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(Redazione) - A proposito della raccolta "Save as (ipotesi di archiviazione sensoriale)" di Claudio Dal Pozzo (Arcipelago Itaca, 2025) - nota di lettura di Sergio Daniele Donati

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  Ci sono libri che non si limitano a raccogliere testi, ma che funzionano come dispositivi: apri la prima pagina e hai la sensazione di entrare in un laboratorio, un luogo dove la percezione viene smontata, ricomposta, rinominata. "Save as (ipotesi di archiviazione sensoriale)" di Claudio Dal Pozzo (Arcipelago Itaca, 2025) appartiene senza dubbio a questa categoria. Non è una raccolta che procede per accumulo, ma per distillazione: ogni testo sembra il risultato di un processo di filtraggio, come se la lingua fosse stata costretta a passare attraverso una serie di setacci sensoriali fino a raggiungere una forma essenziale, quasi minerale. Il titolo, che richiama l’operazione informatica del “salva con nome”, non è un vezzo postmoderno: è la dichiarazione di un metodo. Dal Pozzo lavora come se ogni percezione fosse un file grezzo, un frammento di esperienza che deve essere archiviato, rinominato, reso disponibile a una memoria futura. Ma l’archiviazione, qui, non è mai neutr...