silloge Cólera Buey (Colera del bue), pubblicata a Cuba. Spesso si richiama questa citazione per definire la poesia come se avesse un intrinseco anelito di libertà. D'altronde, creare qualcosa fuori dalle leggi del mercato oggigiorno è considerato, per molti, un atto di ribellione contro il sistema. Nel saggio Notizie delle attività liriche (tre metafrasi) – inserito nella raccolta Zig Zag (scritta tra il 1989 e il 1997 da Hans Magnus Enzensberger, pubblicata in Italia da Einaudi e qui citata nell'edizione spagnola di Anagrama del 1999) – il poeta e intellettuale sottolinea un aspetto fondamentale al riguardo: «[…] In controtendenza rispetto al progresso, nella nostra società industrializzata è quasi impossibile trovare qualcuno che non conosca a memoria almeno un ver...

(Redazione) - Amerinda - 08 - "L’infinito e la città eterea" - un viaggio poetico per L’Avana attuale con la silloge della poeta cubana Giselle Lucía Navarro.

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  di Antonio Nazzaro In questi tempi in cui Cuba viene costantemente difesa o condannata, vogliamo invece raccontarla attraverso i versi e gli occhi di un’artista a tutto tondo: Giselle Lucía Navarro, non solo poeta e scrittrice, ma anche artista visiva conosciuta sia in America Latina sia in Europa. Il poemetto, già nel titolo, racconta un viaggio: L’infinito e la città eterea . Si viaggia dal sud verso la città eterna che, nell’attraversare l’oceano, si fa eterea. La poeta cubana ha sbozzato il testo nel marzo del 2023, durante un viaggio in autobus da Cosenza a Roma, e — come spiega in una nota alla fine dell’opera — lo ha terminato «alla luce di una candela, durante i giorni di blackout nazionale che ha vissuto il popolo cubano, il 20 ottobre del 2024, alle 22:15». L’inizio del testo non lascia dubbi, Giselle è cubana e scrive: Vengo da un paese attraversato dalla polvere e le verdi risaie dell’oblio. Porto tra le mani un po’ di terra e qualche parola antica per dare equilibrio...

(Redazione) - Amerinda - 07 - La guerra? Non finisce mai (Poesia argentina e Malvinas: Un’antologia 1833 – 2022 - Parte Terza)

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di Antonio Nazzaro Per chiudere questo breve viaggio nella poesia argentina, attraverso il libro: Poesía argentina y Malvinas: Una antología (1833-2022), Ediciones de la FaHCE, 2022, dedicata alla poesia scritta sulla guerra delle Malvinas, incontriamo le voci di due poeti di origine mapuche, Viviana Ayilef e Martín Raninqueo. I due autori presentano nei loro testi un ponte poetico che unisce fatti storici diversi e distanti dalla guerra delle Malvinas, ma uniti dal comune denominatore della violenza che perdura nel tempo e che resta sempre dentro di chi l’ha vissuta e di chi ne accetta la memoria. La guerra è un fatto avvenuto ma è anche un evento che non smette di accadere. Questo si legge molto bene nella poesia di Viviana Ayilef che riprende il tema della maternità: “ le madri sono il sostegno e la memoria di quel figlio morto ma presente all’ora del pranzo: «Un piatto in tavola / il bicchiere per l’acqua / il posto vuoto. / Così trascorrono i loro giorni anche le Madri delle Malvi...

(Redazione) - Amerinda - 06 - La guerra? Non finisce mai (Poesia argentina e Malvinas: Un’antologia 1833 – 2022 - Parte Seconda)

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  di Antonio Nazzaro A mo’ di prefazione Da quando il soffio dei venti di guerra si è fatto urlo, chi scrive queste poche righe, si è ritrovato a scoprirsi pacifista. Forse per l’incapacità davanti all’orrore di prendere partito. Questo non significa stare dalla parte sbagliata — come accadde per l’Italia e gli italiani fascisti — ma semplicemente vedere la guerra come un delitto di lesa umanità. Questa seconda parte di questo viaggio nella guerra delle Malvinas passa per la voce di tre poetesse. Diverse scelte poetiche, diverse visioni e canti eppure unite dalla speranza disperata e da una guerra che non finisce. Non termina dopo l’ultimo sparo, ma continua ad uccidere e quasi per assurdo a dare una speranza di un’altra vita. La poesia di Prilutzky Farny si immerge nel mito — come altri testi dell'antologia —non nasconde un forte senso nazionalista. Tuttavia le sue amazzoni non sono donne prigioniere, secondo i topos del XIX secolo, ma di donne che si liberano degli uomini. C'...